martedì 22 novembre 2016

6 parte “SEFER YETZIRAH” Uno studio sui confini tra lingua sacra ed arbitrarietà



Il NUMERO 32: I SENTIERI


Abbiamo ritenuto cosa necessaria progettare un paragrafo al fine di analizzare ciò che significa, in Cabalà, il numero trentadue e quale sia il legame, attraverso il medesimo, che lega il Sefer Yetzirah alla fonte indiscussa dell’intero patrimonio della mistica ebraica, ossia, la Torà stessa.
Ci rifacciamo, nell’analisi dei contenuti primari di questo tema, ad una regola dell’ermeneutica cabalistica, che sostiene l’importanza di individuare, all’inizio del lavoro d’interpretazione, i termini iniziali della parola, della frase, dell’opera intera. Vedremo, infatti, nel corso del paragrafo, che la prima lettera della Torà avrà un’importanza fondamentale sull’intera opera, come pure, la prima frase del Sefer Yetzirah determinerà il senso di tutto il testo. Ma c’è di più. Come se un’opera fosse un contenuto, e la prima e l’ultima lettera il suo contenitore, anche la (lettera) finale, molte volte, in posizione inferiore alla prima, ha la sua importanza. Come vedremo, infatti, la prima lettera della Torà, la Beth, aprirà un “orizzonte di senso” unita all’ultima, ossia la Lamed.
Per quanto riguarda più specificatamente il Sefer Yetzirah, sosteniamo che la prima frase di questo piccolo e complesso trattato è il fondamento per comprendere quale sia la ragnatela su cui si costruirà l’intera trattazione.

Dicendo: “Trentadue meravigliosi sentieri di sapienza tracciò Iddio, …”, l’autore del nostro “libro”, ci indica due elementi indispensabili per comprendere tutto quanto seguirà. In questo caso non analizziamo la lettera iniziale, ma la parola e, in seconda analisi, la frase intera.
Il primo termine usato è il numero Trentadue. Analizzeremo i significati che questo nasconde utilizzando alcuni processi d’interpretazione, il cui svolgimento sarà utile per conoscere meglio i modi operativi dell’ermeneutica cabalistica.
Il senso della prima frase è ulteriormente specificato da un’altra parola fondamentale. L’autore ci evidenzia la cifra Trentadue; ma, trentadue cosa?
Naturalmente “Trentadue Sentieri” che, come ben sappiamo, sono formati da dieci Sefiroth e ventidue Lettere. Andando ancora oltre troviamo nella frase un’ulteriore precisazione. I “Sentieri” sono Trentadue; ma di che tipo?
“Di Sapienza”.
Giunti a questo punto possiamo sapere quale sarà il soggetto principale del Libro. Il Sefer Yetzirah ci parlerà dei “Trentadue Sentieri di Sapienza”, ossia, quei percorsi iniziatici, formati da Sefiroth e Lettere, all’interno dell’Albero della Vita, naturalmente, o “Albero Sefirotico”, che sono generati, però, nel segno della Sapienza, Chokhmà: la seconda Sefirà dell’albero.
Come abbiamo sintetizzato, grossolanamente, nel corso del paragrafo dedicato alla “analisi della lettera ebraica”, la Sapienza, la seconda Sefirà, Chokhmà, trasmette l’idea di “intuizione”, “paradosso”, “lampo della rivelazione dei piani superiori di coscienza”.
Si tratta, quindi, di un contesto che trascende il luogo della razionalità.
Questo ci dà la possibilità di spiegare sia lo stile di scrittura, che sembra necessitare, per essere compreso, di un piano più intuitivo che scientifico, sia l’utilizzo che nella storia si è fatto del libro, come manuale di tecniche estatiche[1] o, addirittura, magiche.
A titolo meramente informativo, diamo notizia che nella Cabalà ci sono due fondamentali percorsi. Uno è quello che stiamo analizzando, ossia, il percorso dei “Trentadue Sentieri della Sapienza” che, come abbiamo appena visto, si fondano nella seconda Sefirà, l’altro, che parte dalla terza, è conosciuto come “Le cinquanta porte dell’intelligenza”.
Come abbiamo avuto modo di spiegare, la Sefirà dedicata alle facoltà razionali è, appunto, la terza, Binà. Le “Cinquanta Porte”, a differenza dei “Trentadue Sentieri”, dedicati all’intuizione, sono, quindi, cinquanta forme di conoscenza razionale; ma questa, con un linguaggio cinematografico, è un’altra puntata.

Svolgiamo, ora, i compiti che ci siamo assegnati, partendo dall’analisi del numero trentadue.
Utilizziamo, come introduzione, un passo di un interessante libro che analizza, cabalisticamente, “Il Cantico dei Cantici”.

