martedì 20 dicembre 2016

SULL'IRRESISTIBILE FORMA DI DIO

Michelangelo Buonarroti



Perché nessuno ha mai visto Dio?

Perché Egli è Colui che vede.

Escluso qualche bel quadro, e ce ne sono molti, in cui è raffigurato il Creatore nella sua veste antropomorfa, nessuno ha mai visto Dio.

Se qualcuno avesse ancora qualche velleità percettiva nei riguardi dell’Eterno Padre, può iniziare a cambiare prospettiva della sua ricerca, perché Dio non sarà mai visibile ad alcuno. Visibile è Chi lo rappresenta, nell’incarnazione del Logos. E benedetto sia il suo Nome.

Egli, il Padre, non ha figura, anzi, è assenza totale di forma. Lui è Colui che è, e basta.
Dio è pura Coscienza, è la consapevolezza in assoluto, l’Essere eterno e informale. È prima di ogni possibile rappresentazione, dal momento che qualsiasi forma o manifestazione nasce dalla pura Coscienza, che chiamiamo appunto Dio.

E, attenzione, non è un’astrazione o un simbolo. La Coscienza pura, Dio, è consapevolezza reale che, inoltre, pensa proprio come tutti noi, ma lo fa in assoluto.

Ciò che è visibile sono i suoi prodotti. L’intera Creazione o, detta nei termini tradizionali, la Manifestazione Universale o macrocosmo, è il creato visibile delle infinite possibilità della Coscienza assoluta. Ciò significa che a Dio non è precluso nulla. Chiaro è che, l’apparenza, il prendere forma nella sua Manifestazione, non toglie e non aggiunge nulla alla sua totalità. Il manifestarsi, nel cosiddetto mondo dei nomi e delle forme, altro sinonimo che indica la Creazione, è solo un’espressione delle sue infinite possibilità.

L’universo, in tutti i suoi livelli e gradi, non è mai orfano del Padre. Perché il suo manifestarsi nelle forme è onnipresenza assoluta. Ciò significa che non c’è nessun luogo dell’universo, dal fisico allo spirituale più elevato, che sia mancante della Coscienza che lo ha generato. Essendo l’intera Manifestazione Universale la sua apparenza.

L’immanenza di Dio nella realtà spazio-temporale, cioè lo Spirito Santo, include una “comunicazione” continua con tutti gli esseri manifesti; ma solo pochi sono nelle condizioni di comprendere. Tale colloquio di Grazia, Gioia e Consapevolezza si sperimenta come intuizione pura, comprensione diretta che non richiede pensiero discorsivo, nella sua veste logico-formale.

Perché solo alcuni esseri sono in grado di ascoltare la comunicazione della Coscienza Universale?

Questi pochi eletti hanno appreso la posizione interiore da assumere per rimanere consapevoli della presenza di Dio in sé stessi. Essi hanno compreso che dove c’è pensiero non è possibile ascoltare Dio. I pensieri sono fruscio, interferenza, spesso rumore assordante.

E Dio parla nel silenzio.

Per comprendere Dio, quindi, dobbiamo apprendere come fermare il movimento pensativo e stabilizzarci nel silenzio. In realtà, il problema non è la presenza dei pensieri, ma la nostra identificazione con essi. È necessario quindi imparare anche come sia possibile pensare senza perderci nei pensieri. Possiamo pensare, senza perdere coscienza del pensatore ovvero la nostra reale identità. Tuttavia, la condizione ideale per riconoscere Dio è stabilizzare il silenzio nel nostro cuore e… attendere. 

Oltre il caos del movimento, dei pensieri, del fare, c’è Dio che attende di incontrarci, in presenza assoluta, nella nostra consapevolezza libera e regale.

Cosa intendiamo dunque con l’espressione “L’irresistibile Forma di Dio”?

La nostra esperienza in un corpo e con la mente comporta intossicazione e assuefazione verso le percezioni, le emozioni e le idee.

Abbiamo la necessità continua di avere una relazione con lo Spirito, che sia percepibile dai nostri sensi, che susciti una tonalità emotiva forte, nella quale l’estasi spirituale appaga e nutre la nostra esperienza.

Dio risponde in questo senso a chi sa aprire il suo cuore, e la forza della sua presenza è incomparabile con qualsiasi altro godimento rivolto agli oggetti dell’intero universo.

La sua forma è quindi tutto ciò che sollecita i nostri sensi, i nostri pensieri e le emozioni in termini spirituali.

Questa santa relazione è meravigliosa e sublime, è il godimento spirituale del devoto autentico e non ingenuo, tuttavia, essa non è una relazione con Dio, ma con la sua forma, limitata, inoltre, dalle nostre possibilità sensoriali, logiche e sentimentali.

A chi autenticamente ricerca l’essenza di Dio, Egli offre il suo santo aiuto, nel portare i suoi allievi eletti di fronte a Sé, nel silenzio, in assenza di pensieri e oltre qualsiasi percezione-emozione.

E questo comporta un cambio di rotta.

Ciò che abbiamo sempre fatto, cioè assaggiare la realtà o lo Spirito medesimo con i vecchi canali di conoscenza (sensi, emozioni e pensieri), deve essere trasformato in canali percettivi più raffinati, completamente diversi dai primi. Questo comporta un momento di purificazione dai sensi stessi, non più conformi a ciò che non ha alcuna forma.

E nel silenzio, in assenza di manifestazione, sarà evidente che:


Più l’anima è vicina a Dio, e meno essa lo sente.

sabato 17 dicembre 2016

Sulla Fede e l'Orizzonte del Conoscere


Caravaggio


In un percorso che conduca alle vette innevate della spiritualità, la Fede è una qualità essenziale.

Il suo vero significato non è, però, quello della credenza cieca e ingenua verso qualcosa che ci viene raccontato senza che sia verificabile.

Essa, la Fede, è un'apertura su un livello superiore della Conoscenza, del quale, in un presente attuale del nostro cammino, non possiamo fare esperienza.

Senza questa qualità non è possibile avanzare in ciò che al momento non può essere conosciuto,  sperimentato, realizzato.

Se questo è vero per la Via spirituale lo è, comunque, anche per qualsiasi altra competenza volessimo realizzare. Non riusciremo mai a superare ciò che per noi è già noto, senza la possibilità-fede di intraprendere un percorso rivolto ad un qualsiasi traguardo, più o meno lontano.

La Fede non è uno strumento razionale, ma una  qualità superiore della pura intuizione. Per questo Essa è difficile da realizzare, e richiede un "cammino"; perché ci parla per risonanza interiore, dove la Verità è riconosciuta, vera, interiormente, senza che sia pensata.

Non si tratta di un momento morale, in cui mostriamo la fiducia a priori verso qualcosa che non comprendiamo, ma una mera necessità operativa del "conoscere".

Per questo il Principio, 2000 anni fa, disse: "Beati quelli che crederanno senza aver visto!" Giovanni 20:29