mercoledì 10 settembre 2025

SUL PASSAGGIO DALL'OGGETTO AL SIMBOLO NELLA RICERCA INTERIORE

 



Un giorno, quando era molto piccola, mia figlia stava succhiando il latte dal seno di mia moglie. Dopo un allattamento prolungato, mia moglie le disse: «Adesso fermiamoci. Oggi, hai bevuto proprio tanto latte». E lei rispose: «No, mamma, ancola, ancola. Solo vedele… vedele in bocca».Questa frase, “vedere in bocca”, geniale e apparentemente tenera e furbesca, racchiude in realtà un significato molto più profondo.Ci troviamo davanti al passaggio dalla relazione con l’oggetto del nutrimento a un atto di assunzione simbolica.Il latte e il capezzolo non sono più un semplice oggetto inanimato, una “cosa” da assimilare nel corpo: il latte che nutre, il capezzolo che placa un bisogno. Nel dire «vedele in bocca», la bambina mostra che non vuole più soltanto la cosa: desidera conservarne l’immagine, portarla dentro come presenza viva. Qui nasce il simbolo: l’oggetto non è più materia, ma diventa immagine animata, dotata di vita propria.In questo gesto si manifesta l’archetipo della Madre, nella sua universalità preesistente all’individuo. Non più solo nutrimento fisico, ma immagine interiore autonoma, che opera nella psiche come soggetto a sé. È il segno del passaggio naturale dal corpo all’anima, dal bisogno biologico alla relazione simbolica.Questo ci mostra come un simbolo si differenzia da un oggetto e da un segno. L’oggetto resta inerte, il segno si limita a rimandare a qualcosa, mentre il simbolo introduce una realtà psichica viva, che continua ad agire e a trasformare la coscienza. La bambina non ha più bisogno del latte, ma della Madre dentro: un’immagine che la accompagna, la rassicura, la sostiene.Lo stesso avviene in noi, come ricercatori o come persone in un percorso di consapevolezza. Un simbolo autentico non è mai inerte: agisce come ponte archetipico, apre uno spazio interiore e lavora in profondità trasformando la coscienza. Questo è un passaggio decisivo del lavoro interiore: distinguere l’oggetto e il segno, che restano fissi, dal simbolo, che non è mai concluso in un significato definitivo, e lasciare che diventi forza viva dentro di noi.

domenica 7 settembre 2025

LA CERTEZZA INCERTA

 





Chi affronta una via iniziatica tradizionale, spesso, si trova di fronte alla scelta di assumere come vere, in assoluto, le affermazioni della tradizione. L'iniziato non aderisce ad un dogma, ossia un’affermazione inverificabile, ma solo alle proposizioni che portino con sé un processo operativo; il quale, se messo in atto, consente a ciascuno di verificare personalmente quelle proposizioni stesse. L'iniziato, tuttavia, deve essere consapevole di quanto sia tentato dal prendere come vere le molte affermazioni della conoscenza tradizionale, solo perché sono da sempre tramandate e testimoniate da coloro che sostengono di averle verificate nel proprio lavoro. La stessa testimonianza, nondimeno, deve essere accolta con relatività. Non perché si debba mettere in dubbio colui che sostiene di aver verificato in sé la tradizione, ma perché esso stesso non può andare oltre la propria esperienza, della quale non è possibile tracciare un confine certo ed assoluto. Facciamo un esempio. Il fine ultimo della conoscenza, detto non dualismo, sostiene che la ricerca termina con la realizzazione di una coscienza una, identica in tutti, fuori dallo spazio, dal tempo, dal legame di causa ed effetto, e al di là delle forme, quindi, eterna, fondamento stesso della manifestazione. I ricercatori accettano questo come realtà, anche se da verificare. Nel momento stesso in cui ciò sia verificato da un ricercatore, divenendo esso stesso testimone, come potrebbe certificare che quello sia il finale della ricerca e che quello stato realizzativo sia eterno? Ovvero permanente e irreversibile? Qualsiasi realizzazione, per quanto sublime essa sia, non può uscire dal momento presente della sua esperienza e non può affermare qualcosa oltre l'esperienza stessa. Come si può affermare, quindi, che quello stato sia eterno e finale? Da questo punto di vista, un ricercatore può assumere un metodo da seguire con fiducia. E deve essere cosciente di avere tre riferimenti fondamentali che indicano la verità del suo cammino. Questi sono il concetto di libertà, consapevolezza e quello di gioia incausata, ossia autonoma e inattaccabile dagli eventi. Se ogni giorno facciamo esperienza dell'aumentare di questi tre segnavia, stiamo viaggiando nella giusta direzione. Qualsiasi altra affermazione conduce verso una deriva dogmatica e inverificabile. Per questo, possiamo affermare che “Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere”.

domenica 31 agosto 2025

CULTURA ESOTERICA O ESOTERISMO?

 




sabato 30 agosto 2025

L'ESOTERISMO NON È PER DILETTANTI




 

venerdì 29 agosto 2025

COME POTREBBE NON ESISTERE LA VERITÀ? MA...

 


Uno degli ostacoli dell'amante della conoscenza è cristallizzare, dal punto di vista delle sue possibilità attuali, un concetto finale di Verità/Realtà. 

Dove sono radicate le nostre certezze? 

Lo dice la Tradizione… 

Lo afferma il Maestro “x” che ha realizzato… 

È sostenuto e compreso da millenni… Tutto questo risuona in me… 

Ma, siamo proprio certi di poter affermare che le cose stiano proprio così, per questi e questi altri motivi? 

Allo stesso tempo, non è possibile procedere verso espansioni del conoscere senza una direzione. Come uscire da tale paradosso? 

La soluzione è assumere un metodo che consenta di fare esperienza diretta di una realizzazione superiore. 

Quindi, lavorare… lavorare… lavorare… 

E se raggiungessimo il finale della conoscenza, per quanto è stato tramandato? 

Ci risponse un grande uomo di questi tempi. Alla domanda provocatoria dell'interlocutore, che chiedeva: “Maestro, se qualcuno le dicesse che quella che ha realizzato non è la conoscenza finale?”. Lui rispose: “Se così fosse, mi metterei in cammino verso questa nuova meta”.

Per concludere, se, nella via, ogni giorno ci sentiamo più liberi del giorno prima, vale la pena proseguire. Se sperimentiamo una dipendenza sempre maggiore, è bene cambiare strada. Perché quella conduce verso la sofferenza e la morte.


venerdì 22 agosto 2025

LA SUPREMA AUTENTICA CONOSCENZA


L’insegnamento tradizionale, detto esoterico, tramanda le vie per ritrovare in sé la natura divina: uno stato dell’essere di pura consapevolezza e di possibilità illimitate.

Questa nostra vera natura, celata dai limiti dell’individualità, è gioia infinita, senza causa.

Perché sia autentica, la Suprema Conoscenza deve condurre la coscienza al "centro", là dove nasce il contatto diretto e intuitivo con la realtà. In quello spazio non serve distinguere tra bene e male, giusto o sbagliato: tutto ciò che vi risuona è verità, ciò che ne è dissonante è solo una contraffazione.

Per questo ogni dottrina che impone verità o teorie astratte, senza indicare come svelare la pienezza interiore, si rivela ingannevole e imprigionante.


domenica 20 luglio 2025

VIDEO PILLOLA 3 "La Consapevolezza, questa sconosciuta"

https://youtu.be/I5EMyX5YqUI?si=eo1L0C-i-6tYLyPG