In questa "Era", ormai anziana e ammuffita, fondata sulla lotta del fratello contro il proprio fratello, qualsiasi attività e, soprattutto, la formazione dei giovani, a parte poche eccezioni, è stata impostata sull'agonismo, in tutte le sue forme; non solo sportive. Se è vero che tale preparazione ha posto un seme per la difesa dai lupi umani, che quotidianamente ci circondano, ha tuttavia contribuito, almeno in parte, al segno storico della sopraffazione.
Ma tutto ciò è stato inevitabile... Come una freccia scoccata non può più essere fermata, ma, in parte, solo deviata, la coscienza planetaria vive, per necessità interna, dei passaggi ciclici. Se questa "Era", che già da secoli si sta allontanando dal vertice oscuro della caduta, è stata fondata ancora sulla lotta, la successiva, verso cui, gradualmente ci dirigiamo in una parabola ascendente, sarà quella dell'universalità degli esseri umani, che riconosceranno l'altro per ciò che essi stessi sono. L'attuale concezione dell'attività sportiva, in apparenza sana e positiva, non avrà, in futuro, alcun senso. Nessuno avrà più aspettative personali, e il vincere o il primeggiare, diventerà un fatto irrilevante, ingenuo e infantile.
Lo sport, e ogni attività formativa, potranno emanciparsi dall'agonia dell'agonismo.
Ora, mi concedo qualche "fantasia"... Ammesso che non si ritengano già molto fantasiose le riflessioni appena tracciate.
Come si potrebbe esplicare, quindi, un'attività adatta alla "Nuova Era", (al nuovo "Regno" dell'universalità), attualmente mercificata e rallentata dal potere controiniziatico dei pochi che governano il mondo?
Di certo, l'espressione di ogni azione sarà rivolta all'armonia. Un ragazzo non sarà più indotto alla vittoria, ma la sua espressione, finanche quella sportiva, diventerà un'azione rivolta al bello in sé, in quanto ideale. Ognuno si formerà per vivere un rapporto interiore con la bellezza, al di là di ogni possibile vecchia relazione-competizione. Questo avverrà nel gesto artistico, nell'espressione fisica dello sport, nel lavoro, nella sessualità, e in ogni altra attività umana. Chi osserverà l'atto, lo spettatore, di contro all'orgasmo del trapassato spettatore dei "giochi gladiatori", di conseguenza, non sarà più interessato al godimento nella competizione; e la bellezza di ogni espressione diventerà, per tutti, un nutrimento dell'anima.
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