venerdì 27 dicembre 2019

RIFLESSIONI SULLA CONVINZIONE EUROPA

"Il Burattinaio", Emanuela Giacco


"Tu sei uno schiavo. Come tutti gli altri sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore, una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado purtroppo di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos’è. È la tua ultima occasione: se rinunci, non ne avrai altre. Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del Bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.” 

Morpheus
(Tratto dal film Matrix) 

Nessuno si senta offeso, ma, ora, sono disponibili talmente tante informazioni circa i fondamenti criminali di questa "Unione Europea, che diventa difficile continuare a pensare che, al contrario, sia un luogo opportuno per tutti. Non è accettabile neanche una proposta di una possibile trasformazione delle regole attuali, come molti dicono, (non potendo affermare il contrario), poiché queste non sono previste dal cartello finanziario che ha voluto questa finta unità tra i popoli. 

Ergo: chi ancora sostiene la necessità-opportunità di rimanere in Europa, o non vuole vedere la realtà o è un disonesto. 

Il come liberarsi da questo incubo, cosa senza dubbio non semplice, è tuttavia un fatto successivo, che si presenta solo nel momento in cui è nata la consapevolezza, nei popoli, di una decisione "sine qua non", per ridare valore alle "Costituzioni". Se non fosse chiaro, ci troviamo immersi in una guerra, diversa da quella violenta, per noi più comprensibile, visibile, ma tutt'altro che pacifica, che richiede coraggio e determinazione; essendo una guerra per la libertà. 
"Un popolo che non capisce che gli è stata dichiarata guerra è un popolo che non si difende, che non si organizza che non si riscatta". (Francesco Amodeo, "La Matrix Europea") 
Pur essendo, quindi, io un filosofo, senza particolari competenze in economia, sono tuttavia in grado di apprezzare il punto di vista di economisti stimati che sostengono che l'eventuale uscita dall'euro sia, complessa, ma una vera fortuna per il nostro Paese. O, comunque sia, è per tutti consigliabile apprendere i ragionamenti di questi uomini fuori dal coro governativo e servilmente allineato. Considerando che la maggioranza delle persone ha in sé radicata la convinzione dell'impossibilità di una Italexit, perché lo dicono in televisione, ma non hanno una minima idea personale in merito. Personalmente, trovo anche  evidenti gli effetti negativi attuali e futuri del nefasto progetto di questo sistema, avendo appreso i reali intenti della grande finanza, che opera a proprio favore, a discapito della popolazione europea, e mondiale. 
La manipolazione di questi decenni, che ha agito, nel caso specifico, su tutti i livelli contro i cittadini europei, ha convinto la maggioranza che sia impossibile uscire dall'euro e, soprattutto, che il sistema sia stato fondato per la pace e la convivenza tra le Nazioni del continente. In realtà, già i padri fondatori dal primo dopoguerra hanno messo in atto il progetto della finanza criminale Usa-Inghilterra da un lato, attraverso la regia della CIA, e di quello dell'asse Franco-Tedesco, dall'altro. 
Le convinzioni sono difficili da trasformare. Esse sono fondate su un intreccio di pensieri, emozioni, sensazioni fisiche, con le quali l'individuo è identificato. Cambiare una convinzione cristallizzata, che nella PNL è chiamata "virus della mente", è assai difficile. Perché tradire una convinzione significa entrare in conflitto con il proprio mondo interiore. È un po' come morire. E il "potere" lo sa. 
Coloro, quindi, che sostengono ciò che sto affermando sono linciati nella pubblica piazza, di una società che è schiacciata tra i disonesti che sanno e coloro che non sceglieranno "la pillola rossa", perché non vogliono sapere. 
In conclusione, quale senso voglio dare a questa riflessione? Di certo, non quello di fare chissà quale ragionamento di alta finanza. Per questo ci sono raffinati economisti. Quindi, quale utilità assegnare a questo parlare? Forse, e per me può bastare, mettere in dubbio le certezze e stimolare un altro guardare. 

“Che lo si voglia o no, noi avremo un governo mondiale. La sola questione che si pone è di sapere se questo governo mondiale sarà stabilito col consenso o con la forza”.
James Warbung
(Membro del CFR - "Council on Foreign Relations" . Organo privato che regola la politica americana e influenza tutti i paesi del mondo, in piena sintonia con il Club Bilderberg e la Commissione Trilaterale) 

"La popolazione, i governi e le economie di tutti paesi devono soddisfare le necessità delle banche e delle imprese multinazionali" 
Edwar Mandell House
(Fondatore del CFR, per volere di David Rockefeller) 

Due testi per iniziare una seria riflessione sul mondo in cui viviamo:

"Il Club Bilderberg" - Daniel Estulin. 

