Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem,
“Visita l’interno della terra e,
rettificando, troverai la pietra nascosta”.
Il V.I.T.R.I.O.L.
è l’imperativo primario del percorso iniziatico, che la Tradizione
trasmette al vero ricercatore, ossia colui che abbia le qualificazioni per
riconoscere in sé la Verità. Potremmo anche dire, nella grammatica
dell’iniziazione occidentale: “Nosce Te Ipsum”, “Conosci Te stesso” e “conoscerai
Dio”.
Quest’ultima affermazione, che suscita scandalo nella
religione dogmatica e scollegata dalla Tradizione Universale, necessita alcuni
chiarimenti.
Cosa intendiamo con la Parola Dio? E, Come può l’uomo
conoscere Dio in sé stesso?
Iniziamo col sottolineare come il termine “Dio” sia poco
utile in un contesto iniziatico-realizzativo, a causa del suo utilizzo improprio
fatto in molti contesti religiosi, che non riescono più a vedere la Verità,
trasmessa dalla Tradizione e dai Testimoni che l’hanno realizzata.
Le religioni, per quanto siano un essenziale accesso per i
molti alla spiritualità, e questo è cosa giusta, hanno da sempre perso la
grande occasione di spiegare cosa sia, in Vero, Dio.
Esse, in genere, hanno la difficoltà di
andare oltre le manifestazioni divine di Dio.
Dio non è un individuo, non è una
forma ed è oltre ogni possibile connotazione.
Dio è Coscienza.
Non è una metafora, esiste realmente,
è pura consapevolezza. Egli pensa proprio come noi, ma quando lo fa, il suo
pensiero è l’intero universo.
Esso non può essere visto... perché è
colui che vede.
Si manifesta nella storia attraverso
forme, Individui a noi visibili, comprensibili, riconoscibili e familiari alla
nostra cultura.
Dio, semplicemente, è...
Egli è ciò che esiste in assoluto,
cioè, l'Essere più reale che la nostra mente possa concepire (non
comprendendo).
Egli è "Colui che è".
Dio “è da sempre” e da sempre è in
ogni forma da lui prodotta, compresi noi esseri umani; così come sostanzia ogni
ente della Creazione.
Altro fatto inconcepibile per le
molte religioni è la sua presenza in tutte le cose. Quest'affermazione,
comprensibile da esse sul piano razionale, comporta però delle conseguenze
profonde e non accettabili fino in fondo: se Dio è in tutto, ogni forma
trova la sua reale Identità in Dio.
La vera Identità dell'uomo stesso,
perciò, è Dio. Questo non significa che l'uomo, con affermazione eretica,
voglia farsi come Dio. Il significato di quest’affermazione sta nel comprendere
che non ci possa essere nulla che non sia Dio; a patto di disidentificarsi dalla
propria forma particolare, operando il “solve et coagula”.
Quindi, il Principio, 2000 anni fa, dichiarava: "In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in Me
e Io in voi" (Giovanni 14,20).
Allo stesso modo, la millenaria
filosofia indiana, nel suo livello finale-non duale del Vedanta Advaita tramanda il sublime mantra:
"Tat Tvam Asi", TU SEI QUELLO.
Siamo già entrati nell’Orizzonte
della Metafisica, detta anche la “Suprema Conoscenza Non Duale dell’Essere”.
Essa si occupa dell’Essere assoluto e
Non Duale, possibilità stessa di ogni forma. Quest’ultima, la forma, è da noi
conosciuta, ad esempio, come la Creazione, il Macrocosmo, la Manifestazione
Universale, sono sinonimi.
La Metafisica è il fine della
Conoscenza, è universale, e ad Essa si allacciano tutte le Vie Tradizionali,
pur nella loro iniziale diversità operativa.
Il sentiero della Metafisica, nella
Qabbālāh, conduce all’Ain Soph, nell’Alchimia, è la realizzazione della “Grande Opera”
quando è risolto lo stesso zolfo, per il Vedanta
Advaita, la Suprema Conoscenza Non Duale della saggezza indiana, è la
realizzazione del Nirguṇa,
l’Immanifesto Brahman senza
attributi. Per Platone e Plotino è la realizzazione dell’Uno-Bene, il Quale
trascende il Dio stesso creatore o l’Uno molti.
Dio, se inteso quindi come Essere
Assoluto e Immanifesto, è il solo reale.
In che senso?
Dal punto di vista della Conoscenza
Suprema, è reale solo ciò che è sempre presente, incausato, infinito ed eterno.
Ed essendo questa la sola vera Realtà, ogni ente particolare manifesto, nella
sua essenza, è proprio quell’Essere.
Da questa acquisizione, come possiamo
considerare la realtà in cui viviamo, che va dal piano fisico ai livelli più
elevati dello Spirito?
Essa, la Manifestazione, è realmente
esistente in questo momento ma, essendo una realtà spazio-temporale, avente
quindi un inizio e una fine, non può essere considerata reale. Possiamo
comprenderla quindi come una realtà relativa e soggetta, fra le altre cose,
alla Legge, la Legge di causa ed effetto. Possiamo dire quindi che l’intera
Manifestazione Universale, per quanto detto, è fondata sul tempo-spazio-causa.
