lunedì 8 luglio 2019

L'IO E' IRREALE?






Nel cammino iniziatico, per quanto è insegnato dalla Tradizione Universale, il vero ricercatore compie la prima necessaria disidentificazione, quella dall’io personale.
Tale momento rappresenta la “purificazione dall’individualità”, la comprensione dei “piccoli misteri”.
Tuttavia, molti tra coloro che, in apparenza nel tempo, si mettono in cammino verso la “Verità Una”, si ostinano nella convinzione che l’io personale, fondato su un corpo e una storia particolare, non possa essere trasceso e compreso come non reale.
In vero, come la Tradizione testimonia, sono presenti due “io”.
Il primo, quello dell’individuo, illusorio e momentaneo; il secondo, eterno e immutabile, identico in tutti ovvero la nostra Identità reale.
La convinzione bloccante, di ritenere l’io individuale insuperabile, è un grande ostacolo alla realizzazione della Conoscenza, per identità, nell’espansione infinita della consapevolezza. Ci sono vari motivi che generano questo intralcio; due tra questi sono particolarmente subdoli e ricorrenti.
Il primo motivo, atteggiamento profano che alcuni ricercatori trattengono anche dopo aver intrapreso una Via Iniziatica Tradizionale, è il ritenere reale solo ciò di cui facciamo esperienza, sia sul piano logico sia percettivo, nel presente attuale; cioè il mio corpo è così vero e la mia storia personale è così evidente in me che non è possibile immaginare uno stato in cui io sia qualcosa di diverso da tutto ciò.
Il secondo è una conseguenza del primo punto.
Il profano ritiene che l’io personale sia in assoluto reale, come se fosse un “oggetto esistente realmente” in sé; ma, in che senso, di contro, possiamo affermare che non lo sia?
Come può non essere vero qualcosa di cui facciamo esperienza in ogni attimo della nostra vita, in modo così forte, evidente e convincente?
Vediamo come l’Insegnamento Tradizionale intende irreale l’io personale, attraverso una breve metafora. E il movente di questo svelamento dell’illusione egoica è l’apertura verso il riconoscimento in noi proprio di quell’Io assoluto, identico in tutti, Uno senza secondo, che, solitamente, chiamiamo Dio: la nostra vera Identità.
L’io personale non è irreale, come è irreale una ciste che venisse estirpata. In questo senso, potremmo dire, la ciste prima c’era, poi, dopo un intervento chirurgico, non c’è più, è uscita dalla scena del mondo. Quindi, prima era reale, perché presente, dopo non esiste più se non nella dimensione del ricordo, come concetto, idea, pensiero.
L’io personale non è irreale in questo senso.
Esso è irreale, per ciò che intende la Tradizione, come è irreale una contrattura di un muscolo. Quella contrazione non esiste di per sé, sta realmente accadendo nella relatività del tempo-spazio-causa, ma è una delle possibilità del muscolo, è un suo contrarsi, una forma che assume quest’ultimo, il quale è l’unico realmente esistente. Il contrarsi è una delle sue molteplici possibilità espressive.
Il lavoro iniziatico, quindi, corrisponde allo scioglimento di una contrattura della nostra reale Identità, l’Io assoluto, il quale si è identificato-riconosciuto, ora, e momentaneamente, in qualcosa di limitato e inconsapevole che chiamiamo individualità. Quando la contrattura è sciolta, rimane solo ciò che, da sempre, era presente, nella sua vera essenza.
Questo, per quanto la Tradizione insegna, è il lavoro iniziatico portato al suo fine ultimo: la Suprema Non Dualità dell’Essere.
La Libera Muratoria chiama questo processo di svelamento-riconoscimento V.I.T.R.I.O.L.


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