"La Matrix Europea" - Francesco Amodeo

giovedì 26 dicembre 2019

SULL'ORGASMO E LA PRESENZA




L'orgasmo, apice dello scambio energetico tra due esseri, è l'espressione emblematica della sessualità. 
Essa è stata per secoli contratta ed inibita, almeno in occidente, sotto il peso dell'ignoranza della religione. 
Nei tempi delle ultime generazioni, l'istanza di armonia degli individui, affrancati dalla totale assenza di conoscenza delle chiese, è stata tuttavia manipolata dal potere dei governanti del mondo, che avevano lo scopo di annichilire la potenza umana; perché rivoluzionaria ed emancipativa per sua natura interna, e perché i tempi sono maturi per un salto della coscienza planetaria verso l'universalità. Anche il sesso è caduto quindi nel progetto governativo globale e sovranazionale diretto all'appiattimento dei popoli, con il fine di ridurre l'individuo ad un soggetto inconsapevole e dipendente dal desiderio edonistico ed egoico; senza più coscienza di classe, solo in quanto individuo egoista e necessitato dall'acquisto compulsivo di tutto l'inutile che la grande finanza avrebbe confezionato per lui. 
Così, la sessualità, liberata dalla prigione della falsa teologia, proprio nel suo slancio verso l'espressione universale delle sue potenzialità, cadde vertiginosamente, verso la mercificazione svilente della sua stessa potenza. L'incontro supremo con l'altro, divenne quindi lo scontro di due esseri che, nel rapporto, esprimono il loro ego, senza alcuna possibilità di riconoscersi nell'unione. 
Non c'è più tempo da perdere, la sessualità deve recuperare la sua divina aristocrazia; e, nella consapevolezza, diventare un "campo aperto", senza confini, dove incontriamo l'altro, svelando il suo mistero. Ogni uomo ed ogni donna è un tempio, nel cuore del quale c'è una storia, uno spazio immenso e prezioso, un mondo infinito di percezioni, emozioni e vita. La condivisione del piacere e della potenza che l'energia vitale esprime nell'intimità sessuale, diviene il meraviglioso spazio infinito in cui scopriamo il nostro mistero, che diventa donazione, comunione, svelamento dell'essenza profonda che, in verità, siamo. Per vivere tale maestosa esperienza, è necessario tuttavia essere presenti. E ciò significa abbandonare la dipendenza dai pensieri. Stare nel movimento pensativo, significa non essere in quello spazio intimo. Pensando, ci troviamo in un altro luogo, chiusi tra le pareti dei nostri personali contenuti. L'unione non è più comunione, ma l'egoico piacere, fine a sé stesso, dove l'incontro non avverrà mai. 
Il pensiero, la fantasia sessuale stessa, che in apparenza è divertente ed eccitante, in realtà ostacolano la potenza dell'eros e ci separano a causa della particolarità dei nostri pensieri. La forza dell'eros, con la sua energia di espansione del piacere, è così frenata dalla mente, che la diminuisce e chiude l'apertura trascendente del sublime. 
Nella presenza, l'orgasmo diventa il culmine dell'unione, dopo l'intensa risalita del piacere, che non deve essere ostacolato dall'inibizione. Non c'è pudore nella comunione. Ogni blocco o astensione corrisponde ad una particolare chiusura del fluire dell'energia della vita. Non c'è posto per la vergogna, ma per il rispetto e la stima, la complicità, il dono, che chiamiamo amore. 
Pur non potendo approfondire il fondamento di quanto accennato e i molti temi che ruotano intorno all'importanza della sessualità, per una vita sana e gioiosa, ma anche per un proficuo cammino spirituale, non voglio lasciare al caso alcuni contenuti legati alla sessualità e al piacere, nei termini della conoscenza tradizionale. 
In primo luogo, mi riferisco alla masturbazione. Essa è una naturale espressione del piacere. Chi non avesse un compagno o una compagna per condividere la gioia dell'eros, vive un piacere autogeno, e questo è importante per una sana armonia psicofisica. A volte, nel rapporto di coppia, è naturale anche avere dei momenti di piacere personale. La sola differenza che c'è tra un rapporto con l'altro e la masturbazione è l'intensità dell'esperienza. Quando ci uniamo in una coppia, tra i due corpi, c'è un potente scambio di energia e di vibrazioni che espandono il piacere e la soddisfazione.
La masturbazione avviene da sempre e in tutto l'universo, ma, cosa assai strana per un uomo o una donna liberi da condizionamenti, tutti sono pronti a negare tale naturale esperienza. 
Altro tema, circa il quale c'è molta confusione, è l'omosessualità. Non aggiungo nulla di mio, e ciò che scrivo viene dalla millenaria conoscenza tradizionale e universale. Dal punto di vista della stessa, quindi, l'omosessualità è una delle infinite possibilità espressive dell'Essere. Essa è un naturale incontro, che dona armonia e comunione, sia nella vita quotidiana di tutti gli esseri umani, sia in un contesto iniziatico, percorso da coloro che vogliano risalire le alte vette dello spirito. 
Ciò su cui è importante fare attenzione, nel rapporto con la sessualità, è solo la "dipendenza" che nasce verso la stessa. Ma questo è un tema che va affrontato con attenzione. 

Auguro a tutti Voi una vita sana, armoniosa, dove il piacere è presenza e la presenza è Spirito. 

Danilo S. 

mercoledì 18 dicembre 2019

SULLA SINISTRA MUMMIFICATA E GLI ANCORAGGI DELLA MENTE




Impara a conoscere la tua mente, altrimenti, essa stessa si approfitterà di te; e troverai sempre qualcuno disposto ad utilizzarla al posto tuo.
Vorrei quindi porre all'attenzione una delle caratteristiche più ricorrenti che la mente impone all'uomo inconsapevole. Mi riferisco al concetto di "ancoraggio".
Con questo termine intendiamo rappresentare un legame profondo con un qualcosa al quale abbiamo fissato uno stato emotivo. Al ripresentarsi di questo, che può essere una percezione corporea, un'immagine, un suono, un odore, un sapore, oppure un ideale, una situazione, un contesto, ecc., si riattiva in noi quella stessa tonalità emotiva che era stata fissata, precedentemente a quell'evento. Appunto, tanto è potente questo legame tra evento scatenante ed emozione, che lo chiamiamo "ancoraggio". Questo può essere indotto artificialmente, per la propria utilità personale o a causa della manipolazione, come avviene, ad esempio, nella pubblicità, e non solo; oppure, si può generare un ancoraggio spontaneo, senza volerlo da se stessi o da nessun altro per noi. Facciamo degli esempi. Nel primo caso, potremmo, conoscendone la giusta tecnica, installarci un ancoraggio dove, al tocco di un punto preciso del corpo, si attivi un'emozione utile per affrontare una qualsiasi situazione che richieda proprio quello stato "ancorato". Nel secondo caso, in cui subiamo una manipolazione, un'Azienda, attraverso la pubblicità, progetta di attivare un'ancora, da cui, al presentarsi del suo prodotto nella vita quotidiana, emerge in noi un'emozione positiva, che ci induce ad acquistare il prodotto stesso. Una delle campagne storiche pubblicitarie più riuscite della Coca Cola fu quella che generava un ancoraggio della bevanda ai sentimenti di gioia del Natale. Ricordiamo infatti che  Babbo Natale, rosso così come lo conosciamo noi, è proprio stato disegnato dall'Azienda Statunitense. Quindi, alla visione della Coca Cola, si attiva, non già il desiderio di festeggiare il Natale, ma direttamente il sentimento che ad esso è legato.  Nel terzo caso, ogni giorno potremmo notare che si attivano in noi una serie di ancore.
A titolo esemplificativo: chi non ha vissuto un ancoraggio con una canzone, un profumo, ecc.
Cosa c'entra, ora, tutto questo con la "sinistra" attuale? Moltissimo.
Sia chiaro che questo discorso vale per qualsiasi situazione politica e sociale, perché in ogni individuo la mente funziona allo stesso modo.
Perché, quindi, parlare proprio della sinistra attuale? Perché sotto questo "tetto" il potere finanziario che imprigiona i popoli ha riversato tutte le sue velleità manipolatorie al fine di stabilizzare sempre più il suo potere, sulle classi dominate.
Illuminante in maniera straordinaria la citazione di Pasolini, che anticipava con estrema sensibilità, gli attuali accadimenti.

