martedì 22 novembre 2016

5 parte “SEFER YETZIRAH” Uno studio sui confini tra lingua sacra ed arbitrarietà



SECONDA PARTE: LETTERE

L’analisi di questa parte del Sefer Yetzirah dedicata alla seconda creazione, quella che Dio fa per mezzo delle lettere, ci dà la possibilità di entrare, maggiormente, nel vivo delle problematiche linguistiche cui ci riferiamo, ossia, come introdotto all’inizio di questo lavoro, il rapporto tra “lingua sacra” ed “arbitrarietà del segno”.
Senza smentire il nostro proposito iniziale di strumentalizzare il testo, nella sua integrità, come laboratorio di esperimenti linguistici, ci sembra opportuno precisare che la seconda parte, dedicata alle lettere della lingua ebraica, è più facilmente utilizzabile per gli scopi del presente lavoro.
Se per “segno” linguistico non intendiamo solo una lettera o, addirittura, una parola della lingua parlata, ma qualsiasi oggetto di natura semiotica, anche l’analisi della Sefirà potrebbe essere un oggetto appropriato per i nostri studi; ma, a causa della sua struttura, “inconsistente”, che il testo chiama belimà (senza determinazione), è per noi più semplice riflettere su l’aspetto simbolico della “lettera”, la quale mostra, cabalisticamente, una “stratificazione segnica” che va dalle sue interne componenti fino alla formazione del “discorso” stesso.
Analizzeremo, quindi, questa seconda parte con maggiore attenzione, e, per facilitare la lettura nei suoi sviluppi, riteniamo cosa utile anticipare il tracciato che seguiremo.
Per non trascendere eccessivamente il testo, nel corso di queste riflessioni, che spazieranno, per i nostri scopi, anche oltre i limiti interpretativi imposti dai significati del Sefer Yetzirah, seguiremo il percorso letterale nei suoi punti salienti. Proporremo, poi, l’analisi della lettera ebraica, entrando nei suoi meccanismi semiotici stratificati. Cercheremo di capire quale sia il senso della divisione in tre gruppi di lettere proposta dal libro, e analizzeremo questi separatamente. Per motivi di spazio espositivo, non potremo approfondire tutte le lettere nei loro significati, ma ci limiteremo a mostrare solo le tre Lettere Madri (Alef, Mem, Shin).

Sviluppo del testo.
La serie decadale delle Sefiroth ha esaurito la prima fase della creazione, avendo ricavato dal caos originario le strutture primordiali, sulle quali sarà possibile attualizzare le realtà di natura, in un impianto tripartito: Olam, mondo, Shanà, anno, Nefesh, anima. In questo senso, la prima creazione non rappresenta un’astrazione, ma una condizione di realtà cosmica, un mundus entis, che tende ad esprimersi in una successiva serie di entità create. Nella storia della creazione, questa seconda fase è strutturata per mezzo delle lettere dell’alfabeto ebraico.
Le 22 lettere, in prima istanza, sono divise secondo i cinque organi della pronuncia (gola, labbra, palato, denti e lingua), ma poi, nel seguito della trattazione, l’autore dimentica questa divisione e le divide nei tre gruppi che a seguire analizzeremo (3 / 7 /12).
Prima di analizzare questa successiva divisione in gruppi di lettere, ci sembra utile citare due paragrafi del Sefer, perché ci consentono di comprendere meglio le lettere su un piano ontologico, ancor prima di specificare i loro particolari attributi.
Ventidue lettere fondamentali: fissate in una ruota in duecento ventuno porte. La ruota torna, avanti e indietro. E questo ne è il segno: se è per il bene in alto, dà piacere (‘oneg), se è per il male in basso, dà dolore (negà) ”[1].
In questo primo paragrafo l’autore ci informa che le lettere vivono di realtà binaria. Possono essere sia positive sia negative, sia buone sia maligne. Il testo fa l’esempio di due parole (‘oneg e negà), che nascono dalla permutazione della stessa radice. E’ molto chiaro che questa binaria inversione genera due “significati” opposti, uno positivo, l’altro negativo. Il senso del paragrafo è meglio chiarito da uno scritto di Yishaq ben Avraham il Cieco[2], il quale chiarisce anche che la binarietà tra bene e male non nasce dall’inversione, o permutazione, delle lettere all’interno della parola, ma sta nella struttura ontologica della lettera stessa.
Il contrario di queste lettere si ha quando la ruota si volge da piacere (‘oneg) a dolore (negà), e da dolore (negà) a piacere (‘oneg). Il nostro maestro ha affermato che tutto è inciso nella ruota, e in quanto è simile a essa in tutti i generi che vi sono al mondo; così, in tutte le lettere vi è un’incisione, sia per il bene sia per il male: talvolta si incontrano lettere incise per il bene, e altre lettere incise per il male. La cosa non dipende infatti dalla combinazione inversa delle lettere, ma le lettere stesse sono ogni cosa. La lettera è incisa, nel proprio luogo, per compiere l’azione; talvolta la medesima lettera si muta dal bene al male e dal male al bene.”[3]
Leggere, quindi, “… così, in tutte le lettere vi è un’incisione”, e sottolineare, “La lettera è incisa nel proprio luogo, per compiere l’azione”, significa, evidentemente, che il commentatore intende attribuire alle lettere, singolarmente, il carattere positivo o negativo, al di là di ogni possibile e successiva combinazione delle stesse nella parola. “Nel proprio luogo” ritengo, appunto, si debba comprendere ciò che, in un linguaggio filosofico, chiameremo “in sé”.
Oltre alle molte implicazioni che potremmo affrontare, partendo da questo primo paragrafo e dal successivo, per quanto riguarda più specificatamente il nostro campo di ricerca, mettiamo in evidenza il forte potere significativo della singola lettera, ancor prima della produzione delle parole o del discorso, nel linguaggio parlato.

Il secondo paragrafo del Sefer Yetzirah che qui proponiamo ci aiuta a comprendere una parte del primo, e, precisamente, quando quello dichiara: “Ventidue lettere fondamentali: fissate in una ruota in duecento ventuno porte.”
Questo secondo paragrafo preso in considerazione è il diciannovesimo, il quale, oltre a dirci come Dio formò le lettere, dando anche, in ciò, l’indicazione per operare sulle stesse con le tradizionali tecniche cabalistiche (ghematria, ecc.), ci spiega la costruzione delle “duecento ventuno porte”.

