Quando scendiamo nel subconscio, incontriamo figure che incarnano l’oscurità in cui siamo imprigionati, da noi stessi nel tempo generata.
Sebbene simboliche, queste presenze sono autonome e si manifestano come reali: entrano in relazione con noi per essere riconosciute, trasformate e trasmutate.
È un incontro sacro. Non prenderlo sul serio significa rompere il patto con il mondo interiore, chiudendo per lungo tempo la via della liberazione.
Molti credono che la causa dei limiti e della propria sofferenza risieda all’esterno, in forze ostili o in “demoni” che ci ostacolano. Ma la vera battaglia si gioca dentro di noi.
Non possiamo escludere che esistano fuori di noi energie sottili dense, cariche di rabbia o risentimento, ma non è lì che inizia il lavoro. Cercare nemici nel mondo esterno è un modo per sfuggire al compito più arduo: affrontare la propria notte interiore.
Solo lì, nel cuore dell’ombra, si accende la luce della consapevolezza.