"Io profetizzo l’epoca in cui il nuovo potere utilizzerà le vostre paro­le libertarie per creare un nuovo pote­re omologato, per creare una nuova inquisizione, per creare un nuovo conformismo. E i suoi chierici saranno chierici di sinistra".
[Pier Paolo Pasolini]

Che cosa sta accadendo, oggi?
Una grande parte della popolazione della sinistra dei decenni passati, vive un forte ancoraggio tra il "simbolo" ormai fantasmatico di una fazione politica di sinistra, che ora è fissata soprattutto in un partito, il PD, con la rievocazione di tutti i rituali magico-sociali di un tempo; "Bella ciao" compresa. Sono passati vari nomi dei partiti della sinistra, con tutte le loro divisioni, ma l'elemento dell'ancora è ancora presente.  Ad ogni presentarsi del "suono di tromba" della fazione di sinistra, si riattivano una molteplicità di emozioni, che conosco bene… le quali si articolano in maniera raffinata e stimolano molti livelli della persona. Tornano le emozioni dell'età passata dell'adolescenza, della contestazione, i concerti di Venditti, i fumetti belli della sinistra, gli intellettuali, la scuola, l'università, Valle Giulia, gli amici, le lotte politiche, o quelle presunte tali, gli innamoramenti, i falò sulla spiaggia con la chitarra, gli ardori sessuali, il giubbetto di jeans, il bar della malva, i discorsi di mille nottate, ecc., ecc., ecc.. E il mantenere vivo tutto questo, diventa "una questione di vita o di morte". Ne va della stessa idea di identità. Fondamentalmente, questo accade perché, chi non conosce il funzionamento della mente non sa che il fattore necessario non sono i fatti, ma le sensazioni che essi suscitano. E quest'ultime, proprio perché slegate dagli eventi, possono essere suscitate in molti altri modi…
Ripeto, lo stesso nostalgico del fascismo o di qualsiasi altra ambientazione, vive i medesimi inconsapevoli effetti. Anche "Faccetta nera" evoca stati emotivi, per alcuni di piacevolezza, che nascondono completamente ciò che, in realtà, è stato il fascismo.
Ora, tuttavia, il momento è assai difficile, proprio perché molti con i quali anche io condivisi anni fa, quanto sopra ricordato, non si sono accorti che nel 1989, col crollo del muro di Berlino, il mondo è cambiato; e la sinistra che cerchiamo di mummificare non esiste più, (così come non esiste più la vecchia destra, né tantomeno il fascismo del ventennio). L'involucro vuoto della sinistra progressista, ammesso che sia stata mai funzionale al progresso dell'umanità, e su ciò ho molti dubbi, è tenuto in vita dal potere neoliberista stesso, che la sinistra ha sempre, sulla carta, dichiarato di voler combattere. Proprio perché è più semplice far credere, a chi desidera la libertà, che si sta lavorando proprio per questo ideale, anziché ostacolare l'istanza rivoluzionaria insita nell'uomo, che così è stata addormentata; con l'aiuto di uno stile di vita sviato dall'Essere e rivolto al futile piacere dell'avere.
I potenti sanno come funziona la mente… E non si lasciano certo scappare un ancoraggio così utile, al fine di alimentare il proprio impero, a maleficio dell'umanità.

domenica 15 dicembre 2019

SULL'AGONISMO E LA SOPRAFFAZIONE



In questa "Era", ormai anziana e ammuffita, fondata sulla lotta del fratello contro il proprio fratello, qualsiasi attività e, soprattutto, la formazione dei giovani, a parte poche eccezioni, è stata impostata sull'agonismo, in tutte le sue forme; non solo sportive. Se è vero che tale preparazione ha posto un seme per la difesa dai lupi umani, che quotidianamente ci circondano, ha tuttavia contribuito, almeno in parte, al segno storico della sopraffazione. 
Ma tutto ciò è stato inevitabile... Come una freccia scoccata non può più essere fermata, ma, in parte, solo deviata, la coscienza planetaria vive, per necessità interna, dei passaggi ciclici. Se questa "Era", che già da secoli si sta allontanando dal vertice oscuro della caduta, è stata fondata ancora sulla lotta, la successiva, verso cui, gradualmente ci dirigiamo in una parabola ascendente, sarà quella dell'universalità degli esseri umani, che riconosceranno l'altro per ciò che essi stessi sono. L'attuale concezione dell'attività sportiva, in apparenza sana e positiva, non avrà, in futuro, alcun senso. Nessuno avrà più aspettative personali, e il vincere o il primeggiare, diventerà un fatto irrilevante, ingenuo e infantile. 
Lo sport, e ogni attività formativa, potranno emanciparsi dall'agonia dell'agonismo. 
Ora, mi concedo qualche "fantasia"... Ammesso che non si ritengano già molto fantasiose le riflessioni appena tracciate. 
Come si potrebbe esplicare, quindi, un'attività adatta alla "Nuova Era", (al nuovo "Regno" dell'universalità), attualmente mercificata e rallentata dal potere controiniziatico dei pochi che governano il mondo? 
Di certo, l'espressione di ogni azione sarà rivolta all'armonia. Un ragazzo non sarà più indotto alla vittoria, ma la sua espressione, finanche quella sportiva, diventerà un'azione rivolta al bello in sé, in quanto ideale. Ognuno si formerà per vivere un rapporto interiore con la bellezza, al di là di ogni possibile vecchia relazione-competizione. Questo avverrà nel gesto artistico, nell'espressione fisica dello sport, nel lavoro, nella sessualità, e in ogni altra attività umana. Chi osserverà l'atto, lo spettatore, di contro all'orgasmo del trapassato spettatore dei "giochi gladiatori", di conseguenza, non sarà più interessato al godimento nella competizione; e la bellezza di ogni espressione diventerà, per tutti, un nutrimento dell'anima. 

BREVE RIFLESSIONE SULL'ILLUSIONE DELLA RIVOLUZIONE





In questo momento storico, mai quanto prima, la grande forza del potere finanziario che governa i popoli, con estrema facilità, è in grado di governare a suo favore la forza rivoluzionaria che sonnecchia nell'umanità. Lo fa in molti modi attraverso l'informazione, l'intrattenimento, le tendenze e i modelli sociali progettati per lo scopo, e le molte forme di manipolazione di massa, di cui più volte si è parlato, tra cui l'angoscia o la ricerca compulsiva del piacere, ecc. Lo scopo principale è quello di mantenere la bellezza esplosiva e rivoluzionaria dei popoli su un piano orizzontale, in cui il nemico non è mai il vero nemico, ma quello di cui si ha la manipolata percezione. In questa deviazione, la forza e la rabbia della massa viene diretta contro simboli "irrilevanti" o "inesistenti" anziché verso il potere finanziario stesso che li ha confezionati. In tal modo, oggi, con estrema facilità, l'impero di pochi, sovranazionale e autoreferenziale, trasforma la possibile rivoluzione in continui accecati movimenti rosa, in realtà, di reazione. Ritengo che il primo gradino della possibilità di cambiamento di questa perversa civiltà sia, non già perdere tempo contro gli inutili obiettivi proiettati e illusori, ma la presa di coscienza delle tecniche del potere e i suoi veri scopi.

