mercoledì 26 gennaio 2022

LA MAGIA DELLA FELICITÀ



Un grande errore è pensare che per noi sia importante realizzare obiettivi e desideri, come, per fare qualche esempio: vivere un'esperienza, acquisire un possesso, un risultato, godere di un accadimento, ecc. Non sono questi eventi che ci fanno stare bene, ma lo stato emotivo che essi inducono. Non è quindi importante quello che facciamo, qualunque evento sia, ma come questo ci fa sentire. Un risultato che ci rende più liberi e gratificati lo otteniamo quando, alla luce della conoscenza del funzionamento della nostra mente e della consapevolezza di ciò che per noi è importante, comprendiamo che ci sono più modi per raggiungere lo stesso stato emotivo che desideriamo. Ad esempio, se per noi è desiderabile sperimentare uno stato di "tranquillità", e pensiamo che sia ottenibile solo comprando una baita sul monte più alto del sistema solare, Olympus Mons, è molto probabile che rimarremo insoddisfatti; perché si trova sul pianeta Marte e, fra le difficoltà che questo obiettivo presenta, Olympus Mons è anche un vulcano. Un lavoro essenziale è quindi scoprire che lo stato di "tranquillità" desiderato, per quello che è il nostro esempio, può essere ottenuto comunque vivendo altre esperienze, come: leggere un bel libro davanti ad un camino, fare un viaggio in Scozia, stare abbracciati con la persona che amiamo, fare una passeggiata in un bosco, ecc. Proprio perché, anche se non ne siamo consapevoli, non è importante la baita in quel luogo, ma vivere quell'emozione particolare, che possiamo sperimentare in molti altri modi. Questo non è ovvio, ma frutto di uno dei molti lavori efficaci sul mentale. Tale operazione sulle potenzialità della mente arricchisce di molto le nostre possibilità di vivere una vita piena e appagante. 

Qui termina la prima riflessione. 

Chi non volesse andare più in là degli strumenti mentali, non prosegua la lettura. 

Con coloro che desiderassero andare più in profondità facciamo invece un passaggio in più. In realtà, si tratta di un salto quantico sulla  conoscenza e le sue possibilità, impensabili per la mente. Conoscenza che in questa sede è solo accennata. 

C'è un'antica saggezza, che possiamo chiamare "Scienza dello Spirito", la quale ci mette in guardia circa i limiti degli strumenti che rimangono sul piano della mente. Sappiamo che questo raffinato lavoro sulla e con la mente arricchisce le nostre possibilità di vivere le tonalità emotive che sono per noi importanti, e di condurre una vita più appagante ed equilibrata. La conoscenza millenaria ci avverte però che qualsiasi stato emotivo positivo non riuscirà ad essere completamente efficace, perché ha una durata nel tempo, e non risolve il vero impedimento, che tutti hanno verso lo stare bene. Gli esseri umani per quanto possano impegnarsi sono fondati su un vuoto di fondo, angosciante, a causa della perdita della consapevolezza di essere già completi, senza la necessità di fare od ottenere nulla. Ciò significa che la nostra autentica natura spirituale è pura pienezza, gioia infinita e incausata. 

La Scienza dello Spirito insegna come riportare la nostra consapevolezza al centro del nostro essere dove scopriamo di non avere bisogno di nessuna esperienza nell'universo, perché nella nostra autentica natura siamo già beatitudine assoluta ed eterna. 

Questo è il risultato finale della Conoscenza. 

Ciò non significa che assumere competenze mentali e realizzarne le meravigliose possibilità sia inutile. Quanto abbiamo visto inizialmente è un ottimo lavoro che un individuo ha la possibilità di fare su se stesso. È una grande occasione per coloro che non intendono spingersi più in profondità. Le soluzioni più potenti le troviamo tuttavia andando oltre la mente, scoprendo la nostra vera natura spirituale. 

Non significa neanche che per ottenere un risultato importante si debba aspettare di realizzare il divino che è in noi, che sarà senza dubbio dirompente.

Il processo di svelamento della nostra Identità superiore, attimo dopo attimo, espande le nostre possibilità esistenziali. 

Acquistando conoscenze più elevate e operando in tal senso nella nostra interiorità, scopriamo da subito che qualsiasi stato emotivo non potrà soddisfare il più importante tra i valori: essere felici. Ogni essere, consapevole o no che sia, vuole vivere felice. 

Prima di realizzare lo stato finale della nostra divina Identità, scopriamo quindi che c'è un ostacolo potente e subdolo all'essere felici, che possiamo eliminare sin dall'inizio. Questo è chiamato "aspettativa". La comprensione e la soluzione di tale impedimento chiarisce meglio i limiti del lavoro mentale prima evidenziato, per quanto, ripetiamolo, esso sia tra i più raffinati che possiamo agire nella mente, e con strumenti mentali. Fin quando ci aspettiamo però che le cose vadano nel modo che desideriamo, viviamo nell'ansia, siamo tesi, insofferenti, nervosi perché cerchiamo in tutti i modi di vivere ciò che ci aspettiamo e desideriamo. A volte, dopo tante fatiche, come abbiamo visto, possiamo ottenere la realizzazione dei nostri progetti, ma non sarà una soddisfazione stabile. La realtà del mondo è impermanente. Tutto cambia continuamente, così come cambiamo anche noi. E sappiamo che qualsiasi ottenimento è destinato ad affievolirsi o ad annullarsi nel tempo. Quando avviene ciò che ci aspettiamo, viviamo un attimo di tregua e poi si riparte con l'ansia per un altro desiderio, senza mai approdare ad una lieta e definitiva conclusione. Perché nulla colmerà la nostra illusoria assenza di totalità, in verità, da sempre già presente in noi. 