Ventidue lettere: le incise, le intagliò, le soppesò, le permutò, le combinò e con esse formò l’anima di tutto il creato e l’anima di tutto ciò che è formato e di tutto ciò che è destinato ad essere formato. Come soppesò e invertì?Alef con tutte e tutte con alef ; bet con tutte e tutte con bet; gimel con tutte e tutte con gimel. Tutte vanno in tondo e si trovano a uscire da duecento ventuno porte; tutto ciò che è stato formato, e ogni discorso, si trovano ad uscire in un unico Nome”.[4]

Anche se apparentemente è qui anticipata la possibilità combinatoria delle lettere, cosa che sarà dichiarata nel paragrafo che tratta “la regola delle pietre e delle case”, l’autore sta sostenendo qualcosa di diverso, ossia, l’unicità profonda della creazione, che si attualizza nei “32 sentieri della sapienza”, formati dalle 10 Sefiroth e le 22 lettere. Quindi, quando l’autore afferma che Dio soppesò ed invertì “Alef con tutte e tutte con alef, ecc.”, con la parola “tutte” non si deve intendere che ogni lettera si combina con le altre ventuno, ma con le 10 Sefiroth[5]. Riteniamo di poter dichiarare questo significato, con l’aiuto di un’altra citazione da Yishaq il Cieco, che riferiremo sotto. Le 22 lettere moltiplicate con le 10 Sefiroth danno, come risultato, 220; per arrivare alla cifra di 221 porte, è possibile pensare di aggiungere l’unità, che rappresenta, poi, l’Unità Divina, all’interno della creazione.
Prima di citare il commento annunciato, ci sembra doveroso informare che, nel testo di riferimento, da cui prendiamo il Sefer Yetzirah, ossia, “Mistica ebraica”, (più volte in nota), alla pag. 38, nota 11, si informa che nella redazione breve del Sefer Yetzirah, al posto di duecento ventuno porte, si parla di “duecento trentuno”. Se fosse valida questa versione, ci sembra poter ancora sostenere la tesi appena esposta, inserendo esplicitamente la serie delle dieci Sefiroth, da sommarsi al precedente calcolo, (22 x 10 + 1 = 221; 221 + 10 Sefiroth = 231).
A conferma di quanto, in generale, abbiamo autonomamente affermato, citiamo il passo del “Commento al Libro della Formazione”, di Yishaq il Cieco.

Tutte le dieci Sefiroth sono incluse in ciascuna lettera, e per questo egli afferma: Alef con tutte e tutte con alef; bet con tutte e tutte con bet. Come si potrebbe infatti pensare, se ciascuna di esse non le contenesse tutte? Come l’alef contiene le prime dieci Sefiroth, che sono state incise nello spirito proveniente dallo spirito. In ciascuna di esse vi è una sorta di essenze sottili, interne, coperte, senza determinazione (belimah) < nostra aggiunta>: tutto quanto sarà intagliato in esse vi è compreso, come è compresa nell’uomo tutta la sua discendenza”[6].

Precisiamo, anche, che in un altro passaggio dello stesso scritto, Yishaq il Cieco ci dice: “Metà della combinazione delle lettere è posta nella ruota, ed è costituita da duecento trentuno porte. La metà che rimane consta di altre duecento trentuno ed è posta al di sopra della ruota: sono quattrocento sessantadue alfabeti, e due di essi sono chiamati <porta>”.[7]

E’ evidente che quest’ultima citazione parla della versione del Sefer Yetzirah che fa riferimento alle 231 porte anziché 221. Ma, al di là di questo particolare, che abbiamo cercato di spiegare con una nostra ipotesi personale, ci sembra che qui sia risolta, anche, la doppia relazione tra Lettere e Sefiroth, come riporta il Sefer Yetzirah stesso, appunto, quando informa non solo della moltiplicazione di “Alef con tutte”, ma anche di “… tutte con Alef”.
Come abbiamo visto dal commento di Yishaq il Cieco, quando si parla di “tutte” si intendono le dieci Sefiroth. Se oltre a moltiplicare, quindi, ciascuna lettera con le Sefiroth facciamo anche il contrario, come il nostro commentatore ci riferisce, il risultato sarebbe 462 e non più 231; ma, due “alfabeti” (nome assegnato da Y. il Cieco alle coppie Lettere - Sefiroth) insiemi generano una porta. Si potrebbe, perciò, ritornare al numero 231, accettando che il Sefer Yetzirah, con il termine “porta”, intenda riferire una coppia Lettera – Sefiroth (ad esempio, Alef con una Sefirà e la stessa con Alef), e non un’unità (solo Alef con una Sefirà).
Pur non trovandoci nella possibilità di capire come funzioni l’intero meccanismo, possiamo, però, confrontando il Sefer Yetzirah col commento di Y. Il Cieco, far quadrare la cifra delle 231 porte (o, come risulta dalla nostra traduzione di riferimento, 221).

Passando ora alla divisione delle lettere che il testo fa, osserviamo che queste sono divise in tre gruppi: Tre Madri, Sette Doppie e Dodici Semplici.
Le Tre Madri, Alef (א), Mem (מ) e Shin (ש), sono concepite come radici della natura creata, e, come tali, producono i primi tre elementi fondamentali (aria, acqua, fuoco). Questo primo passaggio sta in contraddizione con la prima parte, in cui i tre elementi erano prodotti dalla seconda, terza e quarta Sefirah.
Possiamo cercare di ipotizzare questa incoerenza con le parole di Alfonso M. Di Nola: “E’ possibile spiegare la segnalata contraddizione solo se si interpreta la prima fase sefirotica della creazione come una storia di prelimine. In essa i tre elementi, derivati dalla ruah divina, vengono già in esistenza, ma soltanto come unità indiscriminate, come “masse” fisiche indistinte. Quando sulla “massa materiei”, sui serbatoi cosmici di aria, di acqua e di fuoco scende il germe vivificante di Dio, in forma dei tre fonemi alef, mem, shin, la natura indistinta si fa distinzione: il Fuoco si fa volta celeste nello spazio, stagione estiva nel tempo, testa nell’organismo umano; - l’Acqua si fa terra nello spazio, stagione invernale nel tempo e ventre nell’organismo umano; - la Ruah-soffio diviene aria atmosferica, Vento nell’universo, stagione temperata nel tempo e busto nell’organismo umano, costituendo un termine intermedio e conciliatore fra gli altri due elementi”[8].

Il secondo gruppo è formato dalle “Sette Doppie”: Beth (ב), Gimel (ג), Daleth (ד), Kaf (), Pe (פ), Resh (ר), Tau (ת).

Ad esse corrisponde quello che esotericamente è chiamato il “Settenario”, del quale riportiamo alcune delle possibilità: i sette astri, (Sole, Venere, Mercurio, Luna, Saturno, Giove, Marte), i sette giorni (che sono i sette giorni della creazione), le sette porte dell’anima (i due occhi, le due orecchie, le due narici e la bocca), i sette cieli, le sette terre. Dalle sette doppie, il Sefer Yetzirah, per opera di Dio, fa scaturire sette doni, i sette archetipi fondamentali della vita umana che, a causa della valenza binaria delle lettere, prima accennata, ancor meglio sostenuta dalla doppiezza del gruppo di sette, sono messi in opposizione con i loro contrari: la vita e la morte; la pace e la guerra; la sapienza e la stoltezza; la ricchezza e la povertà; la fertilità e la sterilità; la grazia e la bruttezza; la sovranità e la schiavitù.      
Oltre allo sviluppo dell’intero settenario, nella parte del testo dedicato alle sette doppie si fa riferimento alla regola delle pietre e delle case per la quale abbiamo ritenuto necessario progettare un paragrafo separato.

Si analizzano, poi, le dodici lettere semplici: He (ה), Vav (ו), Zayin (ז), Heth (ח), Teth (ט), Jod (י), Lamed (ל), Nun (נ), Samekh (ס), Ayin (ע), Sadè (צ), Qof (ק).

