domenica 26 gennaio 2025

SUL PROCESSO DI SVELAMENTO, GLI OSTACOLI E LE ALLUCINAZIONI



Nella nostra interiorità c'è un centro misterioso, che fonda le radici della psiche individuale. Nel passato è stato considerato una divinità; e la sua amicizia era fonte di saggezza. È il daimon dei Greci, l'anima di Ba per gli egizi, il genius romano, è il Sé per Jung, ecc. È il Sovrano che deve essere svelato. I suoi cavalieri sono archetipi universali. Per entrare in questa corte, ove risiede il Sacro, è necessario sconfiggere i guardiani, i contenuti che l'individuo ha costituito nell'inconscio. Non sono tutti positivi. Prendono forma nei simboli e, a volte, assumono delle sembianze antropomorfe, nei sogni o nella nostra immaginazione. Alcuni si manifestano come demoni. Essi sono elementi della nostra interiorità, non sono esterni a noi, ma hanno il potere di ostacolare la risalita verso la consapevolezza e la luce. Questo non vuol dire che non esistano enti soprannaturali e diabolici esterni alla nostra psiche, ma sembra che, in genere, questi ultimi siano molto meno interessati a noi, di quanto non lo sia il potere del nostro inconscio.

giovedì 23 gennaio 2025


 

SUL SIMBOLISMO E I SUOI MALINTESI


In un contesto iniziatico, che utilizza il simbolismo come strumento iniziale del lavoro, spesso, si pensa che i simboli siano qualcosa da decodificare, per carpire in essi l'informazione circa la realizzazione del cammino spirituale. I simboli, in realtà, non sveleranno mai quale sia il processo operativo da mettere in atto: non sono un segno di comunicazione da decifrare. Essi, conoscendone l’uso, hanno lo scopo di attivare gli archetipi universali posti nella nostra interiorità, i quali, a loro volta, sono un portale verso la dimensione del sacro: condizione necessaria, ma non sufficiente, per compiere l'Opera. Un simbolo, quindi, per quanto alluda anche ai misteri dell’Arte Reale, non ci informerà sul da farsi. Per questo, è necessario un insegnamento.

sabato 18 gennaio 2025

SULLA NECESSITÀ INIZIATICA DELLA PRIMA FASE RAZIONALE, CIRCA IL LAVORO CON I SIMBOLI


“Il lavoro esoterico con i simboli è fondamentale per contattare gli archetipi universali nascosti nella nostra interiorità. Questi ultimi aprono la possibilità della necessaria unificazione interiore, tra lo stato cosciente e l’inconscio. Le tecniche che ci consentono di lavorare sui simboli non sono concettuali-razionali, nel senso stretto del termine, proprio perché devono sollecitare una dimensione interiore profonda. Per quale motivo, allora, il primo momento di questo lavoro inizia con l'informazione letterale del loro significato, come se fossero dei semplici termini linguistici?”

“Questo è necessario perché un archetipo è una tendenza universale, e il simbolo che è fondato sullo stesso assume un significato particolare legato ad un gruppo o ad un individuo. 

Ad esempio il Lingam e la Yoni sono due simboli della tradizione indiana. Il primo è un fallo maschile e il secondo una vulva femminile. Essi, attraverso vari significati simbolici, articolati e raffinati, conducono, in estrema sintesi, al principio maschile, attivo, e a quello femminile passivo. Non hanno nulla a che vedere con i genitali, ma simbolizzano dei concetti spirituali molto elevati. Non ci dilunghiamo nei loro complessi significati. Di contro, il fallo e la vulva in un contesto pornofrafico sono organi del piacere o, più precisamente, strumenti del lavoro. Nell'operatività iniziatica, quindi, la prima fase razionale informa circa il concetto letterale e superficiale di un simbolo, perché deve definire l'orizzonte di senso entro il quale dobbiamo porre il significato del simbolo su cui stiamo lavorando. Poi, acquisita la giusta prospettiva, si può andare oltre il piano razionale.”

SUL LAVORO INIZIATICO E IL SIMBOLO


Spesso, in una Scuola Iniziatica i simboli sono utilizzati come strumenti fondamentali del lavoro interiore. Questa è un’efficace prassi che i saggi del passato ben conoscevano, prima che la psicoanalisi e la neuroscienza ne analizzassero, con un linguaggio moderno, le motivazioni. 