martedì 26 novembre 2019

LA SUPREMA CONOSCENZA NON DUALE, FINE ULTIMO DELL'INIZIAZIONE, E IL SUO PRIMO FONDAMENTO LOGICO



Il principio fondamentale della Via Non Duale, fine ultimo del conoscere, è comprendere cosa sia vero e ciò che non può essere considerato tale.
È quindi reale ciò che è sempre presente in eterno, si trova in ogni luogo, è senza causa e, in sé, è pura pienezza. Questo stato è ciò che, tradizionalmente, chiamiamo Coscienza, Assoluto, Dio Padre, Essere, è l'Ain Soph della Qabbaláh ebraica, il risultato finale della Grande Opera alchemica, il Brahman Nirguna del Vedanta. È chiamato in molti altri modi, a seconda della tradizione a cui ci riferiamo; ma, ciò che più è importante: Esso è la nostra reale Identità, unica in tutti. 
La conoscenza tradizionale, nella sua espressione finale, nella Suprema Non Dualità dell’Essere, tramanda quindi l'insegnamento affinché il vero filosofo, colui che ama la Conoscenza, possa ritrovare in sé questa Verità assoluta. 
Il Vedanta Advaita, pur nei limiti del linguaggio, descrive l'indescrivibile esperienza di questa realizzazione come: Sat, Cit, Ananda, cioè Essere, Coscienza e Beatitudine assolute. Che significa: esistenza o vita in assoluto reale, consapevolezza pura di esistere e gioia incausata senza fine. 
Da ciò, comprendiamo che l'intera manifestazione universale, dal piano fisico al livello più elevato dello Spirito, non è reale. Perché essa, per quanto immensa e meravigliosa sia, ha un inizio e una fine, è perciò una "realtà relativa" spazio-temporale. Ciò significa che esiste nel momento in cui accade, ma di essa non rimarrà più nulla, così come della stessa, prima dell'apparire nella forma, nulla c'era. L'intero universo è un prodotto che appare e scompare sul telo di fondo dell'Essere. 
Questo è il motivo per cui, spesso, sentiamo definire la manifestazione universale un sogno, un'illusione esistenziale, dal momento che, allo stesso modo dei sogni notturni della mente individuale, inizia e finisce. 
Per quanto sembri inconcepibile, la realtà del mondo, dell'intero universo, (manifestazione universale, universo o mondo sono sinonimi) è fatta della stessa sostanza dei sogni. 
I sogni e l'universo del nostro stato di veglia hanno una grammatica diversa, un fluire nello spazio-tempo dissimile, ma sia il sogno, sia lo stato di "apparente" veglia hanno un termine. 
Per come abbiamo definito la Realtà, quella vera, possiamo aggiungere che Essa deve adempiere a due parametri di verifica: la continuità e l'infinitezza. 
Per quanto riguarda il primo punto, noi percepiamo e comprendiamo lo stato di veglia come più vero, perché in esso viviamo la nostra continuità storica nel suo logico divenire. 
Il sogno non ha continuità? Questo è falso. Anche nei nostri sogni ci sono delle storie che accadono e si sviluppano nel tempo. Esse sono più brevi, simboliche, ma la brevità e l'espressione sono un fatto relativo. Non possiamo considerare reale ciò che dura di più. Di più rispetto a cosa? Per una farfalla un giorno è un'intera vita. Così le molte "brevi" proiezioni oniriche notturne sono equiparabili alle molteplici vite che l'anima individuale percorre nella forma, prima di "risvegliarsi" alla sua reale divina ed eterna Identità. (Aggiungo, fuori dal discorso, che non c'è possibilità di capire la conoscenza tradizionale senza comprendere il concetto di reincarnazione. E in ciò, non si deve fare riferimento all'oriente o al piano religioso, ma solo all'universalità della Conoscenza). 
La relativa lunghezza delle nostre storie individuali, nella veglia, è un frammento di tempo, se vista sullo sfondo immenso della storia; sul quale il sogno e la veglia diventano un punto infinitesimale di vita.
Per quanto riguarda il secondo parametro, che riguarda l'infinitezza di ciò che è Reale, dobbiamo constatare che entrambi, stato di sogno e vissuto di veglia hanno un termine; e su questo punto non penso sia necessario aggiungere altro. 
In conclusione, la Conoscenza Non Duale definisce ciò che è Reale e quello che non lo è, e indica il modo per riconoscere in noi stessi proprio quella Verità Non Duale, essendo Essa la nostra Identità Reale. In questo momento tuttavia convivono in noi l'apparenza delle forme e la Verità dell'Essere. (Il motivo per cui questo accade sarà senza dubbio una necessaria futura riflessione). Fin quando rimarranno in essere entrambe, lo stato possibile di colui che si risveglia alla propria vera Identità, sarà "Stare nel mondo, senza essere del mondo". 


martedì 19 novembre 2019

MOSTRI SEMPRE CIÒ CHE PENSI DI ESSERE




Quando ti muovi, agisci o ti relazioni col mondo rappresenti sempre ciò che credi di essere in quel momento. Dimentico della tua divina Verità, hai l'interna percezione di identità relative e cangianti, sempre effetto di ciò che alimenti in te. 
Sei, in realtà, lo sceneggiatore della tua vita. 
Quando agisci sul piano orizzontale del mondo, le tue azioni e la tua storia si influenzano diventando, prima causa e poi effetto, l'una dell'altra, e viceversa. Ma ogni volta, il tuo comportamento assume la qualità dello stadio di consapevolezza che stai vivendo. Quando ti muovi sulla verticalità del lavoro interiore, e fai, realmente, esperienza di una maggiore espansione coscienziale, tutto inizia a cambiare in qualità. In questa nuova consapevolezza di te, comprendi la realtà in modo diverso, più ricco e conforme al vero significato di ciò che vedi. Allo stesso tempo, le tue vecchie abitudini, il modo di agire del passato diventano dissonanti con la nuova consapevolezza; e inizi a trasmutarti. 
È stato detto: 
"Nemo propheta in patria (sua)", "Nessuno è profeta nella sua patria". 
Questo spesso accade perché, chi ti sta vicino e ti conosce dal passato, pur intuendo inconsciamente qualcosa di "strano", rimane ancorato al tuo vecchio modo di essere, e ritarda nel percepire i cambiamenti. Poiché, in realtà, crede sia impossibile cambiare. 
A volte, per non disturbare, nei limiti di ciò che sia opportuno, fai finta di essere come prima… Ma qualcosa cambia in te. 
Ti annoi dei tuoi vecchi giochi e percepisci la grossolanità di ciò che dicevi e per come ti comportavi. A volte, il passato, con le sue vecchie glorie, ritorna, ma tu sei sempre più presente con costanza per rettificare e riportarti nelle azioni coerenti con il tuo nuovo stato.
Perseverando nell'Opera, quando realizzerai l'IO SONO, diverrai libero, e la tua presenza sarà un bene per l'umanità. 