Queste corrispondono alle principali attività dell’uomo, i cosiddetti “dodici sensi”, alle immagini dello zodiaco, ai dodici mesi e ai dodici principali organi (o guide) del corpo umano.

Ora, prima di proseguire nella nostra esposizione, ci sembra doveroso riflettere sull’aspetto della valenza binaria delle lettere, alla luce della sintesi che abbiamo fatto sulla tripartizione che di esse fa il testo.
Abbiamo sopra citato un passo di Yishaq il Cieco (“Commento al Sefer Yetzirah”), dove si sosteneva che ogni lettera può essere di segno positivo, benigna, o negativo, maligna. C’è un altro passo nello stesso “Commento…”, in cui l’autore spiega la differenza tra lettere doppie e semplici. Qui, sembra che egli voglia assegnare alle sole sette doppie la caratteristica ontologica della doppiezza tra male e bene, lasciando alle dodici lettere semplici la possibilità di avere degli opposti, solo per mancanza delle caratteristiche di cui esse stesse sono portatrici, e non per binaria costituzione del loro “essere”.
Riportiamo il “commento” originale, per meglio chiarire quanto detto.

Tra le doppie e le semplici vi è una differenza, benché si trovi, a proposito delle semplici la contrapposizione tra vista e cecità (opposti assegnati alla lettera He – ה-) <nostra aggiunta>, e altre simili, non si tratta tuttavia di lettere doppie ma semplici, giacché ciò che causa la cecità non è infatti una ragione autonoma, ma la mancanza della vista. Per le lettere doppie, avviene invece che, dopo la causa della vita (dono assegnato alla lettera Kaf - כ-) <nostra aggiunta>, sia emanata quella della morte…”[9].

Anche se non siamo riusciti a chiarire completamente il problema sollevato da queste apparenti contraddizioni, abbiamo ritenuto opportuno soffermarci su tale problematica al fine di aumentare la nostra comprensione della struttura simbolica delle lettere, che, come abbiamo visto, e vedremo ancora meglio in seguito, intrecciano il loro ontologico significato alla formazione delle parole della lingua parlata.

Un altro elemento d’interesse si trova nel 47mo paragrafo del Sefer Yetzirah, quando, in riferimento alle Dodici Lettere Semplici, si parla di dodici frontiere oblique. Queste rappresentano dodici  dei “trentadue sentieri” che, come abbiamo già introdotto, sono l’unione nell’Albero Sefirotico tra le dieci Sefiroth e le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico. Le dodici diagonali, o frontiere oblique di cui si parla, sono i percorsi che le dodici lettere semplici fanno all’interno dell’Albero, che in seguito sarà analizzato.  

Prima di passare all’analisi della struttura della “lettera” dell’alfabeto ebraico, tracciamo uno schema riassuntivo che mostra quale sono le principali attualizzazioni delle lettere all’interno delle tre dimensioni della creazione: Mondo, Anno, Anima.

Nella dimensione chiamata “Mondo” (OLAM עולמ):
-       I tre elementi attivi (fuoco, aria, acqua)
-       I sette corpi visibili del sistema solare
-       I dodici segni zodiacali

Nella dimensione chiamata “Anno” (SHANA’ שגה):
-       Le tre stagioni dell’anno (calda, fredda e temperata)
-       I sette giorni della settimana
-       I dodici mesi soli – lunari del calendario ebraico (Nisan, Iyyar, Siwan, Tammuz, Av, Elul, Tishiri, Marheswan, Kislew, Tevet, Sevat, Adar).

Nella dimensione chiamata “Anima” (NEFESH גפש), unione della realtà fisica, psichica e spirituale dell’essere umano:
-       Le tre divisioni principali del corpo (testa, torace, ventre)
-       Le sette aperture del viso
-       I dodici organi del corpo (due mani, due piedi, due reni, stomaco superiore, stomaco inferiore, milza, fegato, intestino tenue, bile) e i dodici “sensi” (vista, udito, odorato, favella, gusto, coito, azione, movimento, ira, riso, meditazione, sonno).  


Analisi della lettera ebraica.

Per comprendere meglio il valore che il mondo ebraico assegna alla lettera, ci sembra cosa proficua, al fine del nostro lavoro, analizzare un po’ più da vicino le lettere dell’Alef Beit, anche uscendo dal percorso che ci lega, per scelta, al Sefer Yetzirah, in cui, pure se non esposto esplicitamente, si tiene sicuramente conto di ciò che diremo in questo spazio.
L’alfabeto ebraico porta in sé una serie di insegnamenti profondi, racchiusi nella triade Forma, suono (in cui l’ebraismo identifica il luogo del nome) e valore numerico[10].

Per la Cabalà, le lettere agiscono in modo sublimale sulla vista di chi le osserva o le visualizza, oltre a suggerire particolari associazioni simboliche capaci di arricchire la sfera d’azione spirituale e psichica delle stesse. Questo potere in Oriente è associato a disegni o immagini chiamate Yantra o Mandala. Quindi, ogni lettera dell’Alef Beit è un mandala, una forma capace di guidare l’attenzione di chi medita su di essa verso il centro dell’Essere e della Coscienza.
Il secondo elemento, quello del suono, racchiude in sé due particolarità: quella del nome che la lettera possiede, e le proprietà del suono che si sprigiona da essa.
Ad esempio, Alef significa “insegnare”, Beth significa “casa”, Gimel significa “donare”, ecc. Questi nomi tramandano insegnamenti di vario tipo.
Circa la proprietà del “suono”, che dalla lettera emana, la Cabalà sostiene che questo abbia un potere mantrico, se cantato o intonato in particolari esercizi di meditazione.

Quindi, ogni lettera ha un valore numerico, dall’uno al quattrocento, che, esotericamente, esprime anche l’entità della “vibrazione” della lettera.
Tale proprietà numerica delle lettere (e, quindi, anche delle parole e delle frasi da esse composte) permette di identificare con precisione la loro natura e identità, diventando, così, uno strumento insostituibile per tutta l’ermeneutica cabalistica.
Ogni lettera ha un suo valore numerico, ma questo cambia, creando un interessante ramificazione di significati sia nelle lettere sia nel discorso, secondo lo schema di riferimento a cui ci si riferisce. Evidentemente, parlare di più schemi di riferimento numerico non comporta la separazione dei possibili significati che scopriamo con le tecniche dell’ermeneutica cabalistica, ma la loro stratificazione su diversi piani di lettura, sempre più profondi.
Per meglio esplicare questo concetto, elenchiamo alcuni valori, che non esauriscono le possibilità della stratificazione numerica delle lettere.
(segue tabella)