I simboli, specialmente nei filosofi, nel senso iniziatico del termine, suscitano un grande fascino. Basti osservare quanta attrazione l'alchimia abbia alimentato nei secoli. 

Perché accade questo? 

Un simbolo non è un segno costruito concettualmente e in modo volontario. Esso, in un tempo lontano, è emerso dal profondo. Per questo, ha la potenzialità di mettere in contatto la dimensione cosciente con il profondo dell'individualità. È un ponte tra la superficie e l'inconscio. Questa sollecitazione interiore mette in contatto l'io con il sacro, già presente in ognuno. Il lavoro con i simboli apre il ricercatore alla dimensione sacra degli archetipi e opera per la riunificazione interiore tra la mente cosciente e l'inconscio: passaggio fondamentale del lavoro iniziatico. 

È bene sottolineare come, in un Ordine Iniziatico, ci siano molti gradi, che ripetono lo stesso contenuto; ma lo fanno attraverso simboli sempre più complessi. 

Se osserviamo come agisce il simbolo nella coscienza, comprendiamo anche il significato della ripetizione di un contenuto attraverso un apparato simbolico più potente. In tal senso, la differenza, il valore aggiunto, non è dato dal significato concettuale, che viene ripetuto su gradi diversi, ma dalla potenza con cui esso è trasmesso nel profondo. 

Il simbolo, in seguito all'iniziazione, si attiva nel rituale. In questo, non c'è nulla di magico. Il rito e i simboli che in esso si vivificano sono dei catalizzatori del ponte tra l'io e il sacro nascosto nella caverna della coscienza. Tuttavia, questo non è sufficiente per rendere efficace l'effetto di questo processo operativo. È fondamentale prendere in considerazione un lavoro molto più raffinato e articolato con i simboli. Pur non potendo, in questo contesto, entrare in merito su tale operatività, accenniamo ai momenti essenziali, nei quali il simbolo prende vita e diviene un potente strumento della trasmutazione. 

Il lavoro personale, sempre legato ad un simbolo in particolare, può procedere con questi passaggi:

Visualizzazioni, 

Contemplazione attiva, 

Scrittura meditativa, 

Lavoro corporeo, 

Arte creativa, 

Dialogo immaginativo, 

Rito simbolico sul simbolo, 

Sogni guidati, 

Analogia. 

Se il lavoro sui simboli è alimentato in questo modo, e con tutto ciò che possa penetrarlo nel profondo, essi diventano il potente amplificatore dell'iniziazione. Diversamente, rimangono sul piano superficiale dell'interpretazione. 

venerdì 17 gennaio 2025

SULLA TRASMISSIONE DELLA SCIENZA DELLO SPIRITO E IL PRIMO OSTACOLO



Oltre ad essere un animale razionale, e molto più, l'uomo è un animale simbolico. Ciò significa che conosce sé stesso e il mondo attraverso la struttura del linguaggio. Nel cammino iniziatico sorgeranno altri stati del suo essere, accompagnati da strumenti conoscitivi più raffinati, che qui non saranno esposti. Comunque, al di là del momento rituale della cosiddetta iniziazione, l'inizio della trasmissione iniziatica è concettuale, razionale, e questa viene mostrata attraverso il linguaggio e il simbolo. La prima grande difficoltà che un istruttore non può sottovalutare è il grande contenuto di ambiguità dei segni linguistici. Ogni termine utilizzato, il “segno”, ha quindi una parte oggettiva, condivisa e comprensibile tra i parlanti, e una soggettiva. Quest'ultima è connotata dall'esperienza personale cosciente e inconscia verso un contenuto specifico. Il primo momento dell'insegnamento deve quindi essere dedicato all'informazione concettuale, semplice e concisa, e al lungo lavoro alchemico di trasmutazione del linguaggio utilizzato, al fine di limitare il più possibile lo spettro dell'ambiguità. La parte più difficile da superare è il condizionamento che nell'apprendista giunge dai contenuti subliminali inconsci. In quest’ultima difficoltà il segno linguistico è sostituito dal simbolo. Quest'ultimo, assai più complesso dei segni del linguaggio razionale e parlato, è il ponte tra il mondo cosciente e l'inconscio, ed è deputato a colmare tale distanza. La fase iniziale dell'insegnamento, che può durare, a volte, molto tempo, è connotata, quindi, dai malintesi. Questi, senza dubbio, sono generati dal cattivo uso della razionalità. Molti, infatti, anche coloro che pensano di essere già ricercatori avanzati, non riescono a vedere il legame logico tra la causa e l'effetto, ossia tra ciò che diciamo di comprendere e le sue conseguenze. L'altro elemento è, appunto, l'ambiguità del linguaggio.

