venerdì 14 luglio 2017

Riflessioni Metafisiche 8

Esiste la Verità?
In molti anni di ricerca spirituale, ho assistito a varie forme di rapporto con questo concetto.
Ciò a cui dedico l'attuale riflessione prende il suo inizio dal significato di scetticismo.
Questo termine sarebbe in totale antitesi con la ricerca spirituale o iniziatica, perché, se abbiamo il dubbio che possa esserci una Verità finale, dove dovremmo dirigere la nostra ricerca? Ma, in realtà, questo è il livello più insensato che ho costatato. Di solito, lo scettico accetta che esista una realtà ultima, al di là di ogni relativismo, ma ritiene che questa non sia accessibile all'uomo.
Quest'ultimo tipo di anomalo ricercatore, o di profano, accoglie come verità possibile solo quello che riesce a comprendere con la mente e a percepire con i suoi sensi. Ed essendo cosciente solo del corpo e della mente, obietta che possano esistere altri strumenti conoscitivi oltre a quelli a lui noti, in quel dato momento. Sospende quindi il giudizio sulla verità in assoluto, rispetto alla quale si ritiene agnostico.
Non c'è possibilità di interlocuire con lo scettico, a meno che nasca un'istanza interiore che lo porti verso soluzioni più raffinate della conoscenza.
Sorge, in seguito, una domanda più che giustificata.
In genere, gli uomini partono tutti, compresi i ricercatori spirituali, dall'identificazione col corpo e la mente. Escludendo quei pochi, quindi, che hanno già in partenza doti sopra la media, ognuno di noi si è messso in cammino avendo a disposizione solo una percezione sensoriale della realtà e una comprensione razionale della stessa.
La differenza tra lo scettico e chi si apre ad una conoscenza che va oltre la materia e la logica sta nell'istanza interiore che porta alcuni a trovare soluzioni diverse, che si trovano in un territorio perturbante, proprio perché inizialmente fuori da ciò che è noto e familiare.
Chi ha il coraggio di uscire dalla precomprensione attuale della realtà, verso la Verità in assoluto è colui che può essere considerato un vero ricercatore.
Vediamo quindi quale sia la domanda che sorge a questo punto del ragionamento.
Colui che affronta una Conoscenza, non sperimentabile nel momento iniziale del cammino, come può credere che questa sia vera e non sia invece frutto di fantasia della tradizione?
Questa certezza richiede delle qualificazioni basilari, alle quali si aggiungeranno poi quelle specifiche per poter operare nella particolarità di ogni tradizione iniziatica. In assenza di queste, la spiritualità, l'iniziazione, la via della Conoscenza diventa semplice cultura; e questa, spesso, scivola in una forma ingenua di ateismo spirituale senza soluzione.
Una di queste qualificazioni iniziali, necessarie alla realizzazione della Verità, che per chi scrive è il risveglio non duale all'Essere assoluto ed eterno, è la capacità di "risuonare" con la Verità stessa, con la Realtà. Ciò significa riconoscere quando un Insegnamento è vero. Questo comporta un riconoscimento coscienziale interno che ci fa comprendere-ricevere la Verità affermata; e questo va oltre il processo dialettico della mente, nella quale ogni cosa può essere sia vera che falsa, senza risultato certo e finale. In alcuni casi estremi, neanche l'esperienza personale di un'affermazione, esperibile ipoteticamente fin da subito, potrebbe risolvere lo stallo della mente sulle proprie convinzioni.
Un'altra fondamentale qualificazione di base, legata alla precedente, è la fede.
Cos'è quindi la fede nei termini iniziatici?
Essa non è la credenza in qualcosa che non potrà mai essere sperimentato internamente, ma l'apertura iniziale verso la Realtà sempre presente in noi e non contattabile all'inizio, ma solo dopo il processo iniziatico dello svelamento; momento in cui, almeno in termini metafisici, riconosciamo noi stessi come l'Assoluto Essere che abbiamo pensato di dover realizzare. In Alchimia, tale "finale" è chiamato "La Grande Opera", la realizzazione della Coscienza Una.
Per questo, il Principio, 2000 anni fa, affermava: "Perché mi hai veduto tu hai creduto; beati quelli che credono pur senza aver visto".
Allo stesso tempo, il dubbio, che nel linguaggio comune descrive il significato di scetticismo, da cui è partita la nostra riflessione, assume un senso iniziatico, completamente diverso.
Il dubbio è il dovere di verificare in sé ciò che viene affermato dalla Conoscenza.
Ed Essa è la Verità.

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