domenica 31 gennaio 2021

L'ILLUSIONE DELL'UNIVERSO E IL SUO DIVENIRE

 



L'intero universo, dal piano fisico al livello più elevato dello Spirito, è un'illusione. Esiste di certo fuori dalla nostra mente. Quando quindi lo riconosciamo illusorio, non intendiamo che sia frutto dell'immaginazione dell'individuo. Esso è un incessante divenire, un accadimento impermanente, inafferrabile, un miraggio, perché nasce nel tempo e ha una durata. E, nella Verità, può essere considerato reale solo ciò che è immutabile, infinito, eterno, e non abbia una causa precedente a sé. L'universo, nella sua inimmaginabile magnificenza è un semplice prodotto, una realtà relativa spazio-temporale, che appare e scompare. Sorge da una Fonte e in Essa, di nuovo, ritorna. È l'apparenza di Questa, una delle sue infinite possibilità espressive, che ciclicamente si presenta in una forma sempre nuova, e poi muore. 

Il più audace tra i ricercatori, non curante di ciò che incessantemente passa, diviene e decede, si rivolge alla Fonte Una; ed essendo Essa il Fondamento di ogni forma, perché ogni ente particolare, dal micro al macro cosmo è un suo apparire, la cerca dentro di sé: riconoscendola come la sua Identità reale. 


Messier 106 è una galassia a spirale relativamente vicina, a poco più di 20 milioni di anni luce di distanza.

Credito:

NASA, ESA, Hubble Heritage Team (STScI / AURA) e R. Gendler (per Hubble Heritage Team). Ringraziamenti: J. GaBany

sabato 23 gennaio 2021

LA PROFEZIA È IL SEGNO DELLA VIOLAZIONE DEL LIBERO ARBITRIO?



C'è una differenza sostanziale tra il concetto di "profezia" e quello di "previsione". Il primo indica la visione di eventi che accadranno nel futuro, come se fossero già predeterminati e irreversibili. Il secondo è invece il risultato di un calcolo, in un processo empirico e logico. La profezia quindi, nel senso comune del termine, non è legata a dati di fatto e ragionamenti, ma alla supposta chiaroveggenza del profeta, o veggente, fine a sé stessa, espressione delle sue capacità extrasensoriali.

Ci poniamo quindi delle domande: “I fatti sono già fissati? Nella profezia, quindi, il profeta vede un futuro oggettivo e stabile? Se così è, in conclusione, cosa rimane della libertà di decisione e azione dell’individuo?”

C’è un livello tradizionale della Sapienza dove possiamo avere molte risposte sull’universo e il suo Fondamento, verificabili poi in ciascuno, nel processo iniziatico realizzativo. Ammesso che tali conoscenze siano ritenute valide, prima ancora di poterle verificare. Ma tale dinamica è comprensibile solo sul piano iniziatico…

Da questo punto di vista, se è vero che il profeta abbia delle caratteristiche per cogliere una “visione”, sappiamo che essa arriva da una Fonte che ha una possibilità di calcolo infinita. Questa è la caratteristica dell’Intelligenza Cosmica che governa l’universo, la quale è chiamata da molti Dio. Allo stesso tempo, individui delle dimensioni superiori, (oltre la terza in cui vive l’uomo terrestre), sempre più “sintonizzati” con tale Intelligenza, hanno anch’essi possibilità scientifiche di calcolo incomprensibili per la nostra scienza attuale, e possono quindi computare e comunicare a nome della Coscienza Cosmica. Sempre con lo scopo di facilitare la rettificazione etica verso l’unità e l’armonia delle forme.

Il profeta riceve una visione “profetica” da un intermediario spirituale, consapevole o no che quella sia una profezia. A volte, infatti, molti artisti hanno dipinto o rappresentato in una forma d’arte qualcosa che riguardava il futuro umano, senza rendersene conto; oppure sì. In altri casi il veggente stesso, senza il bisogno di un intermediario spirituale, che nelle scritture è chiamato, semplicisticamente, “angelo”, si sintonizza con l’Intelligenza Cosmica stessa, Coscienza Universale, e coglie una visione profetica. Il messaggio arriva comunque da una dimensione che “non fissa”, non conosce a priori e non vede cristallizzati gli eventi prima che avvengano, ma è in grado di “calcolare” una “previsione”, molto lontana nel tempo ed estremamente precisa, conoscendo la Legge che regola la Manifestazione Universale (causa-effetto), e potendo analizzare, con profondità, le caratteristiche delle azioni “libere” della storia e del presente umano.

La profezia è quindi il segno di un processo scientifico e non magico; e non vede un destino inoppugnabile, ma lo calcola con sapienza e scienza. 