LETTERA            VALORE                    somma delle lettere che la compongono
א                                      1                                 אלפ             (1–30-80)      111      
ב                                      2                                 בית                          (2-10-400)     412
ג                                       3                                 גמל                          (3–40-30)           73    
ד                                      4                                 דלת                         (4-30-400)          434
ה                                     5                                 הא                            (5-1)                   6
ו                                        6                                 ויו                              (6-10-6)              22
ז                                       7                                 זינ                             (7-10-50)            67
ט                                     8                                 טית                          (8-10-400)          418
י                                        10                               יוד                             (10-6-4)              20
כ                                      20                               כפ                             (20-80)    100
ל                                       30                               למד                         (30-40-4)            74
מ                                     40                               מם                            (40-40)    80
נ                                       50                               נונ                             (50-6-50)            106
ס                                     60                               סמכ                         (60-20-40)          120
ע                                        70                               עינ                            (70-10-50)          130  
פ                                      80                               פא                            (80-1)                 81
צ                                      90                               צדי                           (9-4-10)              104
ק                                      100                             קופ                          (100-6-80)          186
ר                                      200                             ריש                          (200-10-300)   510    
ש                                     300                             שינ                           (300-10-50)         360
ת                                     400                             תו                              (400-6)     406.[11]


La tabella sopra inserita, come dicevamo, non esaurisce le possibili valutazioni del valore numerico delle lettere.
Solo a titolo informativo, possiamo sostenere che la lettera Kaph כ, che, come abbiamo riportato in tabella, vale 20, può assumere il valore numerico 11, perché è l’undicesima lettera dell’Alef Beit.
E’ importante porre alla nostra attenzione anche il “valore figurativo composto” delle lettere singole, al fine di evidenziare che il significato del segno, dalla parola, scivola all’interno della lettera stessa.
Come abbiamo visto in tabella, il valore della lettera può essere calcolato anche dalla somma dei valori numerici delle lettere che la compongono per esteso, come ad esempio Alef  א, è formata dalle lettere Alef (א), Lamed (ל), Pe (פ):  אלפ.
La somma dei valori numerici delle tre lettere che la compongono è 1 + 30 + 80, ossia 111. Ora, mostriamo la composizione della lettera Alef, in quello che abbiamo chiamato il suo valore figurativo composto.
Possiamo considerare l’Alef formata da tre parti, due Yod (י) ed una Vav  (ו). Le due Yod hanno il valore di 20, perché il valore di una sola Yod è 10. La  Vav vale 6, quindi, la somma del valore figurativo composto della Alef è 26.
Se utilizziamo questa norma di calcolo, troviamo una profonda corrispondenza, che porta la lettera Alef ad avere lo stesso valore del Nome Divino più importante, ossia, l’innominabile Tetragramma Divino: YHVH (יהוה), Jod – He – Vav – He, il cui valore numerico, stando ai valori in tabella è  10+5+6+5 = 26.
Per meglio figurare questa composizione, scomponiamo ed ingrandiamo la lettera nelle sue parti componenti.

 א=   ו י י
Questo, come è facilmente intuibile, apre importanti speculazioni sulla lettera Alef, che, dai valori qui accennati brevemente, possiede la qualità dell’unità (valore in tabella), l’unità espressa tre volte, che rappresenta, in Cabalà, l’Unità Divina sui tre campi dell’esistenza, (111: valore della somma delle lettere che compongono l’Alef, come da tabella), e la qualità numerica del Tetragramma Divino.
In definitiva, le lettere dell’alfabeto ebraico, agiscono su quella che per la Cabalà è la più importante triade cognitiva umana: Vista (forma della lettera, Udito (nome e suono), Intelletto (valore numerico). In Cabalà queste tre facoltà sono note col nome di Chokhmà (Sapienza – Vista), Binà (Intelligenza – udito) e Da’at (Conoscenza – Intelletto)[12].
Si tratta delle due Sefiroth superiori (Chokhmà e Binà) dell’Albero della Vita[13], escludendo Keter, e la loro unificazione per mezzo di Da’at è lo scopo che la Cabalà si prefigge.
Detto in termini più comprensibili, per un linguaggio filosofico, possiamo tradurre il tutto in questo modo:

Sapienza (Chokhmà): è l’intuizione, il paradosso, il lampo della rivelazione dei piani superiori di coscienza.

Intelligenza (Binà): la ragione, la logica, il pensiero verbale.

Conoscenza (Da’at): riunisce intuizione e ragione, è la memoria, la capacità di unire conoscente e conosciuto e, spingendoci un po’ oltre nei significati, la capacità del pensiero di influenzare in modo positivo il flusso delle emozioni.

Il fatto che la Cabalà assegni il senso della vista alla  sapienza e l’udito all’intelligenza, può essere spiegato perché il lampo dell’intuizione è collegato alla Sefirà della Sapienza, Chokhmà, ed il  lampo è afferrato dalla vista. Probabilmente, la seconda Sefirà, Binà, essendo il contenitore del pensiero razionale e del linguaggio, è associato al senso dell’udito, partendo da una concezione originaria, pre – storica, dove non essendo ancora in essere la scrittura, si identifica il processo razionale dell’uomo e il suo linguaggio con l’ascolto.


Tre gruppi di Lettere

Dopo questa necessaria divagazione, fatta per comprendere meglio la struttura dei “segni” ebraici, nonché, i grandi significati, non espliciti, che il Sefer Yetzirah trasmette, ritorniamo ad un’analisi più approfondita della divisione che il testo fa delle lettere, cercando di cogliere la natura di tale frazionamento.
Il Sefer Yetzirah afferma che le ventidue lettere dell’Alfabeto ebraico sono i mattoni basilari di tutto l’edificio del creato. E, nello studiarle singolarmente il testo le divide, come abbiamo già visto, in tre gruppi: tre madri, sette doppie e dodici semplici. Cerchiamo ora di entrare in dettaglio, sempre tenendo presente che in Cabalà, come nell’esoterismo in genere, i numeri non sono solo entità quantitative, di valore arbitrariamente scelto, ma hanno delle qualità particolari.
Precisiamo che, nell’analisi dei tre gruppi di lettere, metteremo più in risalto il lato antropologico che le lettere rappresentano, senza volere, con ciò, prevaricare il parallelismo tra macrocosmo (mondo) e microcosmo (uomo) che c’è nel Sefer Yetzirah, pensando che questo possa essere di maggiore chiarezza espositiva.


Tre Madri

Evidentemente, la Cabalà è una “Via” iniziatica che nasce da una religione, quindi, al di là degli insegnamenti laici che si possono senz’altro ricevere, si utilizzano, come metafore principali, immagini religiose, traducibili, molte volte, e non a caso, in oggetti antropologici.
Osserviamo che la divisione in tre proviene dal luogo più inaccessibile della Mente Divina, chiamata Radla ( l’Estremità Inconoscibile), dove risiede una potenza al di là della logica umana. Questa parte della Divinità, proprio perché inafferrabile da ogni “forma” umana, può essere avvicinata solo tramite l’Emunà Peshutà, fede pura e semplice[14].
Il numero tre è presente in una delle divisioni fondamentali della Cabalà:
Orot – Luci
Shvarim – Frammenti
Kelim – Recipienti.

Le luci rappresentano le forze vitali e la consapevolezza originaria. I recipienti sono gli strumenti che permettono la ricezione delle forze vitali. I frammenti sono pezzi della consapevolezza originaria che hanno perso il contatto con l’unità di fondo di tutto il creato (conseguenza diretta dell’Unità di Dio)[15].
Traducendo questi concetti in una struttura umana, possiamo produrre questo schema, affiancando ad esso le tre lettere madri,  מאש, e gli elementi che il Sefer Yetzirah  assegna ad esse, Fuoco, Aria, Terra.