sabato 5 ottobre 2019

LA "BONTÀ" A VOLTE È TRADIMENTO, E UCCIDE



A mio parere, c'è un altro terribile malinteso che tocca coloro che intraprendono una via spirituale. Essi, nella maggioranza, ritengono che sia necessario essere sempre "buoni" in ogni situazione. (E, di solito, questi sono i più rancorosi e cattivi). 
Personalmente, ho compreso che il combattere o no dipendono dal tuo stato, nell'esistenza attuale. Se il tuo ruolo è pregare, prega, se il tuo stato ti porta al dovere di combattere, combatti fino alla morte; ma che questo sia sempre per una causa giusta. Ora, qualcuno potrebbe chiedere, "chi può dire quando una causa sia giusta?". La domanda è necessaria. Chi intraprende una via spirituale non può non sapere che il superamento della relatività della morale, che definisce il bene e il male in modo arbitrario, deve essere sostituita dall'etica originaria, che è tale solo se fondata sulla consapevolezza interiore, identica in tutti. Da quel luogo, comprendiamo che tutto ciò che è diminuito dalla consapevolezza è il male; quello, di contro, che è aumentato è una cosa giusta. Quindi, pur sapendo che l'intero universo è un gioco che ruota intorno al divino che è in tutti noi, esso è un gioco molto serio. Chi pensa di essere sempre solo "buono" non comprende le regole del gioco, che in alcuni casi necessita la contrapposizione e la morte. Il vero Cavaliere dello spirito prega l'Assoluto che è in ogni essere manifesto e, quando è necessario, combatte. Quando lo fa, non si identifica con l'atto, e ama il suo nemico, perché riconosce nascosta in esso la sua stessa divina essenza.
È illuminante l'insegnamento che Krishna da, nella Bhagavadgıta, al condottiero Arjuna. Quest'ultimo non voleva combattere i propri nemici per non uccidere coloro che aveva amato e ancora amava (nell'esercito contrapposto c'erano anche familiari o vecchi amici di Arjuna). Ma Krishna, rappresentazione dell'Assoluto, dell'esistenza eterna che è in tutti noi, gli disse che non poteva venir meno ad un suo dovere, essendo lui il condottiero di quell'armata, ma, aggiunse: "Non devi preoccuparti, coloro che ucciderai in battaglia, li ho già uccisi Io".

sabato 14 settembre 2019

BAMBINI SI NASCE...



A colazione, cercavo di spiegare a mia figlia, di dieci anni, quale sia il fondamento della grandezza di un essere umano. In un mondo in cui sei importante quanto più possiedi oggetti di moda, soldi, potere, ruoli, ecc. un bambino rischia di prendere qualche abbaglio; come del resto avviene al 99% dell'umanità. Quindi, per essere chiari, il rischio è: se non compriamo le scarpe firmate, sono uno sfigato. Se stai in una classe di ricchi più di te, ti sentirai sfigato e, nel caso contrario, sarà vanto la tua superiorità economica.
Ho provato ad esporre quale sia il Fondamento centrale della grandezza umana, al di là della relatività di ogni altro riferimento.
Più o meno suonava così:
C'è al "centro" di ogni essere umano una parte divina, come quella che ha Dio. E, come avrai capito, Dio è l'esatto opposto dello sfigato, perché è il più importante degli strafighi. Più ti avvicinerai a questa parte e più sarai "grande". Per fare questo, devi sapere delle cose "misteriose" che ora non puoi capire. Per ora, tieni presente che più darai peso a ciò di cui parlavamo prima e più ti allontanerai da questo "cuore". Questo non vuol dire che non puoi comprare cose che ti piacciono o fare quello che vuoi o ti diverte. Ogni volta che lo farai, però, chiediti come ti sentiresti se non potessi farlo. Se la risposta è starei male, allora ti starai allontanando dal cuore divino che sta ben nascosto in tutti; e vivrai da sfigato. Il contrario ossia poter fare o acquistare quello che vuoi, potendone fare anche a meno, sarà puro divertimento, e non ostacolerà la tua possibilità di trovare quel posto misterioso e divino dentro di te. In ciò, farai esperienza della più potente delle grandezze; e questa sarà puro amore per tutto e ciascuno.
Chissà, se avrò seminato un seme nascosto e forte di Conoscenza e gioia?

venerdì 13 settembre 2019

L'ALTRO È VERAMENTE TE STESSO?

La metafora tradizionale delle onde e dell'oceano descrive, con semplicità e chiarezza, al netto dei limiti del linguaggio, cosa significa che siamo tutti un unico Essere, e l'altro è te stesso.
Le onde, sul piano dell'individualità, si sentono delle entità separate le une dalle altre. E questa è la condizione dell'individuo che vede davanti a sé un universo molteplice e variegato. Se scendiamo con consapevolezza nella profondità del nostro essere, rappresentato dall'oceano, attraverso un processo di auto svelamento, scopriamo che tutti siamo quell'unica immensità, che è Dio, e Quello è la nostra identità reale. Le onde sono un suo movimento illusorio e passeggero. Esistono in quel momento transitorio, ma si credono qualcosa che non sono. 

mercoledì 11 settembre 2019

RIFLESSIONI SUL LUOGO IN CUI SI SVELA LA VERITÀ




È nel silenzio, che possiamo incontrare il divino che è in noi, identico in tutti gli esseri.
In realtà, per quanto tramanda la millenaria Tradizione Universale, Dio è proprio questo stato interiore. Esso non ha una struttura, è pura coscienza; e qualsiasi forma è un prodotto di Quello.
Un insegnamento iniziatico che voglia realizzare il fine ultimo della Conoscenza cioè lo svelamento dell'Essere Supremo in noi, deve, prima o poi, spiegare come stabilizzare la consapevolezza nella Coscienza silenziosa. Questo non vuole dire non vivere o non comunicare. Il silenzio iniziatico comporta, invece, la perdita della imprigionante dipendenza dal movimento pensativo; condizione normale per l'individuo. Silenzio, quindi, non è assenza di relazione o di vita quotidiana, ma è totale padronanza della mente da parte di ciò che, in verità, siamo ossia Coscienza, Essere, pura Consapevolezza.
Dal "Sancta Sanctorum" del silenzio consapevole, possiamo agire, amare, giocare con l'intero universo, in tutto indipendenti, interessati al mondo senza essere del mondo.
La saggezza della Tradizione mette tuttavia in guardia i propri candidati, utilizzando il termine "perseveranza".
"Persevera!", esorta la millenaria Conoscenza.
In un primo livello di comprensione, interpretiamo questa esortazione come normale stimolo a compiere il lavoro iniziatico. Se scendiamo più in profondità, capiamo che il significato profondo di "perseverare" si riferisce proprio allo stato del silenzio.
Quando ci poniamo, silenziosi, all'interno della coscienza, sembra non accadere nulla; e, intossicati come siamo dal fermento emotivo e dall'identificazione passiva verso qualsivoglia esperienza, ci annoiamo.
In vero, in quel silenzio che andrà, sia chiaro, stabilizzato in quantità e qualità, ci troviamo già di fronte all'Essere assoluto che noi tutti siamo; ma non riusciamo a vederlo.
È necessario perseverare, con la "speranza" dell'iniziato, nel silenzio… e attendere che il Fondamento si sveli naturalmente.
Perseveriamo con la forza fondata sul sapere che, in ogni secondo di silenzio, si scioglie, un secondo di più, il velo illusorio che nasconde la Verità.