L’entità numerica 32 non è casuale, ma possiede diverse e precise origini bibliche.
La storia della creazione, così come è descritta nel primo capitolo del Bereshit (Genesi), contiene esattamente 32 volte il nome ELOHIM, il primo dei vari nomi con cui Dio è chiamato nella Torà.
La Cabalà spiega che il nome “Elohim”, descrive la potenza divina preposta alla creazione e al mantenimento delle leggi naturali su cui poggia la realtà. Infatti, il suo valore numerico è 86, pari a quello della parola Ha – Teva, che significa <La Natura>[2].

Quindi, come già accennavamo, il numero trentadue è un importante ponte tra il numero dei “Sentieri” del Sefer Yetzirah e la Torà.
Per approfondire l’aspetto particolare del numero, al di là dell’importanza che ha nel nostro libro, vediamo come la stessa Torà sia da esso rappresentata.

La lettera iniziale dell’Opera Biblica è la Beth (Bereshit), il cui valore numerico è 2, e quella con cui finisce è la Lamed (Israel), il cui valore numerico è 30.
La somma della prima e dell’ultima lettera della Torà è così il simbolo di tutto il suo contenuto, il quale, se scendiamo oltre il primo piano di lettura,  visto come un insieme di fatti e norme etiche, diventa il segno della creazione, “il progetto operativo dell’intero edificio nei suoi vari e multiformi aspetti[3].

Trentadue è anche il valore della parola LEV, CUORE, (Lamed – Beth).
Questa concordanza equivale a dire che la Torà è, appunto, il cuore stesso della creazione, e, quindi, i “Trentadue Sentieri”, per fare un’incisa sul nostro Sefer Yetzirah, sono il “cuore” della realtà.

Una altro modo per analizzare cabalisticamente il numero 32 è quello di considerarlo la quinta potenza del numero 2.
In questo senso, la base “2” rappresenta la polarità fondamentale su cui si basa l’esistenza[4], divisa in opposti che si attualizzano sia nell’uomo che nel mondo fisico come maschile –femminile, caldo – freddo, bene – male, positivo – negativo, attraente – respingente, materia - antimateria, ecc.[5]
L’esponente a cui va elevato il “2”, per ottenere “32”, è “5”, che, secondo il Sefer Yetzirah, si riferisce alle cinque dimensioni della creazione. Esse sono: le tre dimensioni dello spazio (Mondo), la misura del tempo (Anno) e le qualità della coscienza (Anima). E’ evidente che, dalla scienza, sono considerate solo le prime quattro dimensioni fra quelle analizzate dal Sefer Yetzirah.
Per concludere le interpretazioni di questo numero, possiamo aggiungere che i libri della Torà scritta, o Pentateuco (penta = cinque), sono cinque.

Le tavole ricevute da Mosè erano due, e su ciascuna c’erano cinque frasi. Tutto ciò, in Cabalà, conferma l’importanza del citato rapporto tra 2 e 5.

“Due” elevato a “cinque” è dunque la formula che afferma come occorra saper leggere la dualità fondamentale dell’esistenza in termini di parallelismo, di corrispondenza, estendendo tale lettura mediante la sua estensione a tutti i cinque gradi dell’essere.
  
Passiamo, ora, all’analisi del numero 32 all’interno del nostro libro, cercando di chiarire la formazione e un primo significato dei “Trentadue Sentieri”.

Come abbiamo accennato più volte, i “Trentadue Sentieri della Sapienza”, elemento fondamentale per la comprensione del significato che il Sefer Yetzirah trasmette, sono formati da due elementi: dieci Sefiroth e ventidue Lettere dell’Alef Beit.
Essendo le lettere, nello stesso testo, divise in tre gruppi, gli elementi che costituiscono i Sentieri, in conseguenza di ciò, diventano quattro: 10 sefiroth, 3 lettere madri, 7 doppie e 12 semplici.
Osservando la composizione dell’Albero della Vita è interessante notare che, a parte le 10 sefiroth che, solitamente, sono raffigurate da dieci cerchi, i ventidue canali sono rappresentati da tre gruppi di linee: tre orizzontali, sette verticali e dodici oblique[6].
I tre canali orizzontali, ad esempio, corrispondono alle Tre Lettere Madri, che sono: la Shin, che unisce la Sefirà della Sapienza a quella dell’Intelligenza, e nel Sefer Yetzirah rappresenta la Testa e l’elemento del Fuoco, l’Alef che unisce Amore e Forza, ed è il Torace, l’elemento Aria, la Mem, il Ventre nel corpo, l’Acqua come elemento, ed unisce le due Sefiroth basse, l’Eternità e lo Splendore.