La felicità, nel significato più elevato del termine, non può dipendere da qualcosa che deve accadere. Essa non è uno stato emotivo, ma la nostra natura più intima che abbiamo dimenticato. La vera felicità è ciò che sperimenta chi vive in questa realtà, e deve assolvere ai compiti e ai progetti della vita, senza aspettarsi nulla. E questo è anche il presupposto per essere efficaci sul mondo, in potenza e gloria. In realtà, possiamo affermare che iniziamo ad essere veramente felici, quando cominciamo a lasciare che la vita scorra nella sua naturalezza, senza cercare di modificare il suo corso. Perché alla fine tutto sarà sempre, in armonia, giusto e perfetto. 

mercoledì 5 gennaio 2022

CURRICULUM IN PROSA


Danilo Semprini nasce nel 1965, e sin da bambino mostra un'istanza interiore rivolta alla spiritualità, che rimarrà sospesa nel periodo degli sforzi della crescita. Per compiere la titanica impresa di raggiungere la maturità, pur avendo le caratteristiche dell'intellettuale, lascia il liceo a quindici anni. Dal 1980 al 1990, intuendo le necessità dell'emancipazione dell'io, ricerca lo sviluppo della sua polarità maschile tra gli uomini cosiddetti "autentici", quelli della Seconda Guerra Mondiale, assumendoli come suoi pari. A tal fine lavora come artigiano nel quartiere popolare romano San Lorenzo, negli anni ancora fiorenti degli artisti e dell'artigianato. Si specializza in questo periodo nella meccanica di precisione. Inizia la pratica delle Arti Marziali, che poi insegnerà fino a quarantacinque anni. A venticinque anni lascia la genuinità di questo mondo popolare, salutandolo con gratitudine, per riprendere il corso naturale dei suoi interessi interiori. Entra in un Istituto bancario. Per quanto questo non fosse il luogo ideale per le sue caratteristiche originarie, la stabilità aziendale gli offre tuttavia la possibilità di riprendere gli studi sospesi e di approfondire i temi che gli erano più cari. Riprende quindi gli studi classici e, in seguito, si laurea con pieni voti, presso la Facoltà di Filosofia dell'Università "La Sapienza" di Roma. Eclettico nella ricerca di quegli anni, anche nell'attività lavorativa si dedica a varie professioni. Pratica la fotografia, prima, e, in seguito, dopo approfonditi studi nel settore del counseling e del coaching, diviene trainer, ed apre uno studio dove si dedica alla relazione d'aiuto. Approfondisce, in modo particolare, il couseling oncologico per il sostegno a pazienti, medici, infermieri e a qualsiasi altra persona operante nel settore dell'oncologia medica. Organizza corsi di formazione e conduce ritiri di meditazione.

Dopo gli anni dell'adolescenza, in cui sembrava aver abbandonato la ricerca spirituale, ritorna in lui il fervore rivolto alla "Scienza dello Spirito". Trasforma la ricerca filosofica accademica nel profondo interesse verso gli insegnamenti iniziatici tradizionali. Inizia quindi il suo percorso nell'esoterismo. Nel 2000 è iniziato nella Loggia Monte Sion del Grande Oriente d'Italia, della quale, nel 2006, diviene il Maestro Venerabile. Qui approfondisce la conoscenza esoterica in generale e la mistica ebraica in particolare, essendo la Monte Sion dedita allo studio della Cabalà. Inizia, contestualmente, il percorso nel Rito Scozzese Antico ed Accettato, nel quale, nel 2007, è investito dell'ultimo grado iniziatico, quello di Cavaliere Kadosh. Come avviene a coloro che iniziano un percorso esoterico, per alcuni anni, studia e pratica molte discipline. Passa dall'utilizzo del prana e dei cristalli con fini terapeutici, alla meditazione, allo sciamanismo e alla divinazione. Nel 2005, tuttavia, conosce il suo maestro che lo aggancia alla catena iniziatica del Vedanta Advaita, fine ultimo della ricerca, nella Suprema Conoscenza Non Duale dell'Essere. In quegli anni si riavvicina al cristianesimo, avendone però una percezione spirituale fondata nella prospettiva di quella conoscenza universale metafisica, che termina nella Non Dualità. 

Nel 2015, col sostegno di alcuni fratelli di ricerca, fonda un Ordine Cavalleresco, Il Sovrano Ordine dei Cavalieri Eidon, che ha lo scopo di custodire e seminare la conoscenza Non Duale nell'esoterismo occidentale. Di questo, assume la responsabilità spirituale come Gran Maestro. 

Attualmente, prosegue il suo impegno nel personale cammino iniziatico del Vedanta Advaita, tramandando inoltre un seme di questa conoscenza a coloro i quali hanno risposto interiormente alla domanda fondamentale: "Che cosa cerco, realmente?"