(Elaborato scritto per
la cattedra di Filosofia del linguaggio – Prof.ssa Caterina Marrone –
anno 2001 – Università
degli Studi di Roma “la Sapienza”)
per la
lettura del testo in ebraico scaricare il carattere FRANK RUEHL
di Danilo
Semprini
INTRODUZIONE
Porre attenzione alla Cabalà, in particolare,
attraverso una prima lettura del “Sefer Yetzirah”, “Libro della formazione”, in
un contesto filosofico del linguaggio, significa entrare nel cuore dei
meccanismi semiotici della lingua sacra più vicina a noi. Affrontare un’analisi
della stessa natura su altre lingue “sacre”, utilizzando, ad esempio, il
Sanscrito, il Cinese o quant’altro, richiederebbe conoscenze troppo lontane
dalle nostre possibilità; inoltre, un ambiente culturale assai distante dal
bacino del Mediterraneo annullerebbe l’opportunità di utilizzare, nell’analisi
che ci proponiamo, quella facoltà intuitiva fondata sulla radice comune che
abbiamo col mondo ebraico, possibilità da affiancare, proficuamente, al rigore
razionale della ricerca.
In quest’analisi, col termine ”lingua sacra” non intenderemo dichiarare
le caratteristiche teologiche che la parola “sacro” evoca, ma la
cristallizzazione di significante e significato in un ambiente linguistico
dove, al posto del legame arbitrario del segno, si ipotizza un orizzonte
simbolico stratificato e non arbitrario, ancor prima che nella “parola”,
all’interno della singola “lettera”. Nulla togliere, nell’analisi, al significato
esoterico del testo, che comunica, in maniera assai velata, la conoscenza
occulta e segreta della cultura ebraica, cercheremo di osservare cosa avviene
in questo laboratorio del linguaggio, per avvicinare i meccanismi semiotici che
lo governano e capire quali siano le dinamiche che determinano il movimento tra
la “necessità” simbolica e l’arbitrarietà del linguaggio nella società parlante·.
· Per una completa analisi circa la presenza reale dell’arbitrarietà sulla lingua dei parlanti,
sarebbe necessaria un’attenta verifica per costatare quanto influisca, in essa,
la rigidità (necessità) tra
significante e significato dello stadio simbolico. Il problema è sollevato
perché, a differenza dei linguaggi moderni, (o “non sacri”, stando
all’accezione che abbiamo assunto per il termine “sacro”), che hanno subito una
notevole evoluzione diacronica, l’ebraico attuale è rimasto pressoché uguale a
quello biblico, che consideriamo simbolico. Le lettere dell’Alef Beit (Alfabeto
Ebraico) sembrano essersi fissate su raffigurazioni simboliche stabili, sulle
quali ancora oggi, come nel passato, si costruiscono le parole della lingua
parlante. L’analisi qui presa in considerazione, evidentemente, non riguarda lo
status generale del linguaggio, l’essenza ontologica del comunicare umano, ma
una lingua particolare, vista nei suoi equilibri interni. Dato, poi, che il simbolismo del linguaggio
nel percorso biblico, che abbiamo preso come riferimento diacronico di
partenza, non si percepisce ad un primo livello di lettura, la verifica in
oggetto, comporterebbe, necessariamente, un lavoro sociolinguistico per
comprendere quale sia il grado d’inconscia consapevolezza simbolica della
società parlante, ossia, quanto la popolazione sia connaturata a ciò che accade
a livello simbolico nella propria struttura linguistica.
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