Nel libro del Genesi, come già accennato, troviamo il nome di Dio, Elohim, trentadue volte, che sono a loro volta suddivise in quattro modi di apparire.
Dieci volte c’è la frase “Vayomer Elohim”, “Dio disse”, e queste sono le Sefiroth.
Troviamo, poi, per tre volte “Vayas Elohim”, “Dio fece”. Queste frasi sono i tre canali orizzontali, rappresentati dalle tre Lettere Madri. Si può spiegare l’orizzontalità di questi canali in associazione al verbo “fare” perché, nell’esoterismo in genere, quindi anche nella Cabalà, il “fare” è legato ad un concetto di “orizzontalità”.
Ci sono poi sette espressioni: “Vayar Elohim”, “Dio vide”.
Queste sono i sette canali verticali, associati alle Sette Lettere Doppie.
Infine, rimangono dodici espressioni assortite: “Lo Spirito di Dio aleggiava”, “E Dio creò Adamo”, ” “E Dio separò la luce”, ecc. Una serie di verbi assortiti, quindi, che sono i canali obliqui collegati alle “dodici semplici”, che rappresentano un’azione complessa, combinazione tra orizzontale e verticale.
Per comprendere più a fondo il significato dei singoli sentieri è necessario far riferimento al versetto corrispondente. Per maggiore chiarezza e per approfondire ulteriormente il laboratorio che abbiamo scelto per le nostre riflessioni legate al linguaggio, mostriamo esplicitamente i trentadue sentieri, mantenendo un ordine numerico, senza raggrupparli, quindi, nei quattro gruppi individuati (10 / 3 / 7 / 12), essendo importante, il loro ordine, per essere interpretati.



1)     Bereshit barà ELOHIM et                        In principio Dio creò
2)     Veruach ELOHIM merachefet                             E lo spirito di Dio aleggiava
3)     Vayomer ELOHIM yehi or                       E Dio disse: “Sia la luce”
4)     Vayar ELOHIM et haor                                        E Dio vide la luce
5)     Vayavdel ELOHIM bein haor                               E Dio separò la luce
6)     Vaikra ELOHIM laor yom                         E Dio chiamò la luce “giorno”
7)     Vayomer ELOHIM yehi ragia                              E Dio disse: “Sia il firmamento”
8)     Vayas ELOHIM et haragia                       E Dio fece il firmamento
9)     Vaykra ELOHIM laragia                           E Dio chiamò il firmamento “cielo”
10)  Vayomer ELOHIM ygavu amaim             E Dio disse: “Si radunino le acque”
11)  Vaigra ELOHIM la yabasha aretz            E Dio chiamò l’asciutto “terra”
12)  Vayar ELOHIM ki tov                                           E Dio vide che ciò era buono
13)  Vayomer ELOHIM tedshe haaretz           E Dio disse: “Germogli la terra”
14)  Vayar ELOHIM ki tov                                           E Dio vide che ciò era buono
15)  Vayomer ELOHIM yahi meorot                     E Dio disse: “Siano i luminari”
16)  Vayas ELOHIM et shnei haneorot                E Dio fece i due luminari
17)     Vaitem ottam ELOHIM biregia hashamaim  E Dio li pose nel firm.to dei cieli
18)     Vayar ELOHIM ki tov                                                 E Dio vide che ciò era buono
19)     Vayomer ELOHIM ishretzu hamaim                         E D. disse:“Brulichino le acque”
20)     Vaivra ELOHIM hataninim                            E Dio creò i mostri marini
21)     Vayar ELOHIM ki tov                                                E Dio vide che ciò era buono
22)     Vayevarekh ottam ELOHIM                                     E Dio li benedisse
23)     Vayomer ELOHIM totze haaretz                E D. dis.:”Faccia uscire la terra”
24)     Vaias ELOHIM et chait hasadè                  E Dio fece gli animali del campo
25)     Vayar ELOHIM ki tov                                              E Dio vide che ciò era buono
26)     Vayomer ELOHIM na’assè Adam              E Dio disse: “Faremo l’uomo”
27)     Vaivra ELOHIM et ha Adam                                   E Dio creò Adamo
28)     Betzlem ELOHIM bara otto                        Nell’immagine di Dio lo creò
29)     Vaievarekh ottam ELOHIM                        E Dio li benedisse
30)     Vayomer lahem ELOHIM pru urvu;               D. dis. loro:”Crescete e moltiplicatevi”
31)     Vayomer ELOHIM hine natati                    E Dio disse: ”Ecco, ho posto”
32)     Vayar ELOHIM et kol asher assà      Dio vide tutto quello che aveva fatto.

