venerdì 28 luglio 2017

Riflessioni Metafisiche 16

L'Artista,
cogliendo con pura intuizione
la Realtà,
magnifica le forme.
L'arte,
altrimenti, è
copia, narcisismo, proiezione.

giovedì 27 luglio 2017

Riflessioni Metafisiche 15

Senza il dubbio,
l'umanità non sarebbe sopravvissuta
al mondo.
Con lo scetticismo,
non si libererà più
dello stesso.

mercoledì 19 luglio 2017

Riflessioni Metafisiche 14

In questa colorata mattina di luglio, in riva al mare, all'ombra di un fresco e verde pergolato, affrontiamo un tema leggero:
la morte.
Ma non nel senso comune, con la sua connotazione scura e depressiva, acquisita in molti secoli di storia, tra le lapidi e l'olezzo cimiteriale, dove anche i fiori, rimasti senza sepoltura, ricordano il morire.
In Verità, affermazione che non pretende alcuna condivisione (neanche su facebook), il dramma della morte, accompagnata dalla scia di sofferenza e pianto, è frutto della grande illusione...
La maggior parte degli individui, senza mai voler generalizzare, hanno paura di morire; e, di solito, non si accontentano delle spigazioni della religione. Il cattolicesimo ha dato una spiegazione abbastanza tranquillizzante dell'al di là. Basta comportarsi bene e dopo la morte ci sarà un luogo piacevole o beatifico,  a seconda dei meriti in vita, e ritroveremo tutti i nostri cari, almeno quelli buoni.
Anche in questo caso però, le persone sembrano non gradire...
In un'altra visione, quella reicarnazionista, le cose sono un po' più complicate. Serve una maturità più avanzata per annegare, si fa per dire, in un mondo sottile in cui siamo tutti fratelli o sorelle in attesa di un altro viaggio nella carne. Tralasciando le differenze tra le tradizioni, in questo mondo "post mortem" potremo trovare anche i nostri recenti parenti, ma anche quelli più indietro nel tempo; ammesso che non si siano giá reincarnati.
In questo tipo di spiegazione, serve più maturità e distacco da ciò che è transitorio, perché prenderemo atto che la nostra figlia nell'ultima vita poteva essere stato il capo ufficio o nostro padre, precedentemente, oppure potremmo scprire che la suocera attuale fu il nostro figlio prediletto di tre vite prima, ecc.
Ma non è finita, in questa visione non ci si riposa mai. Qui non c'è un paradiso eterno o un inferno eterno (e quest'ultima è una buona notizia). Di certo ci sono luoghi in cui ci troveremo, paradisiaci o infernali a seconda delle azioni compiute, e la permanenza potrebbe essere talmente lunga tanto da sembrare eterna. Ma non è così. Dopo l'esaurimento di quel credito o debito karmico si ricomincia la giostra: e allora giù altra reincarnazione. Alcuni proseguono lo stato infernale o paradisiaco in un altro corpo, in un pianeta che corrisponda al nostro stato karmico attuale.
Comunque, senza proseguire ad elencare le visioni dell'al di là, le persone,  di solito, non vogliono morire.
Esse sono attaccate a quello che hanno in quel momento e pensano che lo stato di cui fanno esperienza, ora, sia l'unico certo è rassicurante.
Subiscono, quindi, gli effetti dell'attaccamento.
Non importa se dopo ci sarà qualcosa di bello o una crescita in qualsiasi forma possibile. L'individualità vuole proprio quel corpo, quella famiglia, quel lavoro, quel ruolo particolare, ecc. ecc.
Questo attaccamento,  molte volte, rapisce pure chi non vive la migliore delle situazioni. Anche chi soffre, preferirebbe migliorare qui e non in altri posti strani, sottili e fantasmatici.
Bene...
Quando il nostro livello di sopportazione avrà raggiunto un limite estremo, quando cioè qualsiasi formula escatologica o qualsiasi stato di vita mostrerà la sua inefficacia circa la felicità, ci metteremo in cammino verso una soluzione finale e,  in assoluto, soddisfacente.
In quel momento, coscienti o no, in qualsiasi stato esistenziale, ci troveremo di fronte alla porta della Metafisica, La Suprema Conoscenza Non Duale dell'Essere.
Quel portale prezioso e velato dal mistero è l'accesso alla "Casa del Padre".
Ed Essa è la nostra reale, eterna, gloriosa Identità.
Qui, ora e sempre.

