mercoledì 10 luglio 2019

IL MISTERO INUTILE






Ritorno su questa riflessione, perché ritengo che sia un elemento importante della ricerca iniziatica.
Nei luoghi esoterici o negli Ordini iniziatici tradizionali persiste, spesso, un atteggiamento sconveniente.
Si ritiene che l'Insegnamento sia autentico ed efficace solo se misterioso e indecifrabile.
Il "segreto" tuttavia era necessario, per vari motivi, e a giusto merito, nei secoli passati.
Ora, la Conoscenza Tradizionale è chiara e svelata in ogni sua parte; ed è un grande ostacolo nel cammino iniziatico non afferrarne la "semplicità". Diverso è l'utilizzo dei simboli, il cui significato ultimo  è conosciuto dai maestri, al fine di aprire la possibilità all'aspirante di comprendere proposizioni di ordine superiore, come accade, ad esempio, nella massoneria.
Se quest'atteggiamento è sintomo di convinzioni errate, non si esclude anche un certo fascino per il "mistero" fine a sé stesso, che, consapevolmente o no, consente di rimandare all'indefinito il vero lavoro interiore.
Come la Tradizione tramanda, e testimonia, solo a colui che realmente sia infiammato del "Fuoco dei Filosofi" arride la vittoria sulla "grande illusione".

martedì 9 luglio 2019

IL DIO BENDATO



Il rapporto tra la "conoscenza tradizionale" e l'uomo è sempre stato la storia dei malintesi.
Uno dei grandi equivoci è il ritenere la "realizzazione" spirituale, oltre l'ego, l'io personale, uno stato di alienazione dalla realtà in cui viviamo, in quanto individui.
In verità, chi conosce, sa che trattasi dell'esatto opposto.
È proprio l'ego, immerso nella sua bolla esistenziale onirica, ad essere completamente inconsapevole della Realtà.
L'individuo, è come colui che corre forsennatamente in autostrada, con gli occhi bendati.

Corre, corre, corre,

poi..

puff

lunedì 8 luglio 2019

L'IO E' IRREALE?






Nel cammino iniziatico, per quanto è insegnato dalla Tradizione Universale, il vero ricercatore compie la prima necessaria disidentificazione, quella dall’io personale.
Tale momento rappresenta la “purificazione dall’individualità”, la comprensione dei “piccoli misteri”.
Tuttavia, molti tra coloro che, in apparenza nel tempo, si mettono in cammino verso la “Verità Una”, si ostinano nella convinzione che l’io personale, fondato su un corpo e una storia particolare, non possa essere trasceso e compreso come non reale.
In vero, come la Tradizione testimonia, sono presenti due “io”.
Il primo, quello dell’individuo, illusorio e momentaneo; il secondo, eterno e immutabile, identico in tutti ovvero la nostra Identità reale.
La convinzione bloccante, di ritenere l’io individuale insuperabile, è un grande ostacolo alla realizzazione della Conoscenza, per identità, nell’espansione infinita della consapevolezza. Ci sono vari motivi che generano questo intralcio; due tra questi sono particolarmente subdoli e ricorrenti.
Il primo motivo, atteggiamento profano che alcuni ricercatori trattengono anche dopo aver intrapreso una Via Iniziatica Tradizionale, è il ritenere reale solo ciò di cui facciamo esperienza, sia sul piano logico sia percettivo, nel presente attuale; cioè il mio corpo è così vero e la mia storia personale è così evidente in me che non è possibile immaginare uno stato in cui io sia qualcosa di diverso da tutto ciò.
Il secondo è una conseguenza del primo punto.
Il profano ritiene che l’io personale sia in assoluto reale, come se fosse un “oggetto esistente realmente” in sé; ma, in che senso, di contro, possiamo affermare che non lo sia?
Come può non essere vero qualcosa di cui facciamo esperienza in ogni attimo della nostra vita, in modo così forte, evidente e convincente?
Vediamo come l’Insegnamento Tradizionale intende irreale l’io personale, attraverso una breve metafora. E il movente di questo svelamento dell’illusione egoica è l’apertura verso il riconoscimento in noi proprio di quell’Io assoluto, identico in tutti, Uno senza secondo, che, solitamente, chiamiamo Dio: la nostra vera Identità.
L’io personale non è irreale, come è irreale una ciste che venisse estirpata. In questo senso, potremmo dire, la ciste prima c’era, poi, dopo un intervento chirurgico, non c’è più, è uscita dalla scena del mondo. Quindi, prima era reale, perché presente, dopo non esiste più se non nella dimensione del ricordo, come concetto, idea, pensiero.
L’io personale non è irreale in questo senso.
Esso è irreale, per ciò che intende la Tradizione, come è irreale una contrattura di un muscolo. Quella contrazione non esiste di per sé, sta realmente accadendo nella relatività del tempo-spazio-causa, ma è una delle possibilità del muscolo, è un suo contrarsi, una forma che assume quest’ultimo, il quale è l’unico realmente esistente. Il contrarsi è una delle sue molteplici possibilità espressive.
Il lavoro iniziatico, quindi, corrisponde allo scioglimento di una contrattura della nostra reale Identità, l’Io assoluto, il quale si è identificato-riconosciuto, ora, e momentaneamente, in qualcosa di limitato e inconsapevole che chiamiamo individualità. Quando la contrattura è sciolta, rimane solo ciò che, da sempre, era presente, nella sua vera essenza.
Questo, per quanto la Tradizione insegna, è il lavoro iniziatico portato al suo fine ultimo: la Suprema Non Dualità dell’Essere.
La Libera Muratoria chiama questo processo di svelamento-riconoscimento V.I.T.R.I.O.L.