giovedì 16 gennaio 2025

RIFLESSIONI SULLA REINCARNAZIONE E LA DIMENTICANZA



“Tu credi nella reincarnazione?”

“Io non credo a nulla, se per ‘credere’ intendi qualcosa che è accettato senza la possibilità di essere verificato. Oggi, ci sono molte prove empiriche che confermano la sua realtà. È un tema che puoi tu stesso approfondire. Sul piano della ricerca iniziatica, invece, la reincarnazione oltre ad essere un fenomeno tramandato universalmente, è la condizione fondamentale del lavoro. Questa affermazione richiederebbe troppo spazio per essere motivata. Dovrebbe, tuttavia, essere per te ovvia. Accenniamo solo al fatto che il senso della vita è ritrovare la nostra reale identità, l'Essere eterno in noi. E questa ricerca attraversa indefinite vite e dimensioni, fin quando non ricorderemo chi siamo realmente. Ciò significa che il nostro compito non è essere buoni o cattivi per collocarsi in un posto o in un altro per tutta l'eternità.”

“Sorge un'altra domanda. Conosco le prove sperimentali, in cui molti individui ricordano le esperienze di vita precedenti, e comprendo il senso dell'iniziazione. Tuttavia, se accettiamo la realtà reincarnazionista, per quale motivo dovremmo dimenticare le vite passate?”

“La risposta è già data in questa vita. Te la illustrerà una citazione di Jung (L'uomo e i suoi simboli): 

<Per noi è normale e necessario dimenticare in questo modo, così che si possa far posto, nella mente conscia, alle idee e impressioni nuove. Se ciò non avvenisse, tutto quello che noi sperimentiamo resterebbe al di sopra della soglia della coscienza e la nostra mente cadrebbe preda di un intollerabile stato confusionale.>

La memoria di questa e di altre vite, comunque, non è persa, è solo nascosta alla tua mente conscia. E, oltre ad operare, sempre, sul piano subliminale, può anche riemergere in determinate condizioni.”

mercoledì 15 gennaio 2025

SULLA CONOSCENZA E IL METODO DI SVELAMENTO


Ci sono scuole iniziatiche che propongono l'acquisizione crescente della conoscenza esoterica, anche sul piano concettuale. Esse svelano gradualmente, e nel tempo, livelli sempre più elevati dei concetti dell'insegnamento, e fanno coincidere ad essi le modalità operative per operare nella propria interiorità. Un'altra prassi espone, sin dall'inizio, l'intero progetto filosofico, mantenendo la necessaria gradualità operativa, in cui vengono alimentate sia le qualificazioni necessarie alla realizzazione iniziatica, sia gli strumenti operativi per superare nella propria coscienza i vari gradini realizzativi. È importante riflettere su quale sia la didattica più efficace per il livello attuale della coscienza planetaria. Da un'osservazione approfondita, che deve coinvolgere più sistemi di indagine, constatiamo che il primo modo era necessario nel passato: perché la tradizione iniziatica era nettamente superiore, per la maggioranza, alle possibilità speculative dell'epoca. Oggi, in realtà, i concetti filosofici tradizionali sono esposti ovunque nei luoghi essoterici della profanità: sarebbe inutile ed ingenuo mantenerne la lunga declinazione. Di contro, l'uomo moderno necessita di una maggiore gradualità operativa, per mettere in atto quanto tramandato e, comunque, di molto tempo per afferrare il corretto significato dei concetti ricevuti: sempre mal compresi. Sembrerebbe opportuno, quindi, operare nel secondo modo, in cui la gradualità è utilizzata non già per apprendere dei concetti ormai assai noti, ma per la reale sedimentazione degli stessi, per il potenziamento delle qualificazioni iniziatiche e per operare autenticamente nella propria interiorità.

mercoledì 8 gennaio 2025

SUL DUBBIO, LA CERTEZZA E L'INTUIZIONE



Come possiamo credere che le affermazioni della tradizione iniziatica siano vere? 