mercoledì 4 settembre 2019

IL DEGRADO DELLA TRADIZIONE



Quando un Ordine Iniziatico o una religione si staccano dal ceppo originario della Conoscenza, si verificano in genere due effetti. In primo luogo, nel caso peggiore, avviene un degrado generale della comunità spirituale verso il potere, le ricchezze e la dipendenza nei confronti degli istinti più animali. Nella migliore delle situazioni, c'è un degrado verso un filantropismo sciocco, ingenuo ed inefficace; al netto di poche azioni compassionevoli, ad opera esclusiva e sporadica di singoli elevati individui. Non perché l'altruismo sia sbagliato, ma poiché l'apertura della compassione verso l'altro è la naturale espressione di una coscienza realizzata e non un obiettivo della conoscenza.

RIFLESSIONI SULLA VERIDICITÀ DELLA CONOSCENZA TRADIZIONALE





Come puoi sapere, con certezza, che la Conoscenza tradizionale tramanda la Verità?
Perché puoi comprenderla solo realizzandola in te.
E solo in quel momento sarà realmente vera.

IL PENSIERO È MATERIA



Il pensiero, che sul piano fisico non ha consistenza, è in realtà anch'esso materia. È fatto di una sostanza sottile che, tuttavia, sul piano mentale, risulta essere molto pesante. 
La somma di più individui che dirigono lo stesso pensiero in un'unica direzione, soprattutto se in "catena", assume un peso importante, tanto più se questi hanno sviluppato un forte potere personale. 
È comunque doveroso, in generale, fare attenzione a ciò che pensiamo e verso chi o cosa dirigiamo i nostri pensieri; anche, e innanzitutto, se fossero rivolti a noi stessi. Perché, seppur non ne siamo consapevoli, l'atto del pensare è un evento serio e rilevante. 

lunedì 2 settembre 2019

RIFLESSIONI SUL LIVELLO FINALE DELLA CONOSCENZA E LA SUA "NON-PRATICA"






Un Ordine Iniziatico che tramandi il fine ultimo dell'iniziazione, detto Non-Dualità, deve condurre gli aspiranti verso le condizioni necessarie affinché questo sia realizzabile. Diversamente, l'insegnamento rimarrebbe su un piano inutilmente concettuale. 
Tale operazione è in tutto diversa da qualsiasi altra operatività, che si limiti ad agire verso i fenomeni, anche se questi fossero universali. Il livello di queste ultime pratiche porta, al limite, a diventare più buoni e santi, aumenta l'intuizione o sviluppa qualche potere, ma non potrà mai condurre verso il riconoscimento della propria Identità Reale, identica in tutti, in quanto assoluto, infinito ed eterno Essere. Detto altrimenti, la "Grande Opera". Questo stato ultimo, in realtà, è sempre presente. Esso è tuttavia coperto dal pensiero involontario, quello cioè che non riusciamo a controllare volontariamente. E proprio il pensiero involontario va esaurito, insieme alle sue cause, affinché possa emergere il Fondamento che è in noi. Questo richiede, però, una pratica particolare, diversa da qualsiasi delle altre, anzi in totale antitesi con queste. Qualunque percorso di livello precedente produce un'evoluzione, un divenire, un movimento. Riconoscere la nostra Identità Non-Duale, di contro, richiede un "fermarsi". Pur utilizzando ancora il termine "pratica", dobbiamo essere consapevoli che trattasi invero di una "non-pratica". 
In ultimo, ma non di poca importanza, si osserva nei ricercatori, che scoprono la possibilità di realizzare in sé la Coscienza Una e Non-Duale, la difficoltà di riformulare la loro idea di percorso iniziatico, non più fatto di pratiche e attività, ma di un qualcosa di diverso; un salto verso l'inconcepibile, di cui non hanno mai fatto esperienza, verso il quale può avvicinarsi solo un "uomo libero".

venerdì 30 agosto 2019

I COMPLOTTI DELLA CODA




Non c'è bisogno di scomodare il "complottismo" per capire che pochi uomini detengono le grandi ricchezze e il potere sulla terra. Del resto, il termine "complottista" fu fatto coniare proprio dagli stessi, in seguito all'omicidio di John Fitzgerald Kennedy, per screditare coloro che non si accontentavano delle spiegazione governative. Si sa, se qualcuno decidesse che un Presidente degli Stati Uniti d'America deve uscire di scena, non amerebbe troppe domande; e troverebbe senza dubbio molti disposti a raccontare risposte per lui. 
Per completare l'opera denigratoria ci sono anche molti eccellenti professionisti che, per soldi o altro ancora, sono disposti ad inventare complotti talmente grotteschi e fiabeschi, col solo scopo di ridicolizzare, di fronte alle masse, le indagini serie, accostando i contenuti di chi indaga la storia nascosta alle loro progettate assurdità. Il risultato non penso necessiti di ulteriori spiegazioni. 
È anche molto ingenuo e sconveniente, continuare ad addebitare ai popoli le nefandezze di questi pochi. Perché chi detiene il potere non ha alcun interesse verso le nazioni e la loro cultura, in quanto apolide e sovrannazionale. Siamo soliti, invece, succubi della manipolazione, accusare in alternanza gli americani, i russi, gli ebrei o i cinesi e gli italiani, ecc., ecc. 
Certo, il potere può utilizzare anche le nazioni che, di volta in volta, esprimono la forza necessaria per operare nel mondo, a nome dell'egoismo. E non possiamo neanche deresponsabilizzare i popoli nella loro maggioranza per quanto avviene o è avvenuto nei millenni; ma solo perché non sanno quello che fanno. 