martedì 18 luglio 2017

Riflessioni Metafisiche 13

Uno dei problemi della Conoscenza Non Duale è il fraintendimento.
L'Insegnamento, nelle sue affermazioni più emblematiche, è travisato dalle proiezioni personali dell'apprendista, il quale, senza la presenza di un valido istruttore, si perderebbe da subito nell'illusione di aver compreso.
Da questo punto di vista, la condizione dell'apprendistato può durare per molto tempo. La maturità non è infatti determinata dal tempo ma dai riconoscimenti coscienziali autentici del ricercatore.
Questo fatto, in realtà più che naturale per quanto riguarda la Conoscenza Non Duale, è determinato da due cause principali.
La prima riguarda l'impossibilità di fare esperienza di ciò che non può essere né descritto, né sperimentato con la mente, né, tantomeno, con i sensi fisici.
La Conoscenza ultima è spiegata per metafora, è espressa nei simboli, ed Essa, quando è una buona espressione, funge da ponte tra ciò che è indicibile e i canali di percezione-comprensione della coscienza individuale, luogo da cui ogni ricercatore si mette in cammino; ma il linguaggio non è mai ciò che intende descrivere.
Questa necessità di mediazione apre, anche nel migliore dei casi, uno spazio di interpretazione in cui si riversa la proiezione personale del ricercatore, il quale traduce il linguaggio dell'insegnamento con la sua precomprensione. La mente, infatti, non accetta di non capire e tende a riempire gli spazi vuoti (l'incomprensibile) di ciò che si presenta ad essa.
Altra fondamentale causa dell'illusione di capire la Non Dualità, strettamente legata alla prima, è l'incapacità dei molti di stare in quello stato di umiltà, in cui accettiamo, subito, il perturbante di non avere più riferimenti con ciò che a noi è noto. Perché nulla di cui facciamo esperienza è comparabile con l'assenza di forma e manifestazione della Realtà ultima.
La Non Dualità può essere compresa solo per realizzazione in sé.
La Verità finale è unità tra Conoscenza ed Essere.
Ed Essa è Consapevolezza, Esistenza e Beatitudine assolute.

lunedì 17 luglio 2017

Riflessioni Metafisiche 12

La Conoscenza Metafisica, la Suprema Conoscenza Non Duale dell'Essere, è stata nascosta per millenni e svelata a quei pochi uomini e donne che dimostravano la loro autentica qualificazione per tale finale incontro col sapere.

In questo momento storico, la coscienza planetaria è attaccata da molte forze che intendono rallentare il risveglio all'universalità, che equivale al passaggio dall'era dei pesci, quella di Caino, fondata sulla lotta del fratello contro il proprio fratello, all'era dell'acquario, in cui assisteremo all'elevazione al piano universale della nostra civiltà. Quest'ultima vedrà l'affermarsi della compassione e dell'amorevolezza fra gli uomini.

L'umanità, quindi, quanto mai prima, è schiacciata sotto i colpi dell'ignoranza; tuttavia, questa generazione è la più aperta alla Conoscenza e, in modo irreversibile, si sta dirigendo verso il risveglio alla Verità.

Pertanto, la Metafisica è ora accessibile a tutti coloro che sperimentassero in sé quel fuoco dei filosofi che brucia ciò che non è reale e mostra ciò che è vero.

Questo è il motivo per cui, attualmente, sia più semplice giungere all'incontro con il livello finale della Conoscenza.

Tale apertura richiede, però, un cambio di atteggiamento del ricercatore.

Siamo soliti accedere alle varie conoscenze fenomeniche, che riguardano cioè le cose del mondo, con un atteggiamento discorsivo. Siamo quindi abituati alla dialettica tra il vero e il falso. 

Questo è un modo sano e necessario su un piano delle conoscenze relative, che sono sempre frutto di confronto ed esperienza comunitaria tra individui che inizialmente non sanno.

Questa maniera di operare è però inappropriata e un grande ostacolo per la Conoscenza dell'Essere.

Tale Sapienza è già totalmente svelata e testimoniata da millenni, e ancora oggi, da coloro che l'hanno realizzata in sé.

