venerdì 30 agosto 2019

I COMPLOTTI DELLA CODA




Non c'è bisogno di scomodare il "complottismo" per capire che pochi uomini detengono le grandi ricchezze e il potere sulla terra. Del resto, il termine "complottista" fu fatto coniare proprio dagli stessi, in seguito all'omicidio di John Fitzgerald Kennedy, per screditare coloro che non si accontentavano delle spiegazione governative. Si sa, se qualcuno decidesse che un Presidente degli Stati Uniti d'America deve uscire di scena, non amerebbe troppe domande; e troverebbe senza dubbio molti disposti a raccontare risposte per lui. 
Per completare l'opera denigratoria ci sono anche molti eccellenti professionisti che, per soldi o altro ancora, sono disposti ad inventare complotti talmente grotteschi e fiabeschi, col solo scopo di ridicolizzare, di fronte alle masse, le indagini serie, accostando i contenuti di chi indaga la storia nascosta alle loro progettate assurdità. Il risultato non penso necessiti di ulteriori spiegazioni. 
È anche molto ingenuo e sconveniente, continuare ad addebitare ai popoli le nefandezze di questi pochi. Perché chi detiene il potere non ha alcun interesse verso le nazioni e la loro cultura, in quanto apolide e sovrannazionale. Siamo soliti, invece, succubi della manipolazione, accusare in alternanza gli americani, i russi, gli ebrei o i cinesi e gli italiani, ecc., ecc. 
Certo, il potere può utilizzare anche le nazioni che, di volta in volta, esprimono la forza necessaria per operare nel mondo, a nome dell'egoismo. E non possiamo neanche deresponsabilizzare i popoli nella loro maggioranza per quanto avviene o è avvenuto nei millenni; ma solo perché non sanno quello che fanno. 


mercoledì 21 agosto 2019

RIFLESSIONI SULL'IGNORANZA E LA SOPRAFFAZIONE





Già nel "Mito della Caverna" di Platone, in un particolare livello di lettura, sono evidenziate raffinate tecniche di manipolazione di massa. In esso, uomini bloccati nella caverna e girati verso una parete, sono indotti a credere che le ombre proiettate siano la realtà. Qualcuno riesce ad emanciparsi da questo stato illusorio. E chi fra questi ultimi ritorna, dopo essersi affrancato dall'oscurità, per liberare il popolo dalle catene dell'ignoranza, è, di solito, ucciso, proprio da coloro che sonnecchiano beati nella prigionia. Un grande risultato, ottenuto da quel ristretto numero di uomini che governano il mondo, è stato quindi il far immedesimare l'umanità sopraffatta con chi la schiaccia nell'ignoranza e nella dipendenza. Così che lo schiavo, confuso circa il suo reale stato, difenda finanche con la vita il suo aguzzino e la condizione dallo stesso generata. C'è tuttavia un altro grande successo realizzato dall'impero del potere. E questo è stato far credere che le azioni peggiori siano le più buone. Per comprendere tale sovvertimento è necessario però essere in grado di cogliere gli effetti e saperli collegare alle loro cause.

martedì 20 agosto 2019

RIFLESSIONI SULLA RINUNCIA E SUL GODERE


Painted by Julia Watkins (www.pinterest.es)


La storia della Conoscenza Tradizionale è storia di malintesi. Uno tra i più pericolosi è riferito al concetto di "rinuncia". 
Spesso si legge questo termine; ed è giusto parlare di rinuncia. 
Se però è necessario abbandonare qualcosa, di che si tratta, realmente? Senza la possibilità di accedere all'insegnamento reale, non scritto, è molto difficile comprendere a cosa rinunciare e, soprattutto, in che modo, per realizzare in sé l'obiettivo finale della Conoscenza. E quest'ultimo, nella Tradizione Iniziatica Universale, espressa nelle sue molteplici forme, comporta lo svelamento della nostra Identità reale, in quanto stato di pura consapevolezza, libertà assoluta e infinita gioia incausata ossia che non ha una causa esterna, ma è uno stato dell'Essere in sé, libero da qualsiasi dipendenza. Senza avere però la giusta "informazione", i ricercatori, quando si parla di rinuncia, si allarmano velocemente, e la loro mente inizia a percorrere tutti gli oggetti da cui presumono si dovranno separare, materiali o immateriali che siano come, ad esempio: i piaceri, le passioni, quindi il sesso, le ricchezze o, ancora, la famiglia, gli amici, le donne, gli uomini, ecc, ecc, ecc. Ognuno ha i suoi giochi ed è terrorizzato dal perderli. Il sesso, di solito, è quello che più preoccupa, a parimerito con i sentimenti familiari. 
Ma, le cose stanno proprio così? 
Partiamo dal presupposto principale di questo chiarimento. 
CIÒ CHE È PIÙ AMPIO INTEGRA IN SÉ QUELLO CHE È PIÙ LIMITATO.
Il più grande, quindi, comprende il più piccolo. Il fulcro del problema sta nel liberarsi non già delle cose o delle esperienze, ma della "necessità" di qualsiasi oggetto di gratificazione, cioè perdere la dipendenza psicologica verso ogni causa del godimento condizionato. Quando la nostra felicità o il piacere sono un effetto di qualcosa di esterno a noi, diventiamo schiavi di quello che non è già da sempre nella natura del nostro essere.
NON SI DEVE RINUNCIARE A NULLA SE NON ALLA DIPENDENZA VERSO GLI OGGETTI.
La "rinuncia", in questo senso, deve arrivare ad essere vissuta verso l'intera manifestazione universale, affinché possiamo fare esperienza dell'infinito che dimora da sempre in ogni essere. 
Nel IV sutra di un antico testo di metafisica indiana, nella tradizione dell'Advaita Vedanta, l'Aparoksanubhuti, si chiarisce verso cosa è necessario distaccarsi e perché farlo:

"Come si è indifferenti all'escremento di un corvo, così bisogna essere indifferenti a tutti gli oggetti sensibili che suscitano godimento - da quelli del Brahmaloka (il VII cielo, il livello spirituale più elevato della manifestazione) a quelli di questo mondo - dal momento che hanno una natura transeunte. Ciò è chiamato, invero, puro distacco". 

Altra cosa è sapere che per ottenere questo risultato è indispensabile iniziare ad avere un rapporto diverso con gli oggetti del piacere, così che l'attaccamento imprigionante si trasformi nel naturale e incausato godimento di stare nel mondo senza essere del mondo. In ciò, anche se di natura diversa, sono impliciti tutti gli attaccamenti verso oggetti che suscitano repulsione o sofferenza, come ciò che provoca dolore o le difficoltà della vita, le preoccupazioni, la tristezza, ecc. Anche questi sono attaccamenti, allo stesso modo, verso ciò che non è, in quanto transitorio. Non c'è nulla da inibire e niente da cui separarsi. L'operazione iniziatica da compiere porta a ristabilire la nostra autorità sulle cose o le esperienze anziché il contrario, come è solito vivere l'individuo. Alla domanda che mi fu posta molti anni fa, dove nella mia controparte si affacciava la paura di una futura relazione priva dei piaceri del sesso, rispondevo: 

"Non hai motivo di preoccuparti, se prima scopavi con un uomo, poi, lo farai con uno che scopa da Dio".