Non c'è bisogno di scomodare il "complottismo" per capire che pochi uomini detengono le grandi ricchezze e il potere sulla terra. Del resto, il termine "complottista" fu fatto coniare proprio dagli stessi, in seguito all'omicidio di John Fitzgerald Kennedy, per screditare coloro che non si accontentavano delle spiegazione governative. Si sa, se qualcuno decidesse che un Presidente degli Stati Uniti d'America deve uscire di scena, non amerebbe troppe domande; e troverebbe senza dubbio molti disposti a raccontare risposte per lui.
Per completare l'opera denigratoria ci sono anche molti eccellenti professionisti che, per soldi o altro ancora, sono disposti ad inventare complotti talmente grotteschi e fiabeschi, col solo scopo di ridicolizzare, di fronte alle masse, le indagini serie, accostando i contenuti di chi indaga la storia nascosta alle loro progettate assurdità. Il risultato non penso necessiti di ulteriori spiegazioni.
È anche molto ingenuo e sconveniente, continuare ad addebitare ai popoli le nefandezze di questi pochi. Perché chi detiene il potere non ha alcun interesse verso le nazioni e la loro cultura, in quanto apolide e sovrannazionale. Siamo soliti, invece, succubi della manipolazione, accusare in alternanza gli americani, i russi, gli ebrei o i cinesi e gli italiani, ecc., ecc.
Certo, il potere può utilizzare anche le nazioni che, di volta in volta, esprimono la forza necessaria per operare nel mondo, a nome dell'egoismo. E non possiamo neanche deresponsabilizzare i popoli nella loro maggioranza per quanto avviene o è avvenuto nei millenni; ma solo perché non sanno quello che fanno.
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