La Conoscenza metafisica non può essere posta in discussione tra chi sostiene una convinzione e chi un'altra. Questo sarebbe una grande perdita di tempo.

La Suprema Conoscenza è pronta per essere realizzata da ciascuno in sé.

Chi avesse le giuste qualificazioni per iniziare il cammino verso la Coscienza Una, oggetto della realizzazione metafisica, deve riuscire a sostituire il proprio atteggiamento mentale di contrapposizione con l'investigazione e l'umiltà del domandare, del chiedere e del chiarire.

La Via è da sempre tracciata per chi sia pronto ad affrontare la "morte iniziatica" dei veri filosofi, verso la consapevolezza, la libertà, la beatitudine e l'eternità.

I tempi sono maturi per incontrare, sapere, comprendere e realizzare.

In questo luogo non serve insultare, qui si è pronti solo per morire.

domenica 16 luglio 2017

Riflessioni Metafisiche 11

Nel mezzo del cammino, il praticante riesce a dominare il pensiero e si stabilizza nel silenzio, con più autorità.

Oltre il pensiero, scopre la libertà e la gioia incausata della "Casa del Padre".

In quel luogo di infinita possibilità, dimora, in assenza di manifestazione, di là dai nomi e dalle forme.

Ma egli non ha ancora portato a soluzione tutte le causa del divenire...

Nell'attimo, si presenta la tentazione.

In ogni istante eterno del silenzio, si apre un bivio, tra l'Essere e il divenire.

Il ricercatore, che ancora non ha compiuto il "solve et coagula", quindi, si concede...

E, di colpo, appare l'universo.

sabato 15 luglio 2017

Riflessioni Metafisiche 10

La Suprema Conoscenza Non Duale dell'Essere, livello finale della Sapienza, è stata trasmessa all'umanità, nei momenti primordiali della sua civiltà.

Essa è stata consegnata da esseri di gerarchia non umana, sia di costituzione fisica sia di struttura sottile.

Il passaggio è avvenuto direttamente o attraverso mediatori, che nella storia sono conosciuti come profeti.

Da quei momenti sono nati i grandi Testi Sacri delle varie Tradizioni, spesso, purtroppo, revisionati nei secoli successivi, alla luce dell'ignoranza.

Uomini di forza solare hanno realizzato in sé l'Insegnamento, dando vita alle catene iniziatiche. Alcune di esse sono attualmente in essere e disponibili per il risveglio dell'umanità terrestre.

Per quanto sappiamo dalla tradizione, un solo uomo ha rinunciato alla catena dei maestri precedenti; e dopo molti tentativi ha trovato la via per il risveglio. Egli divenne il Buddha.

La sua storia non dimostra la possibilità di risveglio in assenza dell'Insegnamento, ma il fatto che ogni uomo è dall'eternità ciò che pensa di dover realizzare: il Supremo Essere Non Duale.

È quindi possibile realizzare il risveglio senza  Insegnamento?

Che ci sia dato sapere, un solo uomo ha realizzato questo...

Riflessioni Metafisiche 9

Perché utilizzare tante parole per descrivere qualcosa che sta oltre qualsiasi linguaggio, al di là dei nomi e delle forme?

Questo accade perché, nel primo momento del cammino, la trasmissione della Conoscenza passa attraverso la mente.

Per comprendere, è necessario prima capire.

Ma, in Verità, ci sono ben poche cose da capire e tanto da non fare.

Oltre il pensiero, in assenza di modificazioni della mente, emerge la nostra reale Identità...

E Questa è pura consapevolezza, eterna esistenza e beatitudine assoluta e incondizionata.

