martedì 22 novembre 2016

2 parte “SEFER YETZIRAH” Uno studio sui confini tra lingua sacra ed arbitrarietà

L’EPOCA, L’AUTORE E LE INFLUENZE:
“OPERA DEL CARRO” E “OPERA DELLA CREAZIONE”


Sull’epoca e la patria spirituale del Sefer Yetzirah[1], sono state espresse molteplici opinioni senza giungere a conclusioni definitive.
Quanto alla datazione essa oscilla dal II secolo all’VIII dopo Cristo, e quanto alla paternità, con fantasia, si attribuisce al patriarca Abramo. Con capacità più storiche, anche se non scientificamente rigorose, alcuni ora fanno il nome di Aqiva ora di Abulafia. Tuttavia, nonostante le incertezze sull'età ed il suo autore, tenuto conto che il Talmud ne fa’ menzione, possiamo, quanto meno, collocarlo intorno a 1800 anni fa.
I quesiti che questo libro ha sollevato possono essere riassunti con le parole di Alfonso M. Di Nola, nei seguenti termini:
“Del resto, molto discusso è il problema delle influenze presenti nel libro. Si può ritenere frutto del sincretismo gnostico e risultato di molteplici infiltrazioni culturali di ambito ellenistico-ermetico ovvero si deve considerare tipica espressione di una tradizione ebraica gelosamente preservata da ogni contaminazione estranea, almeno nei suoi schemi ideologici essenziali, anche se l’ideologia, nell’atto di essere consegnata allo scritto, ha subito l’adattamento a talune forme terminologiche e concettuali proprie della gnosi?" [2].
Rispondere a questa domanda, nonostante l’abbondante letteratura in proposito, sarebbe un difficile compito. E’ importante però evidenziare che le basi pre-storiche della Cabalà poggiano su quelle discipline mistico-occulte, le quali assumono il doppio aspetto di Ma’assè Merkavah, (Opera del Carro), e Ma’assè Bereshith, (Opera della Creazione).

Per inquadrare il testo nel suo più vicino ambiente culturale e, quindi, facilitare la nostra opera di penetrazione dei simboli che celano il suo senso più proprio, riteniamo sia necessario approfondire queste due fondamentali opere del mondo ebraico.
Dopo il chiudersi dell’età dei profeti iniziò un periodo durante il quale la tradizione fu tramandata in modo unicamente orale, fino all’epoca del Talmud. Gli insegnamenti mistici ed esoterici erano confinati a piccoli gruppi o società segrete, ben protetti da occhi indiscreti. Possiamo confermare tale contesto riportando una famosa MisnahÄ contenuta nel trattato di Hagiga, attribuita al Rabbi Yokhanan ben Zakkai, vissuto nel primo secolo dopo Cristo: “Non si insegna il Ma’assè Bereshith a due persone contemporaneamente, e non si insegna il Ma’assè Merkavà nemmeno individualmente, a meno che non si tratti di una persona sapiente, che capisca grazie alla sua da’at (conoscenza) ”.
In questo brano, oltre ad avere interessanti informazioni sull’esistenza, nel passato, di sistemi e pratiche mistiche molto potenti, tali da dover essere tenute al riparo da occhi indiscreti, sono nominati i due sistemi operativi cabalistici su cui si fonda il Sefer Yetzirà stesso, che sono, appunto, il Ma’assè Bereshith ed il Ma’assè Merkavà.
Il primo, che traduciamo come “Opera della Creazione”, è la parte metafisica vera e propria della Cabalà, che si occupa di spiegare il modo con cui la creazione è avvenuta, quando si è passati dall’unità perfetta di Dio alla molteplicità del mondo fisico. Qui si studiano i vari piani spirituali, le Sefiroth, il significato delle “mitzvot” (precetti religiosi), i vari ordini di corrispondenze tra le creature dei mondi inferiori e quelle dei superiori, come accade per esempio nel Sefer Yetzirà, e dove tutto questo si trovi nella Torà; senza dimenticare che il percorso della “Bereshith” sorge come esegesi del primo capitolo del Genesi, per poi trasformarsi in una dottrina interpretativa dei testi sacri e in una ricerca di tutti i Sitrè Torà, (I misteri della Legge). Tutto l’insieme di queste conoscenze esoteriche, dalle immediate applicazioni pratiche, come provato dal fatto che erano chiamate “ma’assè” (lett. “opera” o “fatto”), poteva essere insegnato ad un solo discepolo per volta.
Il secondo sistema è ancora più segreto, come dimostra la proibizione di parlarne apertamente persino ad un solo discepolo. Era però consentito spiegarglielo tramite allusioni, parabole ed esempi indiretti, e spettava alla sua sapienza individuale riempire le lacune.
Ma’assè Merkavà” significa “Opera del Carro”. Il nome merkavà proviene dalla radice rakhav, che significa “cavalcare”, “guidare un veicolo”. Ciò comporta la nozione di movimento. In merito a ciò citiamo un importante Rabbi, scomparso da poco, Arieh Kaplan, docente di ebraismo alla Sorbonne di Parigi per molti anni:
Il termine “Opera del Carro”, usato nel Talmud, si riferisce ai misteri della visione di Ezechiele…
Quando la Bibbia dice che Dio “cavalca”, ciò significa che Egli lascia il Suo stato naturale, dov’è assolutamente inconoscibile e inconcepibile, per rendere possibile ai profeti di visualizzarlo. Colui che “vede” Dio in questo modo ha fatto esperienza di una visione della “Merkavà”… Dal contesto nel quale il termine “merkavà” è usato nei testi di Cabalà è ovvio che ciò si riferisce alle tecniche meditative che favoriscono il raggiungimento di questa esperienza mistica.”[3]
Il “Ma’assè Bereshith” è lo studio della discesa dei mondi, dal grembo del Creatore fino alla loro forma attuale, il “Ma’assè Merkavà” è l’ascesa della consapevolezza nel suo cammino di ritorno verso la radice superiore che l’ha generata. Queste due categorie costituiscono i due grandi poli tra cui si muove la Cabalà. Unendo le due opere in un solo sistema, potremmo dire che la conoscenza metafisica della Bereshith è coronata, nella Merkavà, dall’esperienza mistica, diretta, degli stati descritti nella precedente.





[1] Esistono tre redazioni principali del Sefer Yetzirah. In merito a ciò possiamo consultare un’interessante “Appendice” fatta da Gadiel Toaff ( “Sefer Yetzirah” a cura di Gadiel Toaff. Ed. Carucci Roma 1988, pag. 27/28/29), il quale elenca e spiega le tre redazioni: 1) Sa’adiana; 2) Breve; 3) Lunga. La redazione oggi utilizzata è quella “Cosiddetta Lunga”.
[2] “Cabala e Mistica Giudaica”, Alfonso M. Di Nola. Carucci Roma 1985, pag.48

Ä Misnah (pl.. misnayyot): indica la raccolta di norme giuridiche, frutto della tradizione giudaica postbibblica.
[3] “Meditation and Kabalah” . Arieh Kaplan. (Weiser, York Beach, 1982). 

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