Un Ordine Iniziatico che tramandi il fine ultimo dell'iniziazione, detto Non-Dualità, deve condurre gli aspiranti verso le condizioni necessarie affinché questo sia realizzabile. Diversamente, l'insegnamento rimarrebbe su un piano inutilmente concettuale.
Tale operazione è in tutto diversa da qualsiasi altra operatività, che si limiti ad agire verso i fenomeni, anche se questi fossero universali. Il livello di queste ultime pratiche porta, al limite, a diventare più buoni e santi, aumenta l'intuizione o sviluppa qualche potere, ma non potrà mai condurre verso il riconoscimento della propria Identità Reale, identica in tutti, in quanto assoluto, infinito ed eterno Essere. Detto altrimenti, la "Grande Opera". Questo stato ultimo, in realtà, è sempre presente. Esso è tuttavia coperto dal pensiero involontario, quello cioè che non riusciamo a controllare volontariamente. E proprio il pensiero involontario va esaurito, insieme alle sue cause, affinché possa emergere il Fondamento che è in noi. Questo richiede, però, una pratica particolare, diversa da qualsiasi delle altre, anzi in totale antitesi con queste. Qualunque percorso di livello precedente produce un'evoluzione, un divenire, un movimento. Riconoscere la nostra Identità Non-Duale, di contro, richiede un "fermarsi". Pur utilizzando ancora il termine "pratica", dobbiamo essere consapevoli che trattasi invero di una "non-pratica".
In ultimo, ma non di poca importanza, si osserva nei ricercatori, che scoprono la possibilità di realizzare in sé la Coscienza Una e Non-Duale, la difficoltà di riformulare la loro idea di percorso iniziatico, non più fatto di pratiche e attività, ma di un qualcosa di diverso; un salto verso l'inconcepibile, di cui non hanno mai fatto esperienza, verso il quale può avvicinarsi solo un "uomo libero".
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