venerdì 14 luglio 2017

Riflessioni Metafisiche 8

Esiste la Verità?
In molti anni di ricerca spirituale, ho assistito a varie forme di rapporto con questo concetto.
Ciò a cui dedico l'attuale riflessione prende il suo inizio dal significato di scetticismo.
Questo termine sarebbe in totale antitesi con la ricerca spirituale o iniziatica, perché, se abbiamo il dubbio che possa esserci una Verità finale, dove dovremmo dirigere la nostra ricerca? Ma, in realtà, questo è il livello più insensato che ho costatato. Di solito, lo scettico accetta che esista una realtà ultima, al di là di ogni relativismo, ma ritiene che questa non sia accessibile all'uomo.
Quest'ultimo tipo di anomalo ricercatore, o di profano, accoglie come verità possibile solo quello che riesce a comprendere con la mente e a percepire con i suoi sensi. Ed essendo cosciente solo del corpo e della mente, obietta che possano esistere altri strumenti conoscitivi oltre a quelli a lui noti, in quel dato momento. Sospende quindi il giudizio sulla verità in assoluto, rispetto alla quale si ritiene agnostico.
Non c'è possibilità di interlocuire con lo scettico, a meno che nasca un'istanza interiore che lo porti verso soluzioni più raffinate della conoscenza.
Sorge, in seguito, una domanda più che giustificata.
In genere, gli uomini partono tutti, compresi i ricercatori spirituali, dall'identificazione col corpo e la mente. Escludendo quei pochi, quindi, che hanno già in partenza doti sopra la media, ognuno di noi si è messso in cammino avendo a disposizione solo una percezione sensoriale della realtà e una comprensione razionale della stessa.
La differenza tra lo scettico e chi si apre ad una conoscenza che va oltre la materia e la logica sta nell'istanza interiore che porta alcuni a trovare soluzioni diverse, che si trovano in un territorio perturbante, proprio perché inizialmente fuori da ciò che è noto e familiare.
Chi ha il coraggio di uscire dalla precomprensione attuale della realtà, verso la Verità in assoluto è colui che può essere considerato un vero ricercatore.
Vediamo quindi quale sia la domanda che sorge a questo punto del ragionamento.
Colui che affronta una Conoscenza, non sperimentabile nel momento iniziale del cammino, come può credere che questa sia vera e non sia invece frutto di fantasia della tradizione?
Questa certezza richiede delle qualificazioni basilari, alle quali si aggiungeranno poi quelle specifiche per poter operare nella particolarità di ogni tradizione iniziatica. In assenza di queste, la spiritualità, l'iniziazione, la via della Conoscenza diventa semplice cultura; e questa, spesso, scivola in una forma ingenua di ateismo spirituale senza soluzione.
Una di queste qualificazioni iniziali, necessarie alla realizzazione della Verità, che per chi scrive è il risveglio non duale all'Essere assoluto ed eterno, è la capacità di "risuonare" con la Verità stessa, con la Realtà. Ciò significa riconoscere quando un Insegnamento è vero. Questo comporta un riconoscimento coscienziale interno che ci fa comprendere-ricevere la Verità affermata; e questo va oltre il processo dialettico della mente, nella quale ogni cosa può essere sia vera che falsa, senza risultato certo e finale. In alcuni casi estremi, neanche l'esperienza personale di un'affermazione, esperibile ipoteticamente fin da subito, potrebbe risolvere lo stallo della mente sulle proprie convinzioni.
Un'altra fondamentale qualificazione di base, legata alla precedente, è la fede.
Cos'è quindi la fede nei termini iniziatici?
Essa non è la credenza in qualcosa che non potrà mai essere sperimentato internamente, ma l'apertura iniziale verso la Realtà sempre presente in noi e non contattabile all'inizio, ma solo dopo il processo iniziatico dello svelamento; momento in cui, almeno in termini metafisici, riconosciamo noi stessi come l'Assoluto Essere che abbiamo pensato di dover realizzare. In Alchimia, tale "finale" è chiamato "La Grande Opera", la realizzazione della Coscienza Una.
Per questo, il Principio, 2000 anni fa, affermava: "Perché mi hai veduto tu hai creduto; beati quelli che credono pur senza aver visto".
Allo stesso tempo, il dubbio, che nel linguaggio comune descrive il significato di scetticismo, da cui è partita la nostra riflessione, assume un senso iniziatico, completamente diverso.
Il dubbio è il dovere di verificare in sé ciò che viene affermato dalla Conoscenza.
Ed Essa è la Verità.

giovedì 13 luglio 2017

RIFLESSIONI METAFISICHE 7

C'è un consolidato atteggiamento narcisistico proposto dall'io individuale ai suoi simili, che riguarda soprattutto le tematiche della crescita, del benessere, della consapevolezza oppure coinvolge l'acquisizione dei poteri, delle energie, ecc. Arriva fino a ciò che riguarda la Conoscenza Suprema dello Spirito.

Come si manifesta tale sconveniente pratica?