Da tale ragionamento possiamo comprendere come tutto sia sempre modificabile, fino al momento in cui stia per avvenire; e, attraverso il “libero arbitrio”, il futuro è determinato dalla responsabilità delle scelte che l’uomo compie nella sua attualità.




mercoledì 6 gennaio 2021

LA VIA DIRETTA DEL FUOCO

 



Ogni essere, sul piano evolutivo del movimento, è in cammino verso Dio. Ma, così facendo, non lo incontrerà; perché, ciò che diviene, non potrà dimorare nella quiete eterna e immobile della sua Dimora. Dal movimento, non potrà mai nascere l'assenza di movimento. L'evoluzione spinge gli esseri verso la Cittadella degli Dei, che, tuttavia, anch'Essi non saranno giammai l'Uno. Esso, nell'apparenza delle forme, è da sempre presente in ognuno, e si svelerà solo a colui che, fermando l'incessante divenire delle illusioni, tornerà nella Fonte.


(Nell'immagine, La Nebulosa Clessidra, ripresa dal Telescopio Spaziale Hubble, situata a circa 8.000 anni luce di distanza dalla Terra.) 

RIFLESSIONI SULL'EPIFANÌA E LA SCIENZA DELLO SPIRITO

 


L'epifanìa, per il cristianesimo: la "manifestazione della Divinità". 

La Scienza dello Spirito, nella sua universalità, trasversale, in genere, nelle scuole iniziatiche tradizionali, mette in luce, implicitamente, il grande errore del cristianesimo storico, (cristianesimo storico: ciò che rimane nei secoli dell'insegnamento del Maestro, completamente frainteso), ossia: il ritenere Gesù l'Unigenito Figlio di Dio. Dalla prospettiva della Conoscenza tradizionale, quindi, Gesù è un uomo, il figlio dell'uomo, un'anima individuale di elevatissimo spessore, il corpo del quale è stato generato dall'Intelligenza cosmica, la Coscienza Universale, che ha dato inizio alla creazione. 

La Quale, dopo aver generato quel corpo, secondo i canoni di necessità ben precise, incarnato poi da Gesù, in quanto anima individuale di una dimensione molto più evoluta di quella umana terrestre, lo "personificò" nel momento del battesimo nel Giordano, all'età di trent'anni, divenendo Egli il Cristo. Essa, Intelligenza, iniziò ad operare tramite Lui, per il compito che era stato programmato, causa stessa della sua nascita: favorire il passaggio della coscienza planetaria terrestre ad un livello evolutivo più avanzato; processo, oggi, ancora in corso. 

Da questo punto di vista, l'Unigenito Figlio non è Gesù, ma la Coscienza Universale stessa, il Logos, il Principio della creazione, (sono tutti sinonimi), che si manifestò in lui nel Giordano. La Coscienza Universale è, tuttavia, presente in ogni essere, in potenza, nascosta, in attesa che venga riscoperta in ciascuno. Essa, nel processo iniziatico, deve quindi essere risvegliata. È il passaggio dall'io persona alla consapevolezza espansa verso la dimensione universale; momento in cui riconosciamo l'altro, e ogni essere, della stessa nostra essenza. 

Perché, quindi, possiamo parlare di Unigenito Figlio? Per il fatto che il Principio, che ha dato origine all'intero universo, nasce, in quanto "Figlio", da una Fonte eterna ed assoluta, (il Padre), anch'Essa presente in ognuno, e nella quale l'intera Creazione, e il suo stesso Principio, saranno un giorno, riassorbiti; per riapparire, poi, nella forma, e così ciclicamente all'infinito. 

Il Figlio, essendo un prodotto, e avendo un inizio, avrà anche una fine. Perché tutto ciò che nasce, un giorno finirà. 

Dal punto di vista della Conoscenza finale, chiamata Suprema Conoscenza Non Duale dell'Essere, o non dualismo, è reale solo ciò che è sempre presente, assoluto, infinito, senza inizio e incausato. E questo è il Padre, l'Assoluto Essere Non Duale, Uno e Non Due, Fonte stessa del Principio della creazione. 

Il Padre è la Fonte di ogni forma manifesta, dal minerale ai livelli più elevati dello Spirito, compresi noi e Gesù, fino a comprendere il Principio stesso; perché l'intera creazione, attraverso il Principio, l'Unigenito, il Logos, sono sinonimi, è un suo apparire. 

Nei termini iniziatici rivolti alla realizzazione Non Duale, quindi, è necessario rendere consapevole prima la Coscienza Universale, il Figlio, per poi risvegliare in sé la Fonte Una, e Non Duale, il Padre: fine ultimo del conoscere e del realizzare. 

Per tale motivo, il Principio, duemila anni fa, disse: "Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". (GV 14, 6) 


Affinché si risvegli in ognuno il Figlio, Principio, Logos, Cristo, auguro una Buona Epifanìa, interiore, a tutti voi.


