sabato 5 ottobre 2019

LA "BONTÀ" A VOLTE È TRADIMENTO, E UCCIDE



A mio parere, c'è un altro terribile malinteso che tocca coloro che intraprendono una via spirituale. Essi, nella maggioranza, ritengono che sia necessario essere sempre "buoni" in ogni situazione. (E, di solito, questi sono i più rancorosi e cattivi). 
Personalmente, ho compreso che il combattere o no dipendono dal tuo stato, nell'esistenza attuale. Se il tuo ruolo è pregare, prega, se il tuo stato ti porta al dovere di combattere, combatti fino alla morte; ma che questo sia sempre per una causa giusta. Ora, qualcuno potrebbe chiedere, "chi può dire quando una causa sia giusta?". La domanda è necessaria. Chi intraprende una via spirituale non può non sapere che il superamento della relatività della morale, che definisce il bene e il male in modo arbitrario, deve essere sostituita dall'etica originaria, che è tale solo se fondata sulla consapevolezza interiore, identica in tutti. Da quel luogo, comprendiamo che tutto ciò che è diminuito dalla consapevolezza è il male; quello, di contro, che è aumentato è una cosa giusta. Quindi, pur sapendo che l'intero universo è un gioco che ruota intorno al divino che è in tutti noi, esso è un gioco molto serio. Chi pensa di essere sempre solo "buono" non comprende le regole del gioco, che in alcuni casi necessita la contrapposizione e la morte. Il vero Cavaliere dello spirito prega l'Assoluto che è in ogni essere manifesto e, quando è necessario, combatte. Quando lo fa, non si identifica con l'atto, e ama il suo nemico, perché riconosce nascosta in esso la sua stessa divina essenza.
È illuminante l'insegnamento che Krishna da, nella Bhagavadgıta, al condottiero Arjuna. Quest'ultimo non voleva combattere i propri nemici per non uccidere coloro che aveva amato e ancora amava (nell'esercito contrapposto c'erano anche familiari o vecchi amici di Arjuna). Ma Krishna, rappresentazione dell'Assoluto, dell'esistenza eterna che è in tutti noi, gli disse che non poteva venir meno ad un suo dovere, essendo lui il condottiero di quell'armata, ma, aggiunse: "Non devi preoccuparti, coloro che ucciderai in battaglia, li ho già uccisi Io".