Quando assumiamo una competenza nei settori sopra citati, a titolo esemplificativo, prima ancora quindi di capire cosa stiamo facendo, cerchiamo di  elevarci a istruttori della scienza o ci proponiamo come dottori di tale disciplina. Mostriamo, soddisfatti e tronfi, tutte le nostre ingenue abilità, godendo gratificati dell'asimmetria che abbiamo stabilito sull'altro. E, spesso, senza voler generalizzare, non comprendendo realmente gli effetti generali delle nostre attività, osserviamo anche gli apparenti miglioramenti nel malcapitato.

Tutti coloro che si sono proposti in tali ricerche hanno vissuto inizialmente il fascino di pavoneggiarsi di quanto stavano acquisendo. Quasi tutti non sono mai guariti da questa terribile malattia dell'io.

Vediamo quindi il proliferare di corsi di meditazione, di yoga, di pratiche energetiche o di qualsiasi altra forma esoterica o simile. Non si fa altro che leggere o ricevere inviti a tali conoscenze o competenze.

Il risultato di tanta disgrazia è l'aver trasformato in una semplice pratica profana, adatta ad una palestra o ad un circolo, scienze che alla loro origine rappresentavano una Sapienza millenaria e preziosa, che richiede qualificazioni autentiche.

Tutto ciò, purtroppo, riguarda anche la Conoscenza Spirituale.
Anche in questo caso, la maggioranza dei ricercatori è più interessata a trasmettere la sua ignoranza che ad ottenere, nel silenzio, ciò che dice di voler realizzare.

Ci sono quindi offerte di sapienza nei seminari, nei corsi, nei ritiri di meditazione, ecc.

Cosa ancora più drammatica, spesso, gli insegnamenti sono a pagamento. Come se non bastasse il salario che l'ego del docente riceve sotto forma di gratificazione della superiorità sull'altro, il cosiddetto allievo.

In questa giungla moderna degli esoterismi o della spiritualità che non passa dalla "porta stretta", ("porta" che, per chi comprende, è assai gioiosa e liberante), è necessario acquisire dei segnavia che possano orientare il ricercatore ingenuo. E questo spunto di riflessione è utile anche per chi si proponga come cicerone inadeguato della sapienza.

Tali riflessioni sono, soprattutto, indirizzate alla Tradizione iniziatica.

1 Chi insegna deve aver realizzato in sé la competenza che intende trasmettere;

2 Colui che insegna senza essere un vero Maestro nella Scienza, deve aver ricevuto un incarico dal suo Maestro. Ed essendo stato autorizzato dalla reale Catena Iniziatica della Tradizione da cui proviene, sarà senz'altro libero, immune, indipendente dal risultato delle sue azioni, compreso l'insegnamento. L'umiltà, la compassione e il rigore saranno le sue compagne di docenza. È acquisito quindi il fatto che, in assenza di una reale Catena Iniziatica, ogni insegnamento è semplice ignoranza;

3 Colui che è qualificato a trasmettere un seme della Sapienza o, essendo un Maestro, a portare l'intera realizzazione della stessa, opera con la forza dell'amore ed è cosciente dello sforzo che questo comporta. Esso, senza alcuna gratificazione o desiderio, i quali elargiscono la forza anestetica del godimento compensatorio e narcisistico, si affatica, ma non è affato dipendente dalla stanchezza.

4 L'assenza di desiderio di insegnare è una delle qualificazioni di colui che realmente può testimoniare l'Insegnamento, ed è quindi adatto per essere incaricato a tale scopo.

5 Il pagamento è un fatto che non è previsto nella Tradizione Iniziatica. Essa non può essere scambiata per un lavoro o un modo di sopravvivere. Chi chiedesse un salario per tale finta competenza compie un'azione molto grave ed è giudicata severamente dalla realtà sottile, che governa il piano fisico. In alcune tradizioni è prevista l'elemosina.

6 La Conoscenza Tradizionale è ora disponibile per tutti coloro che desiderano autenticamente conoscere, ma essa comporta una grande responsabilità spirituale dell'Istruttore. Chi non comprendesse tale gravità, sarebbe meglio che tacesse.

mercoledì 12 luglio 2017

Riflessioni Metafisica 6


Per percorrere realmente una Via Spirituale è necessario agganciarsi ad una Catena Iniziatica tuttora viva.