mercoledì 21 agosto 2019

RIFLESSIONI SULL'IGNORANZA E LA SOPRAFFAZIONE





Già nel "Mito della Caverna" di Platone, in un particolare livello di lettura, sono evidenziate raffinate tecniche di manipolazione di massa. In esso, uomini bloccati nella caverna e girati verso una parete, sono indotti a credere che le ombre proiettate siano la realtà. Qualcuno riesce ad emanciparsi da questo stato illusorio. E chi fra questi ultimi ritorna, dopo essersi affrancato dall'oscurità, per liberare il popolo dalle catene dell'ignoranza, è, di solito, ucciso, proprio da coloro che sonnecchiano beati nella prigionia. Un grande risultato, ottenuto da quel ristretto numero di uomini che governano il mondo, è stato quindi il far immedesimare l'umanità sopraffatta con chi la schiaccia nell'ignoranza e nella dipendenza. Così che lo schiavo, confuso circa il suo reale stato, difenda finanche con la vita il suo aguzzino e la condizione dallo stesso generata. C'è tuttavia un altro grande successo realizzato dall'impero del potere. E questo è stato far credere che le azioni peggiori siano le più buone. Per comprendere tale sovvertimento è necessario però essere in grado di cogliere gli effetti e saperli collegare alle loro cause.

martedì 20 agosto 2019

RIFLESSIONI SULLA RINUNCIA E SUL GODERE


Painted by Julia Watkins (www.pinterest.es)


La storia della Conoscenza Tradizionale è storia di malintesi. Uno tra i più pericolosi è riferito al concetto di "rinuncia". 
Spesso si legge questo termine; ed è giusto parlare di rinuncia. 
Se però è necessario abbandonare qualcosa, di che si tratta, realmente? Senza la possibilità di accedere all'insegnamento reale, non scritto, è molto difficile comprendere a cosa rinunciare e, soprattutto, in che modo, per realizzare in sé l'obiettivo finale della Conoscenza. E quest'ultimo, nella Tradizione Iniziatica Universale, espressa nelle sue molteplici forme, comporta lo svelamento della nostra Identità reale, in quanto stato di pura consapevolezza, libertà assoluta e infinita gioia incausata ossia che non ha una causa esterna, ma è uno stato dell'Essere in sé, libero da qualsiasi dipendenza. Senza avere però la giusta "informazione", i ricercatori, quando si parla di rinuncia, si allarmano velocemente, e la loro mente inizia a percorrere tutti gli oggetti da cui presumono si dovranno separare, materiali o immateriali che siano come, ad esempio: i piaceri, le passioni, quindi il sesso, le ricchezze o, ancora, la famiglia, gli amici, le donne, gli uomini, ecc, ecc, ecc. Ognuno ha i suoi giochi ed è terrorizzato dal perderli. Il sesso, di solito, è quello che più preoccupa, a parimerito con i sentimenti familiari. 
Ma, le cose stanno proprio così? 
Partiamo dal presupposto principale di questo chiarimento. 
CIÒ CHE È PIÙ AMPIO INTEGRA IN SÉ QUELLO CHE È PIÙ LIMITATO.
Il più grande, quindi, comprende il più piccolo. Il fulcro del problema sta nel liberarsi non già delle cose o delle esperienze, ma della "necessità" di qualsiasi oggetto di gratificazione, cioè perdere la dipendenza psicologica verso ogni causa del godimento condizionato. Quando la nostra felicità o il piacere sono un effetto di qualcosa di esterno a noi, diventiamo schiavi di quello che non è già da sempre nella natura del nostro essere.
NON SI DEVE RINUNCIARE A NULLA SE NON ALLA DIPENDENZA VERSO GLI OGGETTI.
La "rinuncia", in questo senso, deve arrivare ad essere vissuta verso l'intera manifestazione universale, affinché possiamo fare esperienza dell'infinito che dimora da sempre in ogni essere. 
Nel IV sutra di un antico testo di metafisica indiana, nella tradizione dell'Advaita Vedanta, l'Aparoksanubhuti, si chiarisce verso cosa è necessario distaccarsi e perché farlo:

"Come si è indifferenti all'escremento di un corvo, così bisogna essere indifferenti a tutti gli oggetti sensibili che suscitano godimento - da quelli del Brahmaloka (il VII cielo, il livello spirituale più elevato della manifestazione) a quelli di questo mondo - dal momento che hanno una natura transeunte. Ciò è chiamato, invero, puro distacco". 

Altra cosa è sapere che per ottenere questo risultato è indispensabile iniziare ad avere un rapporto diverso con gli oggetti del piacere, così che l'attaccamento imprigionante si trasformi nel naturale e incausato godimento di stare nel mondo senza essere del mondo. In ciò, anche se di natura diversa, sono impliciti tutti gli attaccamenti verso oggetti che suscitano repulsione o sofferenza, come ciò che provoca dolore o le difficoltà della vita, le preoccupazioni, la tristezza, ecc. Anche questi sono attaccamenti, allo stesso modo, verso ciò che non è, in quanto transitorio. Non c'è nulla da inibire e niente da cui separarsi. L'operazione iniziatica da compiere porta a ristabilire la nostra autorità sulle cose o le esperienze anziché il contrario, come è solito vivere l'individuo. Alla domanda che mi fu posta molti anni fa, dove nella mia controparte si affacciava la paura di una futura relazione priva dei piaceri del sesso, rispondevo: 

"Non hai motivo di preoccuparti, se prima scopavi con un uomo, poi, lo farai con uno che scopa da Dio". 

mercoledì 10 luglio 2019

IL MISTERO INUTILE






Ritorno su questa riflessione, perché ritengo che sia un elemento importante della ricerca iniziatica.
Nei luoghi esoterici o negli Ordini iniziatici tradizionali persiste, spesso, un atteggiamento sconveniente.
Si ritiene che l'Insegnamento sia autentico ed efficace solo se misterioso e indecifrabile.
Il "segreto" tuttavia era necessario, per vari motivi, e a giusto merito, nei secoli passati.
Ora, la Conoscenza Tradizionale è chiara e svelata in ogni sua parte; ed è un grande ostacolo nel cammino iniziatico non afferrarne la "semplicità". Diverso è l'utilizzo dei simboli, il cui significato ultimo  è conosciuto dai maestri, al fine di aprire la possibilità all'aspirante di comprendere proposizioni di ordine superiore, come accade, ad esempio, nella massoneria.
Se quest'atteggiamento è sintomo di convinzioni errate, non si esclude anche un certo fascino per il "mistero" fine a sé stesso, che, consapevolmente o no, consente di rimandare all'indefinito il vero lavoro interiore.
Come la Tradizione tramanda, e testimonia, solo a colui che realmente sia infiammato del "Fuoco dei Filosofi" arride la vittoria sulla "grande illusione".

martedì 9 luglio 2019

IL DIO BENDATO



Il rapporto tra la "conoscenza tradizionale" e l'uomo è sempre stato la storia dei malintesi.
Uno dei grandi equivoci è il ritenere la "realizzazione" spirituale, oltre l'ego, l'io personale, uno stato di alienazione dalla realtà in cui viviamo, in quanto individui.
In verità, chi conosce, sa che trattasi dell'esatto opposto.
È proprio l'ego, immerso nella sua bolla esistenziale onirica, ad essere completamente inconsapevole della Realtà.
L'individuo, è come colui che corre forsennatamente in autostrada, con gli occhi bendati.