Cos’è quindi l’uomo?
Esso, in essenza, è l’Essere Supremo
nella sua finale espressione Non Duale, il fondamento stesso della forma nella
sua espressione duale e spazio-temporale.
Come può l’Essere, la Coscienza pura
e informale, perdere momentaneamente memoria di Sé (la Caduta) e identificarsi
in una delle infinite sue possibili espressioni nel mondo dei nomi e delle
forme?
L’Assoluto, la nostra Identità Reale,
non ha limiti e può esprimersi in modi infiniti in ogni istante dell’Eternità.
Non sarebbe tale se non potesse quindi perdere momentanea memoria di Sé,
identificandosi con un suo prodotto, come ad esempio avviene nell’uomo. Noi
siamo, in realtà, l’Essere che momentaneamente ha perso coscienza di ciò che
realmente è. E, in questa identificazione assimilazione, l’Essere assume i
limiti del veicolo con cui si sta identificando, aprendo uno spazio illusorio
di necessità, limitazione e sofferenza.
Tale identificazione, con la
conseguente perdita della consapevolezza della totalità dell’Essere, sembra
strana e difficile da comprendere. In realtà, sul piano del microcosmo, è ciò
che accade ad ogni individuo nel suo quotidiano, e questo fatto è chiamato “alienazione”.
Il tutto avviene quando noi, il pensatore, pensiamo e, subito dopo, ci
identifichiamo col pensiero, il nostro prodotto, perdendo la coscienza di
essere il pensatore.
Questa “caduta” dell’Essere nella
forma è il grande Mistero. Ma, ancora più in profondità, è occultato il Mistero
di come possa l’Essere scivolare nell’ignoranza della sua stessa Verità e,
contemporaneamente, rimanere immutabile nella sua pura presenza consapevole.
Questo, che può essere compreso solo per identità realizzativa in ciascuno, è
intravisto, sotto metafora, nella frase che il Divino trasmette al Cavaliere
Arjuna, nella Bhagavadgitā: “Con una parte infinitesimale di Me
mi manifesto…”.
Questa frase deve essere, però,
considerata una metafora perché utilizza il concetto spazio-temporale di
“parte” in un contesto comprensibile solo sul piano della Non-Dualità. E la
mente non può arrivare a tale astrazione, per questo, comprensibile oltre il
pensiero e per diretta identità con l’Essere. Possiamo sottolineare che la
mente, operando nei parametri dello spazio-tempo, non coglie la possibilità che
“Essere” e “non essere” si annullino in una superiore sintesi. Quindi, in
questo senso, l’Essere si manifesta ma non perde mai la sua totale assoluta
consapevolezza.
La visione della fisica quantistica,
si avvicina molto a spigare tale possibilità, già nel comprendere che una
particella può essere particella e contemporaneamente un’onda.
Ma il Mistero, racchiuso nel primo
mantra vedico “Tat Tvam Asi”, “Tu Sei
Quello”, la cui soluzione è auspicata dal mediterraneo “Nosce te Ipsum”, può
essere svelato, qui ed ora, per identità, da ciascuno in Sé, fino a comprendere
che, oltre l’illusione dell’io individuale, c’è in ogni ente manifesto la
Verità eterna dell’Essere. E, per non alimentare quella paura ignorante di
molti ricercatori, la Verità non è una perdita di coscienza per entrare in un
sonno profondo del nulla nichilistico, ma, al contrario, è assoluta esistenza e
consapevolezza totale di esistere. Fuori dalla necessità, coagulati nella Realtà,
in questo stato è eternamente stabile la Beatitudine assoluta e incausata.
Questo è il segreto iniziatico, e
tale rimarrà fin quando, nell’operatività del V.I.T.R.I.O.L., non sarà stato
compiuto il “Solve et Coagula” dell’Alchimia Spirituale portata alla
conclusione finale nella “Grande Opera”: il riconoscimento della nostra reale
Identità.
Il V.I.T.R.I.O.L., quindi, cambia il
suo significato secondo l’orizzonte della conoscenza in cui ci troviamo, e in ciò
è strutturato come ogni altro simbolo, cioè: il suo significato cambia in base
al livello di comprensione del ricercatore sul piano verticale del reale lavoro
interiore.
Ogni ricercatore che abbia le giuste
qualificazioni, dovrà esigere dall’Insegnamento l’istruzione per compiere il
suo V.I.T.R.I.O.L., fino a svelare la Pietra Nascosta, la Coscienza Eterna in
Sé, così realizzando l'Opera, nell'orizzonte finale della Suprema Conoscenza Metafisica.
Nell’istante infinito della visione,
l’Iniziato, compiuto il lavoro, si svela come “En To Pan” (εν το παν), Tutto è Uno.
Per meglio comprendere i temi
trattati della Metafisica è utile leggere questi articoli:
“Sulla Metafisica”
“La Manifestazione Universale”
“La Realtà”

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