ש (Shin)             Testa                                     Fuoco             Luci
א  (Alef)               Cuore (Tronco)                      Aria                 Frammenti
מ  (Mem)             ventre                                   Acqua             Recipienti.

Analizziamo ora le tre lettere separatamente.

ש             (Shin)
Secondo il Sefer Yetzirah la Shin governa la testa umana. E’, infatti, la lettera incisa sui filatteri del capo che l’Ebreo religioso usa durante la preghiera del mattino.
A testimonianza della necessità che l’energia della lettera si trovi in ogni parte del corpo, i filatteri vengono anche legati intorno a tre dita delle mani, proprio per riprodurre la sua figura a tridente.
 Le tre punte della Shin rappresentano le tre parti del cervello dedicate, a destra, alla parte intuitiva, a sinistra, a quella logica e, al centro, alla sede del sentimento. Il punto in basso rappresenta la conoscenza unificatrice che corrisponde al ruolo della Sefirà Da’at (l’undicesima delle Sefiroth che abbiamo chiamato “virtuale”).

Le tre linee della Shin rappresentano anche tre lingue di fuoco, alimentate dallo stesso ceppo, e, da ciò, gli insegnamenti cabalistici sulla Shin trasmettono che la triade  si appoggia su di una fondamentale esperienza di unità.
Dando un’ulteriore lettura possiamo sostenere che, nel suo punto più alto, la Shin allude alle tre estremità di Keter (la prima Sefirà), e questo racchiude uno dei segreti più importanti della Cabalà. La prima in alto è l’Estremità Inconoscibile, luogo inaccessibile alla mente umana, dove giacciono le risposte alle domande umane. Poi viene l’Estremità del Nulla, sede del piacere estatico. Infine, troviamo l’Estremità Infinitamente Lunga, che unisce Keter al resto dell’Albero Sefirotico.
Nella Cabalà anche l’aspetto fonico della Shin porta il suo significato. Esso rappresenta il sibilo prodotto dalla combustione del fuoco (anche la sua forma, infatti, ricorda quella di tre lingue di fuoco).

א                (Alef)
Questa lettera è posta in un punto medio tra la Shin, che, come abbiamo visto, rappresenta la parte alta dell’uomo, legata alle facoltà mentali, al fuoco come motore di volontà e di conoscenza, e la Mem, che è posta sul lato basso dell’uomo corrispondente al ventre.
Anche la sua forma, costituita da due Yod ed una Vav centrale, spiega il motivo della posizione di mediatrice.
Infatti il punto in alto rappresenta quella che la Cabalà chiama Acque Superiori, che nel nostro caso possiamo tradurre come l’energia generata dalla lettera Shin, ossia, dalle parti più alte e sublimi dell’essere umano.
Il punto in basso simboleggia invece le Acque Inferiori, le quali, come vedremo, per la lettera Mem, sono l’insieme dell’emotività umana, affettiva ed istintiva.
La linea centrale dell’Alef , disegnata dalla lettera Vav, è il punto di passaggio tra questi due stati, superiore e inferiore. Possiamo affermare che questo punto, che nell’Alef è una Vav, individui il ruolo dell’Alef stessa come punto medio tra Shin e Mem.
E’ importante notare che, attraverso questo percorso, il Sefer Yetzirah diviene un manuale iniziatico per rigenerare l’essere umano in modo equilibrato, partendo da una disarmonia di base, descritta dalla metafora della caduta da uno stato primordiale adamitico.
Fondamentalmente, il messaggio veicolato dalla raffigurazione della lettera Alef, così come il Sefer Yetzirah descrive, è quello di dichiarare la necessità che le parti emotive ed istintive, con tutti i loro moti caotici, si fondino con la consapevolezza superiore, sede delle migliori qualità umane, come intuizione, ragione, sentimento.[16]
Per accennare i motivi che hanno associato la lettera Alef all’aria, possiamo affermare che questa, spiega la tradizione, foneticamente è un soffio appena percettibile, come quello emesso un istante prima di iniziare a parlare. E’, inoltre, posta nel corpo umano al centro, sul tronco, zona dell’aria, dei polmoni. Ma è anche zona del cuore, quindi del sangue, e, se vogliamo spingerci con le analogie, il sangue è il liquido che porta l’aria sotto forma di ossigeno in tutto il corpo. Sappiamo che ogni tecnica che si pone il fine di aumentare l’equilibrio dell’essere umano, di cui la meditazione è una forma molto avanzata, necessita, come elemento primario, dell’aria, della respirazione.
L’Alef, come lettera legata all’elemento Aria, è in grado di trasmettere anche questa conoscenza.

מ              ם                     (Mem)
La lettera Mem che, abbiamo visto, descrive gli stati inferiori dell’uomo e  raccoglie, come recipiente (Mem), i frammenti (Alef) delle luci (Shin) delle acque superiori, racchiude in sé un interessante simbolismo, legato alla sua doppia grafia, a seconda se si presenti all’inizio e al centro della parola (Mem aperta: מ) o alla fine (Mem chiusa: ם).
La doppia grafia della Mem, rappresenta i due stati dell’acqua (elemento a lei assegnato dal Sefer Yetzirah): quella proveniente da una “fontana aperta” (מ), cioè una sorgente d’acqua posta in superficie, e da una “fontana chiusa” (ם), cioè le acque nascoste nel profondo della terra. Quindi, nella tradizione cabalistica, è fondamentale ricordare che le due Mem simboleggiano le due parti dell’anima: quella che si incarna, scorrendo dall’alto, divenendo uomo, e quella che rimane legata ai mondi divini.
Inoltre, abbiamo un importante spiegazione della lettera Mem, come del resto di ogni altra lettera dell’Alef Beit, presa dal Sefer Ha Bahir[17]. Questo testo, per nulla contrastando il Sefer Yetzirah sui significati esoterici attribuiti alla Mem e alle sua simbologia legata all’acqua e al concetto di recipiente, sostiene che abbia la forma del ventre femminile: aperto e chiuso. Riportiamo i passi del “Bahir” legati a questa spiegazione.