Corre, corre, corre,

poi..

puff

lunedì 8 luglio 2019

L'IO E' IRREALE?






Nel cammino iniziatico, per quanto è insegnato dalla Tradizione Universale, il vero ricercatore compie la prima necessaria disidentificazione, quella dall’io personale.
Tale momento rappresenta la “purificazione dall’individualità”, la comprensione dei “piccoli misteri”.
Tuttavia, molti tra coloro che, in apparenza nel tempo, si mettono in cammino verso la “Verità Una”, si ostinano nella convinzione che l’io personale, fondato su un corpo e una storia particolare, non possa essere trasceso e compreso come non reale.
In vero, come la Tradizione testimonia, sono presenti due “io”.
Il primo, quello dell’individuo, illusorio e momentaneo; il secondo, eterno e immutabile, identico in tutti ovvero la nostra Identità reale.
La convinzione bloccante, di ritenere l’io individuale insuperabile, è un grande ostacolo alla realizzazione della Conoscenza, per identità, nell’espansione infinita della consapevolezza. Ci sono vari motivi che generano questo intralcio; due tra questi sono particolarmente subdoli e ricorrenti.
Il primo motivo, atteggiamento profano che alcuni ricercatori trattengono anche dopo aver intrapreso una Via Iniziatica Tradizionale, è il ritenere reale solo ciò di cui facciamo esperienza, sia sul piano logico sia percettivo, nel presente attuale; cioè il mio corpo è così vero e la mia storia personale è così evidente in me che non è possibile immaginare uno stato in cui io sia qualcosa di diverso da tutto ciò.
Il secondo è una conseguenza del primo punto.
Il profano ritiene che l’io personale sia in assoluto reale, come se fosse un “oggetto esistente realmente” in sé; ma, in che senso, di contro, possiamo affermare che non lo sia?
Come può non essere vero qualcosa di cui facciamo esperienza in ogni attimo della nostra vita, in modo così forte, evidente e convincente?
Vediamo come l’Insegnamento Tradizionale intende irreale l’io personale, attraverso una breve metafora. E il movente di questo svelamento dell’illusione egoica è l’apertura verso il riconoscimento in noi proprio di quell’Io assoluto, identico in tutti, Uno senza secondo, che, solitamente, chiamiamo Dio: la nostra vera Identità.
L’io personale non è irreale, come è irreale una ciste che venisse estirpata. In questo senso, potremmo dire, la ciste prima c’era, poi, dopo un intervento chirurgico, non c’è più, è uscita dalla scena del mondo. Quindi, prima era reale, perché presente, dopo non esiste più se non nella dimensione del ricordo, come concetto, idea, pensiero.
L’io personale non è irreale in questo senso.
Esso è irreale, per ciò che intende la Tradizione, come è irreale una contrattura di un muscolo. Quella contrazione non esiste di per sé, sta realmente accadendo nella relatività del tempo-spazio-causa, ma è una delle possibilità del muscolo, è un suo contrarsi, una forma che assume quest’ultimo, il quale è l’unico realmente esistente. Il contrarsi è una delle sue molteplici possibilità espressive.
Il lavoro iniziatico, quindi, corrisponde allo scioglimento di una contrattura della nostra reale Identità, l’Io assoluto, il quale si è identificato-riconosciuto, ora, e momentaneamente, in qualcosa di limitato e inconsapevole che chiamiamo individualità. Quando la contrattura è sciolta, rimane solo ciò che, da sempre, era presente, nella sua vera essenza.
Questo, per quanto la Tradizione insegna, è il lavoro iniziatico portato al suo fine ultimo: la Suprema Non Dualità dell’Essere.
La Libera Muratoria chiama questo processo di svelamento-riconoscimento V.I.T.R.I.O.L.


domenica 7 luglio 2019

SOGNO O SON DESTO?

Nei nostri sogni notturni, incontriamo vari personaggi, di ogni tipo o natura. Quando ci svegliamo, nel cosiddetto "stato di veglia", ci rendiamo conto che, in realtà, tutti gli enti con i quali abbiamo avuto una relazione, erano uno nostro prodotto. Oltre a ciò, comprendiamo che avremmo potuto interpretare qualsiasi altro personaggio onirico. Ci siamo trovati ad incarnare, nel sogno, un soggetto in particolare, ma avremmo potuto assumere qualsiasi altra prospettiva, così vivendo una diversa storia, un altro io. Comunque, sarebbe stata sempre una nostra espressione.
C'è quindi uno stato esistenziale, quello di veglia, che svela la finzione del sogno e lo riconosce come una sua creazione, in generale.
C'è, a sua volta, un diverso stato della consapevolezza, oltre la veglia, che riconosce l'intero universo, su tutti i suoi livelli, di ogni ordine e grado, come un suo effetto. In questo stato, si comprende che anche ogni soggetto-oggetto che vive nello stato di veglia, ossia nel mondo, è sempre una sua espressione; e il pensare di essere un individuo particolare, come accade nel sogno, significa assumere una delle indefinite prospettive, anziché un'altra. Comunque, ognuna di esse, ogni soggetto, persona o qualsiasi altro ente manifesto nella forma, è sempre una proiezione di questa posizione della consapevolezza.
Realizzare l'Essere, che vede ogni cosa come un suo prodotto, e con nulla si identifica, è detto: "Risveglio".

SII E LASCIA ANDARE

L'individuo disputa, si scontra, è totalmente coinvolto nelle discussioni. Ma il punto fondamentale non è mai il contenuto, importante o meno che sia. Ognuno è identificato con il pensiero, non lo ritiene un suo prodotto, ma lo scambia per la sua identità. Quindi, essere contestato, quando qualcuno mette in discussione ciò che pensiamo e affermiamo, è sempre una questione di vita o di morte. Certo, ci sono affermazioni diverse e un buon senso di comprendere il mondo, la storia, la vita. Tutto questo, però, inconsapevolmente, passa in secondo piano. La cosa che conta è mantenere in piedi il proprio essere-pensiero.
Ogni volta che l'individuo ha torto significa morire.