Questo può realizzarsi solo se nella Tradizione in cui stiamo operando siano oggi presenti dei maestri che abbiano compiuto l'intero percorso realizzativo.

Molte volte, vedo ricercatori che si imbattono in percorsi che nella storia sono stati attivi e tramandati attraverso i veri testimoni di quella Tradizione particolare, ma che ora non offrono più maestri che possano rappresentarla.

Quando questo accade, "la parola è perduta...", in quel particolare cammino, e il suo specifico Insegnamento si riveste di simboli e linguaggi incomprensibili, indecifrabili o, cosa ancora più grave, è trascinato in diverse successive vie che lo interpretano, dandogli una connotazione relativa e limitante, che in nulla è all'altezza dell'Insegnamento originario.

Le vie, quindi, sono molte, ma non tutte percorribili, per assenza di chi possa testimoniarle dopo averle realizzate.

Ad esempio, da molti anni, osservo fratelli che si dedicano alla Via alchemica, (ma questo accade in molti altri casi), e continuano a discuisire sul significato dei simboli così affascinanti e misteriosi dell'Alchimia, senza mai poter iniziare, realmente, il lavoro interiore. Oppure, per quanto sopra sottolineato, procedono in percorsi che pensano di aver compreso cosa sia autenticamente l'Alchimia senza averne la minima idea.

In vero, la Conoscenza Universale, che nella storia si è manifestata in vari modi, è viva e testimoniata più che mai nei nostri giorni; e questa non comunica per simboli, ma si mostra nell'esperienza reale di chi l'ha realizzata. Essa ci parla nel linguaggio chiaro e comprensibile di tutti, nella sua semplicità. E questa estrema chiarezza dell'Insegnamento richiede solo di essere percorso e realizzato in sé.

Cosa strana, quando ciò si presenta, la maggioranza dei ricercatori volta lo sguardo indietro...

si addormenta... 

e si ricopre con un manto di simboli.

martedì 11 luglio 2017

Riflessioni Metafisiche 5

Chi si rivolge alla realizzazione della Grande Opera ossia allo svelamento della Verità in noi, che corrisponde alla nostra reale Identità, prima o poi deve affrontare, comprendere e trascendere l'energia del "desiderio".
Qual è la causa del desiderare? Cosa produce in noi tale energia e in che modo ostacola la nostra libertà?
Il desiderio è la ricerca di colmare un vuoto interiore che, dal punto di vista della Conoscenza ultima, la Metafisica, nasce dalla dimenticanza primordiale di essere già, da sempre, pura totalità.
Il mito della "caduta" mostra questa perdita momentanea della consapevolezza di essere, in eterno, pura pienezza, il fondamento di ogni possibile esperienza o forma manifesta.
La Grane Opera, realizzazione finale della tradizione alchemica, come avviene in tutte le altre scuole metafisiche, descrive quindi il "risveglio" alla Coscienza Una Non Duale, cioè: il riconoscimento di chi siamo realmente, l'Essere assoluto ed eterno, la consapevolezza suprema, la beatitudine, e il superamento definitivo della schiavitù dalla morte e dalla continua rinascita.
Il desiderio quindi ci spinge a compensare questo senso di incompletezza che sperimenta l'io individuale.
Noi desideriamo ottenere o realizzare qualcosa perché pensiamo che questo appaghi la nostra illusoria incompletezza. Ricerchiamo un nuovo lavoro, la carriera, una macchina, un uomo o una donna per amarci, sempre diversi e nuovi, aspiriamo ad una considerazione maggiore degli altri, ecc. Quando otteniamo ciò che stiamo desiderando ci sentiamo appagati, fino a quando inizierà un nuovo desiderare. In ciò, anche il desiderare di realizzare la Grande Opera è un desiderio, utile inizialmente per dirigere le nostre energie verso la Verità; tuttavia anch'esso, essendo un desiderio, quando la via è tracciata, dovrà essere abbandonato.
L'io individuale, quindi, vive un terribile malinteso. Pensiamo che la felicità provenga da un oggetto particolare, quando realizzato, e non riconosciamo che il godimento è causato dalla momentanea assenza del desiderio stesso; prima che questa energia si risvegli verso una nuova meta.
Molte energie negative, che vagano minacciose nella nostra coscienza, sono legate al desiderio e all'attaccamento che abbiamo agli oggetti del desiderare. E per oggetti intendiamo qualsiasi significato: persone, sentimenti, cose, esperienze, ecc.
Proviamo invidia verso chi possiede (momentaneamente) oggetti che noi ora non possiamo ottenere; siamo gelosi per la paura di perderli, perché pensiamo siano nostri in assoluto, e la nostra vita dipende da essi; soffriamo per l'aspettativa, se la realtà non corrisponde alle nostre fantasie e così via...
Anche il desiderare di non desiderare è un atto di volontà forte del desiderio. Da quest'ultima cattiva comprensione nascono le aberranti inibizioni verso qualsiasi esperienza del desiderare. Abbiamo assistito nella storia alla frustrazione nefasta verso l'oggetto del desiderio, che sia stato il sesso, il benessere o qualsiasi altro ottenimento, generando così la crescita esponenziale di questa energia alienante e compensatoria insieme alla dipendenza psicologica verso qualsiasi oggetto del mondo.
Il vero ricercatore non si priva di nessuna esperienza o oggetto. Esso, alla luce della Conoscenza, comprende l'energia del desiderio e come questo sia causa della sofferenza e della dipendenza.
Il vero ricercatore, nel suo operare, svela in sé la pienezza eterna.
Il vero ricercatore, fruisce dell'intero universo, fisico o spirituale che sia; ma non si attacca a nulla, sa di non avere necessità, perché ogni forma è un suo prodotto...
Il vero ricercatore, in Verità:
"Vive nel mondo, senza essere del mondo".

