Il principio fondamentale della Via Non Duale, fine ultimo del conoscere, è comprendere cosa sia vero e ciò che non può essere considerato tale.
È quindi reale ciò che è sempre presente in eterno, si trova in ogni luogo, è senza causa e, in sé, è pura pienezza. Questo stato è ciò che, tradizionalmente, chiamiamo Coscienza, Assoluto, Dio Padre, Essere, è l'Ain Soph della Qabbaláh ebraica, il risultato finale della Grande Opera alchemica, il Brahman Nirguna del Vedanta. È chiamato in molti altri modi, a seconda della tradizione a cui ci riferiamo; ma, ciò che più è importante: Esso è la nostra reale Identità, unica in tutti.
La conoscenza tradizionale, nella sua espressione finale, nella Suprema Non Dualità dell’Essere, tramanda quindi l'insegnamento affinché il vero filosofo, colui che ama la Conoscenza, possa ritrovare in sé questa Verità assoluta.
Il Vedanta Advaita, pur nei limiti del linguaggio, descrive l'indescrivibile esperienza di questa realizzazione come: Sat, Cit, Ananda, cioè Essere, Coscienza e Beatitudine assolute. Che significa: esistenza o vita in assoluto reale, consapevolezza pura di esistere e gioia incausata senza fine.
Da ciò, comprendiamo che l'intera manifestazione universale, dal piano fisico al livello più elevato dello Spirito, non è reale. Perché essa, per quanto immensa e meravigliosa sia, ha un inizio e una fine, è perciò una "realtà relativa" spazio-temporale. Ciò significa che esiste nel momento in cui accade, ma di essa non rimarrà più nulla, così come della stessa, prima dell'apparire nella forma, nulla c'era. L'intero universo è un prodotto che appare e scompare sul telo di fondo dell'Essere.
Questo è il motivo per cui, spesso, sentiamo definire la manifestazione universale un sogno, un'illusione esistenziale, dal momento che, allo stesso modo dei sogni notturni della mente individuale, inizia e finisce.
Per quanto sembri inconcepibile, la realtà del mondo, dell'intero universo, (manifestazione universale, universo o mondo sono sinonimi) è fatta della stessa sostanza dei sogni.
I sogni e l'universo del nostro stato di veglia hanno una grammatica diversa, un fluire nello spazio-tempo dissimile, ma sia il sogno, sia lo stato di "apparente" veglia hanno un termine.
Per come abbiamo definito la Realtà, quella vera, possiamo aggiungere che Essa deve adempiere a due parametri di verifica: la continuità e l'infinitezza.
Per quanto riguarda il primo punto, noi percepiamo e comprendiamo lo stato di veglia come più vero, perché in esso viviamo la nostra continuità storica nel suo logico divenire.
Il sogno non ha continuità? Questo è falso. Anche nei nostri sogni ci sono delle storie che accadono e si sviluppano nel tempo. Esse sono più brevi, simboliche, ma la brevità e l'espressione sono un fatto relativo. Non possiamo considerare reale ciò che dura di più. Di più rispetto a cosa? Per una farfalla un giorno è un'intera vita. Così le molte "brevi" proiezioni oniriche notturne sono equiparabili alle molteplici vite che l'anima individuale percorre nella forma, prima di "risvegliarsi" alla sua reale divina ed eterna Identità. (Aggiungo, fuori dal discorso, che non c'è possibilità di capire la conoscenza tradizionale senza comprendere il concetto di reincarnazione. E in ciò, non si deve fare riferimento all'oriente o al piano religioso, ma solo all'universalità della Conoscenza).
La relativa lunghezza delle nostre storie individuali, nella veglia, è un frammento di tempo, se vista sullo sfondo immenso della storia; sul quale il sogno e la veglia diventano un punto infinitesimale di vita.
Per quanto riguarda il secondo parametro, che riguarda l'infinitezza di ciò che è Reale, dobbiamo constatare che entrambi, stato di sogno e vissuto di veglia hanno un termine; e su questo punto non penso sia necessario aggiungere altro.
In conclusione, la Conoscenza Non Duale definisce ciò che è Reale e quello che non lo è, e indica il modo per riconoscere in noi stessi proprio quella Verità Non Duale, essendo Essa la nostra Identità Reale. In questo momento tuttavia convivono in noi l'apparenza delle forme e la Verità dell'Essere. (Il motivo per cui questo accade sarà senza dubbio una necessaria futura riflessione). Fin quando rimarranno in essere entrambe, lo stato possibile di colui che si risveglia alla propria vera Identità, sarà "Stare nel mondo, senza essere del mondo".
Nessun commento:
Posta un commento