domenica 13 agosto 2017

Il V.I.T.R.I.O.L. NELL'ORIZZONTE INFINITO DELLA METAFISICA





Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem,
“Visita l’interno della terra e, rettificando, troverai la pietra nascosta”.

Il V.I.T.R.I.O.L. è l’imperativo primario del percorso iniziatico, che la Tradizione trasmette al vero ricercatore, ossia colui che abbia le qualificazioni per riconoscere in sé la Verità. Potremmo anche dire, nella grammatica dell’iniziazione occidentale: “Nosce Te Ipsum”, “Conosci Te stesso” e “conoscerai Dio”.

Quest’ultima affermazione, che suscita scandalo nella religione dogmatica e scollegata dalla Tradizione Universale, necessita alcuni chiarimenti.

Cosa intendiamo con la Parola Dio? E, Come può l’uomo conoscere Dio in sé stesso?

Iniziamo col sottolineare come il termine “Dio” sia poco utile in un contesto iniziatico-realizzativo, a causa del suo utilizzo improprio fatto in molti contesti religiosi, che non riescono più a vedere la Verità, trasmessa dalla Tradizione e dai Testimoni che l’hanno realizzata.

Le religioni, per quanto siano un essenziale accesso per i molti alla spiritualità, e questo è cosa giusta, hanno da sempre perso la grande occasione di spiegare cosa sia, in Vero, Dio.
Esse, in genere, hanno la difficoltà di andare oltre le manifestazioni divine di Dio.
Dio non è un individuo, non è una forma ed è oltre ogni possibile connotazione.
Dio è Coscienza.
Non è una metafora, esiste realmente, è pura consapevolezza. Egli pensa proprio come noi, ma quando lo fa, il suo pensiero è l’intero universo.
Esso non può essere visto... perché è colui che vede.
Si manifesta nella storia attraverso forme, Individui a noi visibili, comprensibili, riconoscibili e familiari alla nostra cultura.
Dio, semplicemente, è...
Egli è ciò che esiste in assoluto, cioè, l'Essere più reale che la nostra mente possa concepire (non comprendendo). 
Egli è "Colui che è". 
Dio “è da sempre” e da sempre è in ogni forma da lui prodotta, compresi noi esseri umani; così come sostanzia ogni ente della Creazione.
Altro fatto inconcepibile per le molte religioni è la sua presenza in tutte le cose. Quest'affermazione, comprensibile da esse sul piano razionale, comporta però delle conseguenze profonde e non accettabili fino in fondo: se Dio è in tutto, ogni forma trova la sua reale Identità in Dio.
La vera Identità dell'uomo stesso, perciò, è Dio. Questo non significa che l'uomo, con affermazione eretica, voglia farsi come Dio. Il significato di quest’affermazione sta nel comprendere che non ci possa essere nulla che non sia Dio; a patto di disidentificarsi dalla propria forma particolare, operando il “solve et coagula”.
Quindi, il Principio, 2000 anni fa, dichiarava: "In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in Me e Io in voi" (Giovanni 14,20).
Allo stesso modo, la millenaria filosofia indiana, nel suo livello finale-non duale del Vedanta Advaita tramanda il sublime mantra:
"Tat Tvam Asi", TU SEI QUELLO.
Siamo già entrati nell’Orizzonte della Metafisica, detta anche la “Suprema Conoscenza Non Duale dell’Essere”.
Essa si occupa dell’Essere assoluto e Non Duale, possibilità stessa di ogni forma. Quest’ultima, la forma, è da noi conosciuta, ad esempio, come la Creazione, il Macrocosmo, la Manifestazione Universale, sono sinonimi.
La Metafisica è il fine della Conoscenza, è universale, e ad Essa si allacciano tutte le Vie Tradizionali, pur nella loro iniziale diversità operativa.
Il sentiero della Metafisica, nella Qabbālāh, conduce all’Ain Soph, nell’Alchimia, è la realizzazione della “Grande Opera” quando è risolto lo stesso zolfo, per il Vedanta Advaita, la Suprema Conoscenza Non Duale della saggezza indiana, è la realizzazione del Nirguṇa, l’Immanifesto Brahman senza attributi. Per Platone e Plotino è la realizzazione dell’Uno-Bene, il Quale trascende il Dio stesso creatore o l’Uno molti.
Dio, se inteso quindi come Essere Assoluto e Immanifesto, è il solo reale.
In che senso?
Dal punto di vista della Conoscenza Suprema, è reale solo ciò che è sempre presente, incausato, infinito ed eterno. Ed essendo questa la sola vera Realtà, ogni ente particolare manifesto, nella sua essenza, è proprio quell’Essere.
Da questa acquisizione, come possiamo considerare la realtà in cui viviamo, che va dal piano fisico ai livelli più elevati dello Spirito?
Essa, la Manifestazione, è realmente esistente in questo momento ma, essendo una realtà spazio-temporale, avente quindi un inizio e una fine, non può essere considerata reale. Possiamo comprenderla quindi come una realtà relativa e soggetta, fra le altre cose, alla Legge, la Legge di causa ed effetto. Possiamo dire quindi che l’intera Manifestazione Universale, per quanto detto, è fondata sul tempo-spazio-causa.