lunedì 10 luglio 2017

RIFLESSIONI METAFISICHE 4

Se è vero che l'obiettivo di tutti gli esseri è sperimentare la felicità, è anche evidente che non tutti abbiano chiaro cosa li renda veramente felici.
La grande maggioranza comprende la felicità e la gioia attraverso la propria individualità; e cade così nella rete dell'egoismo.
L'io individuale, ignorando cosa sia realmente la causa del proprio benessere, calpesta l'altro e spalanca la porta della sua oscura solitudine.
Pochi riconoscono la realtà...
Questi, elevandosi alla coscienza universale, comprendono che l'altro è sé stessi, e in lui scoprono la loro beatitudine.
Il Principio, 2000 anni fa, indicava di amare il prossimo.
La sua frase venne però tradotta in maniera che potesse comprenderla l'individualità: "Ama il prossimo tuo come te stesso".
Questa traduzione si avvicinò alla comprensione della mente egoica, perché mantenne la separazione fra l'io e l'altro, ma non sollecitando la stessa ad elevarsi ad una comprensione superiore, divenne un'occasione fallita.
Nessuno riuscì ad amare l'altro come se stesso...
In pochi compresero la vera traduzione.
In quest'ultima, il Principio indicò la direzione da prendere e la realizzazione universale della felicità.
Questa frase suonava così: "Ama il prossimo tuo perché è te stesso".

domenica 9 luglio 2017

Riflessioni Metafisiche 3

In alcuni Ordini Iniziatici, la Conoscenza è trasmessa attraverso il lavoro sui simboli.
In queste Scuole, l'allievo si relaziona con oggetti simbolici e si impegna a comprendere il loro significato, che si trasforma in base al livello di maturità che si raggiunge nel tempo.
Tutto questo sarebbe un ottimo sistema pedagogico se nel contesto in cui viene utilizzato fosse presente la Conoscenza finale e totale a cui i simboli si rivolgono.
Purtroppo, spesso, negli Ordini che utilizzano il sistema simbolico si è persa la Conoscenza Tradizionale.
Inoltre, fatto assai sconveniente, in tale contesto, chi dovrebbe condurre l'Insegnamento ritiene che la Verità non sia afferrabile; si vanta di essere un uomo del "dubbio".
Il "dubbio", in realtà, è uno strumento operativo necessario, se per esso si intende: "La necessità di verificare in sé l'insegnamento", e non lo scetticismo stagnante che zavorra nella propria attuale ignoranza.
Il lavoro sui simboli, quindi, è utile, anche se non necessario, se concorre ad uscire dalla rigida razionalità del profano.
Il simbolo contribuisce a mettere alla ragione le ali dell'intuizione, verso la Verità.
Mancando quest'ultima, tale lavoro è un mero gioco di parole.