Per chi volesse approfondire il fondamento delle tesi affermate, 

indico tre articoli sulla conoscenza non duale. 


https://dsparolenelsilenzio.blogspot.com/2017/01/sulla-metafisica.html?m=0


https://dsparolenelsilenzio.blogspot.com/2017/01/la-realta.html?m=0


https://dsparolenelsilenzio.blogspot.com/2017/01/la-manifestazione-universale.html?m=0

martedì 5 gennaio 2021

SI DIVENTA CIÒ CHE SI PENSA

 



Breve citazione dall’articolo della rivista Vidya (Dicembre 1988)

“SI DIVENTA CIÒ CHE SI PENSA”


L'uomo, con la tastiera della sua mente, potrà suonare consciamente o inconsciamente, saggiamente o pazzamente, felicemente o infelicemente tutte le qualità vitali che decideranno e concluderanno il suo destino.

[…] Ogni pensiero - nell'ambito dell'esperienza umana - tende per sua natura a ripetersi, ogni pensiero ripetuto tende a trasformarsi in un atto, ogni atto ripetuto ingenera un automatismo o abitudine corrispondente, ogni abitudine viene a far parte di un carattere, influenzando notevolmente la vita dell'ente e plasmando il suo destino.

Ogni pensiero, anche il più insignificante, rappresenta un germe che può portare ad una inesorabile fatalità. L'ente umano nell'ambito della sua circonferenza vitale - è un forgiatore di destini, non solo per sé ma anche per altri, e ciò è fonte di grande responsabilità.

[…] L'uomo è un Architetto-creatore, un Demiurgo, ma gran parte dell'umanità sciupa inutilmente e negativamente la sua tastiera cerebrale e il tesoro della potenza idea-pensiero. Anzi, i più non pensano affatto perché vivono di emozioni, di reazioni istintive, di passioni, di interessi strettamente materiali, di vana critica e nullaggine.

"Si diventa ciò che si pensa, questo è l'eterno mistero", afferma l'Upanishad.

[…] Chi comprende le leggi del pensiero e la sua dinamica operativa è padrone del proprio destino, che può anche sfociare nella Liberazione suprema.

[…] La profonda disarmonia psicologica, la malattia, il conflitto nel rapporto e l'aberrazione nell'agire, cui è condannata l'umanità in genere, derivano dall'errata direzione mentale.

(Dopo una disamina articolata dei principi operativi del giusto pensare, nell’articolo si passa ad enunciare un elemento (il dubbio) che inficia la potenza del pensiero rivolto, funzionale, al seme-idea della “realizzazione spirituale”, in quanto liberazione finale dalla sofferenza. È tuttavia necessario considerare un elemento essenziale del cammino iniziatico, che nell’articolo non viene espresso: il pensiero, ben utilizzato, porta di fronte alla Porta finale della Conoscenza, che può essere oltrepassata, nella realizzazione suprema, eliminando il seme-idea stesso, solo stabilizzandosi nel SILENZIO).

[…] Il dubbio distrugge il seme-idea, la fede lo sostanzia in modo inconscio, la certezza del grande Iniziato lo attualizza. Solo la fede-certezza formula una volontà positiva e dinamica mentre l'efficacia della volontà, come forza realizzatrice, è sempre proporzionata all'altezza e alla chiarezza dell'idea direttrice (ossia, rivolta alla verticalità realizzativa dello Spirito).

L'uomo comune, permeato di dubbi, incertezze e paure, non può essere creativo, i suoi "nuclei" mentali attirano solo qualità affini facendolo cadere sempre più nell'angoscia esistenziale. Il pensatore egocentrico (stadio dell'autocoscienza egoica, caratterizzato dal "senso dell'io empirico'') non "allunga" troppo il suo raggio pensativo, a volte non esce neppure dalla stessa spazialità coscienziale; […] può operare (solamente) nell'ambito di un determinato spazio-tempo.

[…] Idee affini (positive o negative) quando sono pensate da molte persone possono condizionare un intero pianeta […].


Periodico Mensile - Dir. Resp. Paola Melis

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Le parti mancanti del testo, evidenziate tra parentesi quadre, sono state tolte per due motivi: Il primo, al fine di rispettare i diritti d'autore sulla completezza dello scritto; il secondo, per non inserire ulteriori elementi concettuali, che necessitano di spiegazioni e interpretazioni più approfondite. Sono state aggiunte, tra parentesi tonde, alcune sintetiche spiegazioni, per aumentare la chiarezza della lettura.

Chi volesse leggere l’intero articolo, potrà trovarlo nel link, a seguire.

http://www.vidya.org/index.php?option=com_content&view=article&id=22:si-diventa-cio-che-si-pensa&catid=15&Itemid=38