Cos’è quindi l’uomo?
Esso, in essenza, è l’Essere Supremo nella sua finale espressione Non Duale, il fondamento stesso della forma nella sua espressione duale e spazio-temporale.
Come può l’Essere, la Coscienza pura e informale, perdere momentaneamente memoria di Sé (la Caduta) e identificarsi in una delle infinite sue possibili espressioni nel mondo dei nomi e delle forme?
L’Assoluto, la nostra Identità Reale, non ha limiti e può esprimersi in modi infiniti in ogni istante dell’Eternità. Non sarebbe tale se non potesse quindi perdere momentanea memoria di Sé, identificandosi con un suo prodotto, come ad esempio avviene nell’uomo. Noi siamo, in realtà, l’Essere che momentaneamente ha perso coscienza di ciò che realmente è. E, in questa identificazione assimilazione, l’Essere assume i limiti del veicolo con cui si sta identificando, aprendo uno spazio illusorio di necessità, limitazione e sofferenza.
Tale identificazione, con la conseguente perdita della consapevolezza della totalità dell’Essere, sembra strana e difficile da comprendere. In realtà, sul piano del microcosmo, è ciò che accade ad ogni individuo nel suo quotidiano, e questo fatto è chiamato “alienazione”. Il tutto avviene quando noi, il pensatore, pensiamo e, subito dopo, ci identifichiamo col pensiero, il nostro prodotto, perdendo la coscienza di essere il pensatore.
Questa “caduta” dell’Essere nella forma è il grande Mistero. Ma, ancora più in profondità, è occultato il Mistero di come possa l’Essere scivolare nell’ignoranza della sua stessa Verità e, contemporaneamente, rimanere immutabile nella sua pura presenza consapevole. Questo, che può essere compreso solo per identità realizzativa in ciascuno, è intravisto, sotto metafora, nella frase che il Divino trasmette al Cavaliere Arjuna, nella Bhagavadgitā: “Con una parte infinitesimale di Me mi manifesto…”.
Questa frase deve essere, però, considerata una metafora perché utilizza il concetto spazio-temporale di “parte” in un contesto comprensibile solo sul piano della Non-Dualità. E la mente non può arrivare a tale astrazione, per questo, comprensibile oltre il pensiero e per diretta identità con l’Essere. Possiamo sottolineare che la mente, operando nei parametri dello spazio-tempo, non coglie la possibilità che “Essere” e “non essere” si annullino in una superiore sintesi. Quindi, in questo senso, l’Essere si manifesta ma non perde mai la sua totale assoluta consapevolezza.
La visione della fisica quantistica, si avvicina molto a spigare tale possibilità, già nel comprendere che una particella può essere particella e contemporaneamente un’onda.
Ma il Mistero, racchiuso nel primo mantra vedico “Tat Tvam Asi”, “Tu Sei Quello”, la cui soluzione è auspicata dal mediterraneo “Nosce te Ipsum”, può essere svelato, qui ed ora, per identità, da ciascuno in Sé, fino a comprendere che, oltre l’illusione dell’io individuale, c’è in ogni ente manifesto la Verità eterna dell’Essere. E, per non alimentare quella paura ignorante di molti ricercatori, la Verità non è una perdita di coscienza per entrare in un sonno profondo del nulla nichilistico, ma, al contrario, è assoluta esistenza e consapevolezza totale di esistere. Fuori dalla necessità, coagulati nella Realtà, in questo stato è eternamente stabile la Beatitudine assoluta e incausata.
Questo è il segreto iniziatico, e tale rimarrà fin quando, nell’operatività del V.I.T.R.I.O.L., non sarà stato compiuto il “Solve et Coagula” dell’Alchimia Spirituale portata alla conclusione finale nella “Grande Opera”: il riconoscimento della nostra reale Identità.
Il V.I.T.R.I.O.L., quindi, cambia il suo significato secondo l’orizzonte della conoscenza in cui ci troviamo, e in ciò è strutturato come ogni altro simbolo, cioè: il suo significato cambia in base al livello di comprensione del ricercatore sul piano verticale del reale lavoro interiore.
Ogni ricercatore che abbia le giuste qualificazioni, dovrà esigere dall’Insegnamento l’istruzione per compiere il suo V.I.T.R.I.O.L., fino a svelare la Pietra Nascosta, la Coscienza Eterna in Sé, così realizzando l'Opera, nell'orizzonte finale della Suprema Conoscenza Metafisica.
Nell’istante infinito della visione, l’Iniziato, compiuto il lavoro, si svela come “En To Pan” (εν το παν), Tutto è Uno.


Per meglio comprendere i temi trattati della Metafisica è utile leggere questi articoli:

“Sulla Metafisica”

“La Manifestazione Universale”

“La Realtà”





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