“… Cosa significa dunque la Mem aperta? Che contiene il maschile e il femminile. E cosa significa la Mem chiusa? E’ chiusa come un ventre visto dall’alto. Ma Rabbi Rehuma’y aveva detto che il ventre è come la Teth.
Quello che ha detto è relativo alla forma vista da dentro; io ho parlato della forma vista da fuori.”[18]

“Cosa significa Mem? Non leggere Mem, ma mayim (acqua). Come l’acqua è umida , così il ventre è sempre umido. E perché la Mem aperta è composta di maschio e di femmina mentre la Mem chiusa è solo maschio? Per insegnarti che il fondamento di Mem è il principio maschile e che l’apertura è aggiunta per il principio femminile. Come il maschio non può generare che con quella apertura; e come la femmina genera attraverso l’apertura, così fanno la Mem aperta e quella chiusa.”[19]

Da questi due piccoli passaggi, al di là della complessa analisi che si potrebbe fare circa i significati esoterici, vediamo come la lettera, nella sua doppiezza, espliciti la laconica spiegazione del Sefer Yetzirah.
Cogliamo la sua posizione bassa, nel corpo umano, nonostante tutto ciò che questo comporta. Troviamo il legame con l’elemento Acqua, e come questo trovi il suo significato nella parola che esprime l’acqua stessa. La parola MAYIM, infatti, in ebraico si scrive  מים. Come possiamo vedere, quindi, la parola Acqua, che abbiamo visto essere assegnata, dal “Sefer Yetzirah” alla Mem, è formata dalla lettera nelle due sue figure.
In essa, dimora la forza sessuale, l’energia generativa dell’individuo, e, come abbiamo visto nel “Bahir”, si allude alla generazione e, per il “feto”, l’utero è il contenitore dell’acqua in cui è attualizzato[20].
Sempre legato al concetto di acqua e alla sua possibilità di diventare un elemento purificatore, al fine di ricongiungersi con le Acque Superiori,  possiamo fare alcune speculazioni che riguardano il valore numerico della lettera, che è 40.
Nella tradizione ebraica 40 è il numero minimo di Sea (unità di volume) di acqua che un Mikve (vasca per immersioni purificatorie) deve contenere.
Quaranta sono i giorni del diluvio universale. Quaranta sono i giorni tipici di attesa e preparazione: come i quaranta giorni che Mosè passò sul Sinai per ricevere la Torà, o i quaranta giorni che precedono la “Festa dell’Espiazione”, o i quarant’anni che Israele dovette trascorrere nel deserto.
Nell’esoterismo legato alla Cabalà, si tratta di un periodo necessario per soggiogare le forze selvagge dell’immaginazione negativa e degli istinti animali. Tali forze dell'istinto, come abbiamo visto, provengono dal ventre (la Mem come ventre). Nella simbologia del deserto, tali forze, erano rappresentate dai serpenti e dagli scorpioni, (Osserviamo che, infatti, lo scorpione, astrologicamente, è un segno d’acqua, ma, propriamente , di acqua paludosa).
Per concludere l’analisi della lettera Mem, (se protratta oltre nelle sue complesse articolazioni, come accadrebbe del resto per il simbolismo espresso da ogni lettera,  diverrebbe un compito sproporzionato per questo spazio), proponiamo qualche personale comparazione sulla qualità numerica della lettera. Le corrispondenze che esporremo, sottolineano il luogo antropologico che il Sefer Yetzirah assegna alla Mem, quello del basso ventre, con alcune delle particolarità che questo ha, in buona parte accennate sopra.
Come abbiamo visto il valore numerico della lettera è 40. Con lo stesso valore numerico troviamo, rimarcando il significato di “generazione” che abbiamo attribuito alla Mem, una parola CHEVEL  (תבל) 8-2-30, che significa “dolori del parto.
La lettera Mem è, inoltre, la tredicesima lettera dell’alfabeto ebraico. Con questo valore numerico troviamo due parole, AHAVAH,  (אהבה)  1-5-2-5, ed AGUDAH,   (אגדה)  1-3-4-5, che rispettivamente significano Amore, Unione.
Ora, se prendiamo la lettera Mem espressa per intero, ossia, sommando il valore di tutte le lettere che la compongono, troviamo che essa è composta dalle due raffigurazioni della Mem, una aperta ed una chiusa (מם). Raddoppiando, quindi, il 40, valore di una singola Mem, otteniamo 80. Se controlliamo alcune delle parole che questo numero identifica, incontriamo la parola YESOD  (יסוד)  10-60-6-4. Questa parola traduce, il termine “fondamento” e, come ben sappiamo è il nome di una delle dieci Sefirot dell’Albero della Vita, o Albero sefirotico. Questa Sefirà riguarda molto il simbolismo applicato alla Mem[21], infatti, essa è il luogo dove si concentrano le emozioni, le attrazioni emotive. La sua locazione nel corpo fisico è nella zona degli organi sessuali; controlla, quindi, la vita sessuale.
E’ evidente, alla luce di quanto detto, la corrispondenza tra Yesod e l’attività che la lettera Mem ha, legata all’acqua e alla generazione (vedi anche “dolori del parto” CHEVEL), ed è indicativo il riferimento al numero 13, che sembra disporre le norme dell’atto sessuale, che deve essere fatto con amore, nella reale unione di maschile e femminile.


Sette doppie

La Cabalà spiega quale sia la provenienza della divisione in “sette”.
Se il ternario, come abbiamo visto introducendo le Tre Madri, nasceva dalla parte Divina più inaccessibile, il settenario viene generato da un luogo del Creatore, che ha una esplicita analogia umana. La divisione in sette proviene dalla parte centrale della Coscienza o Mente Divina, che in Cabalà si chiama Gulgalta o “CRANIO”.
Essa è la sede del Ta’anug o “Beatitudine Infinita”, e rappresenta il piacere beatifico che ha motivato Dio nel creare il mondo.
Il Sefer Yetzirah ci informa delle molteplici corrispondenze che si generano dallo stadio del settenario. Abbiamo già avuto occasione di elencare brevemente quale sia lo scenario che si apre, quando ci accingiamo ad analizzare la valenza di questa divisione. Sarebbe troppo complesso, in questa sede, anche se certamente interessante, approfondire i significati degli “oggetti” descritti dal testo, in questo spazio dedicato al numero sette.
Diciamo, però, che sotto la codificata scrittura esoterica del Sefer Yetzirah, il quale spazia tra sette pianeti, giorni della settimana, porte dell’anima, e poi ancora, sette cieli, sette terre, si nascondono informazioni che possono essere riferite sempre all’essere umano. Si parla di stati costitutivi dell’uomo, a livello psicofisico, intellettuale e, evidentemente, spirituale.
In questo contesto, ad esempio, Giove diviene il simbolo della giustizia, I Sette Palazzi[22] descrivono, con modi operativi, i sette centri di consapevolezza[23] rappresentati dalle sette doppie, le sette porte dell’anima, che vengono identificate dalle sette aperture del viso (due occhi, due orecchie, due narici e la bocca), hanno una stretta corrispondenza con la lettera a cui sono associate, e, quindi, ai centri, al pianeta, al giorno della settimana e all’uomo che è il soggetto principale di tutte queste analogie.
Senza entrare nel significato particolare delle singole lettere, accenniamo ai valori generali che le Sette doppie vogliono trasmettere.
Esse sono chiamate “doppie” poiché nella lingua ebraica possiedono due modi diversi di venire pronunciate: uno forte ed uno debole.
Nasce, proprio da questa loro particolarità, un profondo significato cabalistico, già accennato sopra. Ai “doni” associati ad esse, così come afferma il Sefer Yetzirah  (Vita, Pace, Sapienza, Ricchezza , Fertilità, Grazia, Sovranità) corrispondono sette “Temurot” o “Opposti” (Morte, Guerra[24], Stoltezza, Povertà, Sterilità, Bruttezza, Servitù).
Ciò equivale alla situazione in cui i centri di coscienza, o “centri di consapevolezza, come li abbiamo sopra chiamati, sono chiusi o funzionano male[25].
Con un curioso rapporto di ghematrie[26], troviamo che la somma dei valori delle Sette Doppie è 709 (2+3+4+20+80+200+400 = 709). Questo valore è identico alla frase “Ein mazal le Israel” (“Non c’è segno zodiacale per Israele”), che cabalisticamente significa: “Non c’è fato zodiacale per chi risveglia in pieno la consapevolezza del capo”. E’ evidente l’allusione alle nostre sette doppie ed ai centri di coscienza di cui parlavamo, che, come abbiamo appena visto, sono simbolizzati  dalle sette “aperture” del viso e generati dal “Cranio” di Dio.
Questo, al di là di ogni giudizio critico sull’aspetto esoterico legato all’astrologia, ci informa del significato di reintegrazione che l’uomo può fare, attraverso il risveglio, superando le “strutture” che lo limitano dal momento della “caduta”.[27]