domenica 7 luglio 2019

SOGNO O SON DESTO?

Nei nostri sogni notturni, incontriamo vari personaggi, di ogni tipo o natura. Quando ci svegliamo, nel cosiddetto "stato di veglia", ci rendiamo conto che, in realtà, tutti gli enti con i quali abbiamo avuto una relazione, erano uno nostro prodotto. Oltre a ciò, comprendiamo che avremmo potuto interpretare qualsiasi altro personaggio onirico. Ci siamo trovati ad incarnare, nel sogno, un soggetto in particolare, ma avremmo potuto assumere qualsiasi altra prospettiva, così vivendo una diversa storia, un altro io. Comunque, sarebbe stata sempre una nostra espressione.
C'è quindi uno stato esistenziale, quello di veglia, che svela la finzione del sogno e lo riconosce come una sua creazione, in generale.
C'è, a sua volta, un diverso stato della consapevolezza, oltre la veglia, che riconosce l'intero universo, su tutti i suoi livelli, di ogni ordine e grado, come un suo effetto. In questo stato, si comprende che anche ogni soggetto-oggetto che vive nello stato di veglia, ossia nel mondo, è sempre una sua espressione; e il pensare di essere un individuo particolare, come accade nel sogno, significa assumere una delle indefinite prospettive, anziché un'altra. Comunque, ognuna di esse, ogni soggetto, persona o qualsiasi altro ente manifesto nella forma, è sempre una proiezione di questa posizione della consapevolezza.
Realizzare l'Essere, che vede ogni cosa come un suo prodotto, e con nulla si identifica, è detto: "Risveglio".

SII E LASCIA ANDARE

L'individuo disputa, si scontra, è totalmente coinvolto nelle discussioni. Ma il punto fondamentale non è mai il contenuto, importante o meno che sia. Ognuno è identificato con il pensiero, non lo ritiene un suo prodotto, ma lo scambia per la sua identità. Quindi, essere contestato, quando qualcuno mette in discussione ciò che pensiamo e affermiamo, è sempre una questione di vita o di morte. Certo, ci sono affermazioni diverse e un buon senso di comprendere il mondo, la storia, la vita. Tutto questo, però, inconsapevolmente, passa in secondo piano. La cosa che conta è mantenere in piedi il proprio essere-pensiero.
Ogni volta che l'individuo ha torto significa morire.