La via iniziatica tradizionale non contempla il concetto di credenza, nella sua inverificabilità comune ad alcune religioni. L'iniziato ha il dovere di verificare ogni affermazione dell'insegnamento. Il primo grande momento di conferma si ha quando, operando in sé, l’iniziato passa dallo strumento conoscitivo della mente-pensiero a quello dell'intuizione. Inizialmente, c'è una distanza tra il soggetto conoscente e l'oggetto della ricerca. Questa distanza è colmata dal pensiero. Ciò significa che la conoscenza iniziale è concettuale, filosofica. L'oggetto della ricerca può essere solo pensato. In questa distanza può sorgere il dubbio. Quando si acquista l'intuizione, il soggetto e l'oggetto si sfiorano. Non c'è più bisogno del pensiero. Quei concetti iniziali diventano un’evidenza interiore. Comprendiamo l’oggetto della ricerca senza doverlo pensare. È come svegliarsi la mattina con la certezza di essere svegli. La mancanza di distanza tra soggetto ed oggetto non lascia spazio al dubbio, in quanto quest'ultimo può insinuarsi solo dove c'è una distanza colmata dal pensiero. Ci sono, poi, ancora altre fasi di comprensione. L'evidenza interiore è possibile perché le iniziali affermazioni filosofiche si riferiscono a qualcosa che già è nella nostra interiorità. Per questo, la conoscenza tradizionale è un'opera di svelamento e l'oggetto della ricerca è la nostra divina reale identità. 

Il Buddha insegnava: "Metti in pratica ciò che ti viene detto; e se scopri che conduce a un tipo di saggezza che è come guardare un muro e poi il muro crolla e vedi in maniera sconfinata, allora puoi fidarti.”

sabato 4 gennaio 2025

SULLA POTENZA DELL'AFORISMA E I MALINTESI



Le espressioni sintetiche trovano la massima esaltazione nell'aforisma. Esse sono un grande esercizio di comprensione e, allo stesso tempo, un dirompente canale di comunicazione. 

Un aforisma, tuttavia, soprattutto quando sintetizza concetti complessi della conoscenza esoterica, richiede una competenza di base da parte di chi legge la sentenza. In ogni parola che emerge nell'aforisma potrebbero nascere volumi e volumi di intense riflessioni. Tale rischio emerge soprattutto nei moderni “social”. Perciò, se la sua potenza può sbloccare i confini della comprensione, allo stesso tempo c’è il rischio di aprire i molteplici canali del malinteso. È necessario, quindi, non sottovalutare la sua brevità, senza avere un ardente desiderio di conoscere le fondamenta su cui esso è costruito. Così, la bellissima poesia “Si sta come d'autunno, sugli alberi, le foglie” potrebbe apparire un'espressione della botanica; ma essa parla della guerra e dei soldati.

venerdì 3 gennaio 2025

SUL PENSIERO, IL PENSATORE E DIO


Il fine ultimo della ricerca iniziatica è lo svelamento della coscienza divina occultata nella propria interiorità. 

Essa è nascosta sotto il movimento dei pensieri. Non tutti i pensieri, ma solo quelli involontari, formulati senza la consapevolezza di essere il pensatore. 

Essere il pensatore non significa comprendere che sei tu che stai pensando. Questo è ovvio. Tutti si rendono conto, sul piano razionale, che stanno pensando. 

Lo stato del pensatore deve essere scisso, ovvero presente e cosciente, dal prodotto del pensare. 

Il pensatore consapevole è separato da tutti i suoi prodotti; e non c'è pensiero che avvenga senza il suo sovrano consenso. Quando il ricercatore stabilizza questo stato di dominio della propria mente, sorge l'ordine dal caos dell'interiorità. Egli pensa solo quando è utile o necessario, e il tempo restante, potendo dominare il movimento dei propri pensieri, vive nel silenzio: consapevole, aderente e sempre calibrato nella realtà in cui vive.

Da questo ordine consolidato, come sole che sorge ad oriente, esplode la luce della vera divina identità; e l'Opera è realizzata.