domenica 27 settembre 2020

LA CODARDIA DELL'IPOCRITA

 


Molti anni fa, quando mi trovavo nel I liceo, difesi la figura di Don Abbondio: il sacerdote codardo dei "Promessi Sposi"; che rinunciava ai doveri del suo Ministero, per paura del potente Don Rodrigo. "Vorrei vedere voi, di fronte a Don Rodrigo e ai suoi bravi!", affermavo. Tutta la classe rise, sbeffeggiando la mia deplorevole paura, condivisa col prete. Questo dimostrava il loro falso, ipocrita coraggio, di maniera. Tuttavia, dimostrava anche il loro riconoscimento dei valori e della responsabilità. In realtà, anche in me era chiaro quale doveva essere "il giusto agire", ma, a differenza del gruppo, in piena sincerità, ero consapevole dei miei limiti e della debolezza, in quel momento. Questa chiarezza mi diede, poi, la possibilità di iniziare un lungo ed efficace cammino verso il maschile, e il suo riequilibrio col femminile, che iniziò col lasciare la scuola; ripresa dopo dieci anni. Dal 1980 al 1990, cercai quindi il contatto con i cosiddetti "uomini veri", quelli della II guerra mondiale, eleggendoli come miei pari, e facendo con loro l'artigiano nella San Lorenzo romana degli anni dell'arte e dell'artigianato. Iniziai a praticare le arti marziali, che poi insegnai per altri 25 anni. Gli studi ripresi e la ricerca filosofica ed esoterica completarono discretamente bene il mio progetto. Perché raccontare tutto questo? Solo per concludere, alla luce dell'esperienza, con queste proposizioni. Il combattere un nemico esterno, e soprattutto i nostri demoni interiori, richiede "distacco". Quando si inizia una guerra, di qualsiasi contenuto sia portatrice, è necessario celebrare la nostra morte. Dobbiamo agire senza avere nulla più da perdere, perché già morti. Se fossimo imprigionati anche solo da una piccola dipendenza emotiva saremmo sempre ricattabili dal mondo e dalla storia. Di contro, faremo esperienza delle emozioni, senza subirle, osservandole dal luogo potente della consapevolezza. Così, con efficacia, agiremo come un già morto, cosciente della sua irreversibile eternità.

lunedì 14 settembre 2020

OGGI, PRIMO GIORNO DI SCUOLA

 


Con gioia e commozione ho visto mia figlia, che sembrava dormiente sui mesi di blocco dell'insegnamento, emozionata ed entusiasta di iniziare la prima media. 

Nel vedere questa vitalità  lanciata verso il futuro, è nato in me il sapore della tristezza. Ho assaggiato la dissonanza tra l'idea del futuro che hanno i nostri figli e ciò di cui sono cosciente io. Molti mi giudicano un pessimista; di contro, rispondo di essere solo più realista del re. Perché, ora, il loro futuro, non si è mai avverato. La speranza è l'ultima a morire, cambiando questo presente, riapriremo il loro avvenire. 

Non so'… Tutto è possibile, ma, al momento, non vedo nulla di luminoso. 

Quindi, sconfortato, ho letto nella mia mente il fallimento della nostra generazione. 

Cosa abbiamo lasciato ai nostri figli? 

Un pianeta ridotto a spazzatura, una democrazia illusoria, una libertà immaginaria schiacciata sul piacere inconsistente, del momento, che galleggia sulle fondamenta del "mercato". Ci siamo fatti manipolare, ci hanno convinti che noi, popolo, siamo la causa di ogni male. Abbiamo permesso ai cosiddetti "poteri forti" di uccidere la cultura, la vera libertà, il benessere, le costituzioni nazionali. Abbiamo concesso a pochi uomini di decidere tutto per noi, a loro beneficio. Ci siamo accontentati di sbavare, quasi tutti i giorni, davanti a poveri figli arricchiti che tirano calci al pallone, e abbiamo barattato la visione, gli ideali, la Storia, con quattro culi rifatti e plastificati. 

Povera gioventù… In un mondo che ha globalizzato la povertà e omologato, spianato, la potenza creativa dei nuovi nati. La "lotta di classe", che avrebbe dovuto trasformare l'umanità delle tirannie e del manganello in un mondo evoluto, si è arenata nella dittatura invisibile e subdola della grande finanza dei pochi. E ci siamo fatti raggirare talmente bene, che riusciamo anche a "linciare" gli stessi che cercano di indicare i veri colpevoli di questo disastro. Abbiamo accettato che iniziasse la progettata terza deportazione di schiavi da quel meraviglioso continente africano, lasciando in pasto le sue regioni e le ricchezze allo "straniero", credendo che sia un fatto umanitario. Ci siamo venduti la salute a chi guadagna sui nostri mali. Potremmo fare un elenco interminabile di offese all'umanità… 

Se di colpa dobbiamo parlare, però, senza dubbio siamo colpevoli di aver permesso tutto questo, di aver lasciato il mondo in mano a pochi, indegni uomini. I quali ci hanno detto che la povertà del terzo mondo sia colpa nostra. Omettendo di dire che, in realtà, le ricchezze che poche famiglie posseggono basterebbero a produrre benessere ed emancipazione per l'intero sistema solare. 

Come disse uno degli uomini più ricchi del mondo, il novantenne Warren Buffet: "È in corso una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e stiamo vincendo". 

Cosa abbiamo lasciato a questi figli? 

Contraddicendo il succitato, non stiamo perdendo la guerra. Questa, caro Warren, non ti illudere, è solo una battaglia; la guerra è un'altra cosa. Tuttavia, per cambiare la sorte di questi amati figli, l'umanità deve svegliarsi dal sonno della coscienza. 

Ad oggi, la nostra eredità, simbolo dei non volto e del bavaglio, è una bella mascherina colorata; poi, una cartella senza libri e… "dai, amore di mamma e di papà. Oggi, tutti a scuola!" 

sabato 5 settembre 2020

SULLE QUALIFICAZIONI E IL CONOSCERE

 

Per seguire la via iniziatica tradizionale, orizzonte in cui si possono realizzare le più alte vette dello Spirito, è necessario possedere le giuste qualificazioni. Una, fra le più importanti, consiste nell'essere in grado di abbandonare le vecchie convinzioni ovvero ciò che per noi è familiare, noto; che rappresenta cioè la base delle certezze ignoranti e rassicuranti. Necessità, invero, di ogni livello del conoscere. In mancanza di questa fondamentale qualità, ogni apprendimento superiore diviene una remota possibilità. Così, ad esempio, nell'istruire un automobilista imprigionato in sé stesso, che volesse imparare l'arte del cavalcare, si potrebbe ricevere questa risposta: "... Ma cosa stai dicendo! Per far andare un cavallo, si toglie il freno a mano, si inserisce la prima e si inizia a trottare".