E il folle,
fiore mai sbocciato,
viaggiatore cieco di luoghi lontani.
Mentre lo guardi,
specchio frantumato di Dio,
svanisce ogni certezza.
Tutto scompone,
lebbroso dell’umana gloria.
E si affaccia l’immenso
abisso del dolore.
Uccidetelo!
Grida il bambino
sofferente nel cuore anziano,
di chi non sa soffrire.
E parte,
nelle nebbie del mistero.
Sulla sua spalla
il fagotto
dei ricordi bambini.
Quando,
tra i colori profumati del focolare,
ogni stranezza diventava allegria.
E scende la notte
cupa e forestiera.
E mesto percorre,
grigiori freddi della memoria,
le vie d’inverno.
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