Prendiamo il Sentiero 26 come esempio per accennare, superficialmente, un modo cabalistico di procedere nell’analisi dei sentieri.
Questo Sentiero è quello in cui si annuncia la creazione di Adamo, l’Adam qadmon, “l’Uomo primordiale”.
Ventisei, come abbiamo già visto, è un numero essenziale, in quanto è il valore del Nome YHVH, il più importante dei nomi di Dio, nonché valore numerico della lettera Alef che lo rappresenta simbolicamente, analizzata nelle componenti costitutive della sua figura.
Questo crea un importante parallelismo tra Dio e Uomo, tanto da lasciare spazio anche ad un’interpretazione laica, certamente non accettata dall’ortodossia religiosa, ma, a nostro personale giudizio, abbastanza probabile. Possiamo, cioè, affermare, partendo da questo parallelismo, che Dio sia l’uomo stesso, ossia, una proiezione di ciò che l’uomo ritiene essere la migliore espressione di sé, e questo è dimostrato dall’abbondanza diversificata di Divinità, così come sono molti e diversi i popoli sulla terra, immersi nella propria arbitrarietà etica ed immaginifica[7]. Tornando, però, ad un contesto più ortodosso delle interpretazioni possibili, costatiamo la condivisione sostanziale che l’uomo ha con Dio, il Quale lo crea a sua immagine e somiglianza. Ricordiamo, per meglio evidenziare questo concetto, che la Torà dice: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò[8]. Tutto ciò, così come è esposto nella Torà stessa, apre le problematiche che solo dopo molti millenni sono state affrontate in campo psicanalitico, ossia, la doppia costituzione dell’essere umano, maschile e femminile. Nel versetto Biblico, infatti, non si parla del lavoro di Dio che si adopera a fare l’umanità dividendola tra uomini e donne, ma, come recita il testo stesso, “… maschio e femmina li creò”, intendendo chiaramente la doppia struttura dell’essere umano come prototipo originario (Adam qadmon)[9].
L’analisi, quindi, del sentiero legato al versetto 26 porta ad una speculazione su tutta la mistica ebraica, partendo necessariamente dalla Torà, creando così un rimando di senso profondamente ramificato che entra nei “segni” con cui è trasmesso. Abbiamo, infatti, legato il senso della frase al numero 26, e questo l’abbiamo visto come il rappresentante del Tetragramma Divino, YHVH, come pure uno dei vari numeri della lettera Alef, la quale, in un altro sistema di calcolo, vale anche 1, ed “uno” è anche il numero del primo sentiero, che recita: “In principio Dio creò”. L’Uno è, in Cabalà, il numero creativo per eccellenza, la radice del tutto, legato, quindi, con l’opera ed il significato del sentiero 26. Sappiamo anche che la lettera Alef può avere il valore numerico 111, se analizzata nelle lettere che compongono il suo nome, ossia, אלפ(80-30-1).
Come abbiamo visto dal Sefer Yetzirah la creazione si attualizza in tre piani, Mondo, Anno, anima, e questo motiva la triplice presenza figurativa dell’unità “1”, che troviamo nel numero 111.







[1] Come in indice, tratteremo del rapporto tra Sefer Yetzirah e meditazione estatica in un paragrafo dedicato.
[2] “Il Cantico dei Cantici e la Tradizione Cabalistica”.  Giuseppe Abramo. Ed. Bastogi (Foggia 1999). Pag. 22
[3] “Il Cantico…”: testo già citato, pag. 22
[4] Anche il valore della prima lettera della Torà, come abbiamo visto, è 2, ed essa, oltre alle sue molte prerogative, in Cabalà,  testimonia lo stato binario dell’esistenza.
[5] La binarietà strutturale dell’esistenza, non tiene naturalmente conto del concetto di relatività, espresso formalmente negli interessanti studi sulla “logica fuzzy”.  
[6] Abbiamo citato un passo del Sefer Yetzirah che, trattando delle dodici lettere semplici, ci parla, appunto,  di “Dodici frontiere oblique”.
[7] Sottolineiamo la natura personale dell’interpretazione, circa l’idea di proiezione umana di Dio, certi che ciò non faccia parte dell’ermeneutica cabalistica, che rimane senz’altro legata ad un contesto religioso. Abbiamo affermato questa nostra idea, però, per prospettare l’utilizzo laico delle tradizioni antiche, anche se religiose, portatrici di verità che vanno al di là della semplicistica interpretazione che la cultura essoterica ha fatto di esse.
[8] “Genesi” (1, 27-29).
[9] Se il senso profondo della creazione mostra di possedere molte più letture di quanto non ci si limiti di solito ad osservare, tanto da anticipare, di molto, la moderna cultura del “profondo”, per l’interpretazione “esoterica” ciò significa che, partendo ad esempio dai nostri 32 sentieri, ci troviamo di fronte ad un’informazione da decifrare per affrontare il percorso dell’autocoscienza, che l’iniziato può fare, al fine di trasformare (in termini alchemici, “trasmutare”) la sua sostanza “interiore”. 

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