L’EPOCA,
L’AUTORE E LE INFLUENZE:
“OPERA
DEL CARRO” E “OPERA DELLA CREAZIONE”
Sull’epoca e la patria spirituale del Sefer
Yetzirah[1], sono
state espresse molteplici opinioni senza giungere a conclusioni definitive.
Quanto alla datazione essa oscilla dal II
secolo all’VIII dopo Cristo, e quanto alla paternità, con fantasia, si
attribuisce al patriarca Abramo. Con capacità più storiche, anche se non
scientificamente rigorose, alcuni ora fanno il nome di Aqiva ora di Abulafia.
Tuttavia, nonostante le incertezze sull'età ed il suo autore, tenuto conto che
il Talmud ne fa’ menzione, possiamo, quanto meno, collocarlo intorno a 1800
anni fa.
I quesiti che questo libro ha sollevato possono
essere riassunti con le parole di Alfonso M. Di Nola, nei seguenti termini:
“Del
resto, molto discusso è il problema delle influenze presenti nel libro. Si può
ritenere frutto del sincretismo gnostico e risultato di molteplici
infiltrazioni culturali di ambito ellenistico-ermetico ovvero si deve
considerare tipica espressione di una tradizione ebraica gelosamente preservata
da ogni contaminazione estranea, almeno nei suoi schemi ideologici essenziali,
anche se l’ideologia, nell’atto di essere consegnata allo scritto, ha subito
l’adattamento a talune forme terminologiche e concettuali proprie della
gnosi?" [2].
Rispondere a questa domanda, nonostante
l’abbondante letteratura in proposito, sarebbe un difficile compito. E’
importante però evidenziare che le basi pre-storiche della Cabalà poggiano su
quelle discipline mistico-occulte, le quali assumono il doppio aspetto di Ma’assè Merkavah, (Opera del Carro), e Ma’assè Bereshith, (Opera della Creazione).
Per inquadrare il testo nel suo più vicino
ambiente culturale e, quindi, facilitare la nostra opera di penetrazione dei
simboli che celano il suo senso più proprio, riteniamo sia necessario
approfondire queste due fondamentali opere del mondo ebraico.
Dopo il chiudersi dell’età dei profeti iniziò
un periodo durante il quale la tradizione fu tramandata in modo unicamente
orale, fino all’epoca del Talmud. Gli insegnamenti mistici ed esoterici erano
confinati a piccoli gruppi o società segrete, ben protetti da occhi indiscreti.
Possiamo confermare tale contesto riportando una famosa MisnahÄ contenuta nel trattato di Hagiga, attribuita al Rabbi Yokhanan ben Zakkai, vissuto nel
primo secolo dopo Cristo: “Non si insegna
il Ma’assè Bereshith a due persone contemporaneamente, e non si insegna il
Ma’assè Merkavà nemmeno individualmente, a meno che non si tratti di una
persona sapiente, che capisca grazie alla sua da’at (conoscenza) ”.
In questo brano, oltre ad avere interessanti
informazioni sull’esistenza, nel passato, di sistemi e pratiche mistiche molto
potenti, tali da dover essere tenute al riparo da occhi indiscreti, sono
nominati i due sistemi operativi cabalistici su cui si fonda il Sefer Yetzirà
stesso, che sono, appunto, il Ma’assè
Bereshith ed il Ma’assè Merkavà.
Il primo, che traduciamo come “Opera della
Creazione”, è la parte metafisica vera e propria della Cabalà, che si occupa di
spiegare il modo con cui la creazione è avvenuta, quando si è passati
dall’unità perfetta di Dio alla molteplicità del mondo fisico. Qui si studiano
i vari piani spirituali, le Sefiroth, il significato delle “mitzvot” (precetti religiosi), i vari ordini di corrispondenze tra
le creature dei mondi inferiori e quelle dei superiori, come accade per esempio
nel Sefer Yetzirà, e dove tutto questo si trovi nella Torà; senza dimenticare
che il percorso della “Bereshith” sorge come esegesi del primo capitolo del
Genesi, per poi trasformarsi in una dottrina interpretativa dei testi sacri e
in una ricerca di tutti i Sitrè Torà, (I
misteri della Legge). Tutto l’insieme di queste conoscenze esoteriche,
dalle immediate applicazioni pratiche, come provato dal fatto che erano
chiamate “ma’assè” (lett. “opera” o
“fatto”), poteva essere insegnato ad un solo discepolo per volta.
Il secondo sistema è ancora più segreto, come
dimostra la proibizione di parlarne apertamente persino ad un solo discepolo.
Era però consentito spiegarglielo tramite allusioni, parabole ed esempi
indiretti, e spettava alla sua sapienza individuale riempire le lacune.
“Ma’assè
Merkavà” significa “Opera del Carro”. Il nome merkavà proviene dalla radice
rakhav, che significa “cavalcare”,
“guidare un veicolo”. Ciò comporta la nozione di movimento. In merito a ciò
citiamo un importante Rabbi, scomparso da poco, Arieh Kaplan, docente di ebraismo alla Sorbonne di Parigi per molti
anni:
“Il
termine “Opera del Carro”, usato nel Talmud, si riferisce ai misteri della
visione di Ezechiele…
Quando
la Bibbia dice che Dio “cavalca”, ciò significa che Egli lascia il Suo stato
naturale, dov’è assolutamente inconoscibile e inconcepibile, per rendere
possibile ai profeti di visualizzarlo. Colui che “vede” Dio in questo modo ha
fatto esperienza di una visione della “Merkavà”… Dal contesto nel quale il
termine “merkavà” è usato nei testi di Cabalà è ovvio che ciò si riferisce alle
tecniche meditative che favoriscono il raggiungimento di questa esperienza
mistica.”[3]
Il “Ma’assè
Bereshith” è lo studio della discesa dei mondi, dal grembo del Creatore
fino alla loro forma attuale, il “Ma’assè
Merkavà” è l’ascesa della consapevolezza nel suo cammino di ritorno verso
la radice superiore che l’ha generata. Queste due categorie costituiscono i due
grandi poli tra cui si muove la Cabalà. Unendo le due opere in un solo sistema,
potremmo dire che la conoscenza metafisica della Bereshith è coronata, nella
Merkavà, dall’esperienza mistica, diretta, degli stati descritti nella
precedente.
[1] Esistono tre redazioni
principali del Sefer Yetzirah. In merito a ciò possiamo consultare
un’interessante “Appendice” fatta da Gadiel Toaff ( “Sefer Yetzirah” a cura di
Gadiel Toaff. Ed. Carucci Roma 1988, pag. 27/28/29), il quale elenca e spiega
le tre redazioni: 1) Sa’adiana; 2) Breve; 3) Lunga. La redazione oggi
utilizzata è quella “Cosiddetta Lunga”.
[2] “Cabala e Mistica
Giudaica”, Alfonso M. Di Nola. Carucci Roma 1985, pag.48
Ä Misnah (pl.. misnayyot):
indica la raccolta di norme giuridiche, frutto della tradizione giudaica
postbibblica.
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