Dodici semplici

La divisione in dodici ha origine nella parte inferiore della Mente Divina, chiamata l’Estremità Infinitamente Lunga (Arikh Anpin), in quanto è la parte di Dio che attraversa il creato in tutta la sua estensione. L’esperienza che corrisponde a tale parte è il Ratzon o “Volere”. Questa è la parte dedicata alla creazione del mondo e a generare l’energia atta a rispondere e a soddisfare i bisogni più contingenti.
Pur essendo un livello ancora infinitamente alto, esso ha un semplice ruolo di “recipiente”  o di “esecutore” nei confronti dei due gradini precedenti associati alle Tre Madri e alle Sette Doppie (nate dall’Estremità inconoscibile ed il Cranio).
Quindi le Dodici Lettere Semplici, sempre rimanendo ad una spiegazione antropologica dei loro significati, descrivono le caratteristiche più “concrete” “grossolane” e “materiali” dell’essere umano[28].
Il Sefer Yetzirah, assegna a queste lettere vari oggetti nei diversi piani della creazione. Anche in questo caso, senza entrare in merito con le particolari concezioni di astrologia, “Costellazioni”[29] e “Mesi” vanno messi in stretta corrispondenza simbolica con gli oggetti umani che più esplicitamente sono trattati nel testo, come “Organi” e “Sensi”.
Il fondamento principale, a questo livello dell’esistenza, che le Dodici Semplici vogliono trasmettere, sono i “dodici sensi” (Vista, Udito, Odorato, Favella, Nutrizione, Copula, Azione, Andatura, Rabbia, Riso, Meditazione, Sonno). Le successive relazioni hanno un legame diretto e non autonomo con questi e, quindi, con la simbologia che la lettera trasmette.
Per meglio chiarire quanto detto, parlare di organi significa parlare di un simbolo che descrive il fondamento di qualcosa che si trova sul piano della “possibilità” umana, e non certo su quello materiale ed organico, anche se non si può negare, nel contesto cabalistico, una reale corrispondenza tra il piano fisico (organico) e quello superiore.
Il motivo che giustifica l’utilizzo del simbolismo in questo modo va ricercato nella metafora stessa della creazione.

Nel Giardino dell’Eden, infatti, il corpo di Adamo era eterno e luminoso, ma, dopo il “peccato originale”, si rivestì di un corpo che offusca la stretta corrispondenza che Adamo aveva con il Divino.
Quindi il Sefer Yetzirah chiama le parti dell’anima o, con un linguaggio più laico, le possibilità che l’uomo ha, che passano anche attraverso il piano psicofisico dei sensi, col nome di determinati organi del corpo.
Ci sembra interessante citare un passo dal “Commento al Libro della Formazione” di Yishaq il Cieco, che spiega con un linguaggio medievale, quanto abbiamo cercato di mostrare.

Penso che il fondamento delle lettere semplici sia uno, e che una sola cosa le governi. Non dice infatti - il loro fondamento - riferendosi agli organi che governano[30], ma agli effetti che corrispondono alle lettere semplici. Il fondamento delle semplici è infatti nella testa, ma nessuno degli organi che governano è nella testa, e ciò che assomiglia loro resta al di sotto. Perciò, quando elenca (Il Sefer Yetzirah) <nostra aggiunta> i dodici organi di governo dell’anima, non risale al principio delle cose, ma elenca ciò che le simboleggia. Fondamento delle lettere semplici sono invece vista, udito, ecc.: i sensi dai quali l’uomo viene governato. Dodici in corrispondenza dei dodici organi che governano… Si diffondono in tutto il corpo, giacché non si può andare se non con essi”[31].

Mi sembra di poter sottolineare l’importanza di questa citazione, sempre considerando la posizione di spicco che il suo autore ha nella storia della Cabalà.
Comprendiamo, infatti, quale sia il vero riferimento simbolico delle lettere, che viene chiamato, addirittura, il loro fondamento[32],ovvero, la struttura sensoriale dell’uomo,  allargata a dodici sensi anziché cinque.
Inoltre, ci sembra che il commentatore voglia sostenere che la possibilità della reintegrazione, trattata nel paragrafo delle sette doppie, non possa superare le condizioni imposte dalla facoltà della nostra natura umana[33].





[1] “Sefer Yetzirah”, XVIII paragrafo, da  “Mistica Ebraica”. Pag. 37. Testo già citato.
[2] Yishaq ben Avraham il Cieco è una delle figure più autorevoli della storia della mistica ebraica. Fu attivo nella Francia meridionale tra il XII ed il XIII secolo. Ebbe una nutrita schiera di seguaci, e dominò con il suo insegnamento gli esordi del pensiero cabalistico. Il brano citato è un scritto titolato: “ Commento al libro della formazione”.
[3] Commento al  “Libro della formazione”, (Sefer Yetzirah), pag. 233 da “Mistica Ebraica”: testo già citato.
[4] “Sefer Yetzirah” pag. 38, da “Mistica Ebraica”: testo già citato.
[5] Umberto Eco nell’interessante saggio: “La ricerca della lingua perfetta” (Editori Laterza 1999), a pag. 35, riporta una serie di frasi, tra cui il passo che si riferisce alla moltiplicazione delle lettere con le Sefiroth. Non sappiamo quale sia la traduzione di riferimento di Eco, questa, però, risulta errata in un punto fondamentale. Essa recita: “Come le combinò e le permutò? Alef con tutti gli Alef, Bet con tutti i Bet…”. Come è evidente, il moltiplicare ogni lettera non con “tutte” , ma con se stessa, modificherebbe l’aspetto da noi evidenziato e suggerito dal commento di Yishaq il Cieco.
[6] “Commento al Libro della Formazione”, pag. 233 / 234. Da “Mistica Ebraica”: testo già citato.
[7] “Commento al Libro della Formazione”. Pag. 230. Da “Mistica Ebraica”: testo già citato.
[8] “Cabalà e mistica giudaica”  pag. 77. Alfonso M. Di Nola. Testo già citato.
[9] “Commento al libro della formazione” IV capitolo, pag. 236. Da “Mistica Ebraica”: testo già citato.
[10] Alcune affermazioni che verranno fatte in questa parte della trattazioni, circa le possibilità della meditazione attraverso le lettere ebraiche, verranno elaborate nel paragrafo  “Il Sefer Yetzirah e la meditazione: Abulafia”.
[11] Nella tabella mancano alcuni simboli delle lettere che, quando in finale di parola o maiuscole, cambiano la loro forma e, spesso, anche il valore numerico. Riportiamo, ad esempio, la lettera Mem (מ) la quale, quando scritta in finale di parola, prende la forma chiusa:  ם, mantenendo, nel suo caso, lo stesso valore di quella aperta.
[12] Da’at è l’undicesima Sefirà dell’Albero della vita, detto anche Albero Sefirotico. Questa è nascosta e non rientra, quindi, nelle dieci Sefiroth esplicitate. La si può intendere una Sefirà virtuale, il cui scopo è quello di riunificare le due Sefiroth superiori: Chokhmà e Binà ( l’intuizione e la ragione).
[13] E’ riportato, in appendice, lo schema dell’albero della vita con i relativi 32 sentieri tracciati e le 22 lettere sistemate sul sentiero di loro pertinenza.
[14] Come già sottolineato nel testo, riteniamo che ogni immagine religiosa possa in un ambito laico di ricerca essere tradotta, anche se, a volte, con analogie arbitrarie, in termini  antropologici. In un ambito particolare, di filosofia del linguaggio, potremmo dire che la parte inconoscibile della divinità sia il luogo del linguaggio che non rientra nelle strutture “pubbliche” del parlare, quella parte di noi stessi che contribuisce a dare senso a ciò che diciamo, ma, incomprensibile razionalmente, non può essere comunicata agli altri, ossia, ciò che non può rientrare nelle strutture formali della langue, nelle sue possibilità di veicolare senso, a causa dell’incapacità di quest’ultima di  vestire le profondità della sostanza umana.
[15] La divisione in tre che abbiamo visto, nata dalla parte inconoscibile di Dio  può ancora essere un’analogia per il processo di ciò che abbiamo, personalmente, riconosciuto essere lo status della possibilità umana di comunicare. Infatti le luci, viste cabalisticamente come consapevolezza originaria, possono rappresentare la sostanza interiore del nostro essere. I recipienti diventerebbero la forma linguistica ed i frammenti ciò che può essere comunicato attraverso l’insufficiente forma linguistica.
[16] Ci sembra di individuare una differenza di fondo tra il concetto Freudiano di Super Io e i principi cabalistici espressi. Infatti, Freud concepisce il nascere del Super Io come l’elemento fondamentale per la costruzione della civiltà. Questo, però, come Freud dichiara, agisce in maniera coatta, producendo lo schiacciamento dell’Io tra Es e Super IO stesso, causa delle molte contraddizioni umane. Il percorso cabalistico, si presenta in opposizione a quanto Freud sostiene. Nella Cabalà l’unione delle Acque Superiori con le Acque Inferiori, avviene con armonia, senza alcuna imposizione nei processi dell’autocoscienza. Attraverso questo percorso, quindi, si rende possibile la nascita della civiltà, senza castrare l’individuo nella sua individualità. Spingendoci ulteriormente avanti in questa personale analisi, forse, i meccanismi descritti da Freud fanno parte di un percorso genetico (non sappiamo da dove provenga), che ad  un certo punto della storia umana si è innescato, (la scienza al giorno d’oggi può dirci ben poco), e ha permesso l’inizio del percorso etico dell’uomo. Il viaggio iniziatico descritto dalla Cabalà e da ogni fonte esoterica, in questo senso, parla di un processo successivo che l’uomo può fare, che va però provocato, stimolato, e, forse, proprio questo è  il senso del concetto di trasmutazione alchemica, da metalli impuri a metalli puri.    
[17] Ci sembra importante utilizzare, come ulteriore spiegazione del senso profondo delle lettere nel Sefer Yetzirah, un testo così importante come il Sefer Ha-Bahir (Il Libro del Fulgore). Questo è un testo significativo della letteratura cabalistica ed un passo fondamentale nella formazione delle dottrine cabalistiche così come sono note. La sua datazione si può individuare tra il 1150 ed il 1200, in ambienti provenzali.
[18] “Sefer Ha-Bahir”  84mo paragrafo pag.71. Introduzione , traduzione e note di Giuseppe M. Vatri. Ed. Brenner , Cosenza 2001.
[19] 85mo paragrafo pag.72, testo già citato.
[20] La parola EM (madre) possiede la Mem come suono fondamentale. Possiamo quindi dire che, in generale, ma non solo, la Mem rappresenta la capacità materna dell’essere umano e della natura.
[21] Nei  trentadue sentieri, che in seguito analizzeremo, la Mem è posta nella linea orizzontale appena sopra alla Sefirà Yesod. Infatti, riportando il tutto in una figura umana, come abbiamo detto, la Mem simbolizza il basso ventre e la Yesod, appena sotto, i genitali.
[22] I Sette Palazzi, dei quali parla il Trattato delle “Hekhalot”, non sono riferiti dal Sefer Yetzirah, ma hanno uno stretto rapporto con le sette doppie.
[23] I Sette Centri di consapevolezza, descritti dalle “sette doppie”, con alcune differenze possono essere paragonati ai sette Chakra della tradizione orientale.
[24] Gli opposti  “Pace – guerra” possono essere tradotti in maniera più propria dalla coppia “ Bene – Male”.
[25] Il funzionamento dei Sette Centri è legato alla concezione che la Cabalà ha della realtà. Questa, infatti, sostiene che tutta la creazione sia costituita da molteplici strati, che si estendono a partire da quelli spirituali, sottili, fino ad arrivare a quelli più grossolani, spessi, materiali. Essendo lo stesso uomo, composto da questi strati, come il Sefer Yetzirah cerca di dire, sostenendo il parallelismo tra Macrocosmo e Microcosmo, ossia, fra Mondo e Uomo, il buon funzionamento dei sette centri di coscienza corrisponde all’avere “Sette Aperture”, attive, che permettano il passaggio delle energie da un piano all’altro. Da ciò, si spiega anche il termine usato dagli orientali per definire questi “centri”: Chakra. Questa parola, infatti, si può tradurre con il termine “Ruota”, e questo nome potrebbe derivare dal fatto che potendoli osservare assomiglierebbero a dei mulinelli vorticosi, formati dai flussi energetici. 
[26] Tecnica ermeneutica della  Cabalà, che tratteremo in un paragrafo successivo.
[27] Una buona analogia del concetto di “caduta”, al di là delle successive speculazioni circa la possibilità di reintegrazione umana ad uno stato originario,  può essere trovato nell’idea di “gettatezza” Heidggeriana.
[28] Questi termini non vanno intesi come funzioni negative, ma specificano solo il piano che si sta descrivendo. Vedi nota 38.
[29] “Segni Astrologici”.
[30] Nel paragrafo 48 del Sefer Yetzirah (testo già citato), troviamo “Dodici semplici,…, le scolpì, le combinò, le forgiò, le soppesò, le convertì, con esse formò le costellazioni, i mesi, gli organi che governano”.
[31] “Commento al Libro della Formazione”. Pag. 240, da “Mistica Ebraica”: testo già citato.
[32] Per fondamento intendiamo il significato del loro simbolismo.
[33] Il Commento sopra citato di Yishaq il Cieco dice: “… giacché non si può andare se non con essi (i sensi) <nostra aggiunta>”.

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