Chi si rivolge alla realizzazione della Grande Opera ossia allo svelamento della Verità in noi, che corrisponde alla nostra reale Identità, prima o poi deve affrontare, comprendere e trascendere l'energia del "desiderio".
Qual è la causa del desiderare? Cosa produce in noi tale energia e in che modo ostacola la nostra libertà?
Il desiderio è la ricerca di colmare un vuoto interiore che, dal punto di vista della Conoscenza ultima, la Metafisica, nasce dalla dimenticanza primordiale di essere già, da sempre, pura totalità.
Il mito della "caduta" mostra questa perdita momentanea della consapevolezza di essere, in eterno, pura pienezza, il fondamento di ogni possibile esperienza o forma manifesta.
La Grane Opera, realizzazione finale della tradizione alchemica, come avviene in tutte le altre scuole metafisiche, descrive quindi il "risveglio" alla Coscienza Una Non Duale, cioè: il riconoscimento di chi siamo realmente, l'Essere assoluto ed eterno, la consapevolezza suprema, la beatitudine, e il superamento definitivo della schiavitù dalla morte e dalla continua rinascita.
Il desiderio quindi ci spinge a compensare questo senso di incompletezza che sperimenta l'io individuale.
Noi desideriamo ottenere o realizzare qualcosa perché pensiamo che questo appaghi la nostra illusoria incompletezza. Ricerchiamo un nuovo lavoro, la carriera, una macchina, un uomo o una donna per amarci, sempre diversi e nuovi, aspiriamo ad una considerazione maggiore degli altri, ecc. Quando otteniamo ciò che stiamo desiderando ci sentiamo appagati, fino a quando inizierà un nuovo desiderare. In ciò, anche il desiderare di realizzare la Grande Opera è un desiderio, utile inizialmente per dirigere le nostre energie verso la Verità; tuttavia anch'esso, essendo un desiderio, quando la via è tracciata, dovrà essere abbandonato.
L'io individuale, quindi, vive un terribile malinteso. Pensiamo che la felicità provenga da un oggetto particolare, quando realizzato, e non riconosciamo che il godimento è causato dalla momentanea assenza del desiderio stesso; prima che questa energia si risvegli verso una nuova meta.
Molte energie negative, che vagano minacciose nella nostra coscienza, sono legate al desiderio e all'attaccamento che abbiamo agli oggetti del desiderare. E per oggetti intendiamo qualsiasi significato: persone, sentimenti, cose, esperienze, ecc.
Proviamo invidia verso chi possiede (momentaneamente) oggetti che noi ora non possiamo ottenere; siamo gelosi per la paura di perderli, perché pensiamo siano nostri in assoluto, e la nostra vita dipende da essi; soffriamo per l'aspettativa, se la realtà non corrisponde alle nostre fantasie e così via...
Anche il desiderare di non desiderare è un atto di volontà forte del desiderio. Da quest'ultima cattiva comprensione nascono le aberranti inibizioni verso qualsiasi esperienza del desiderare. Abbiamo assistito nella storia alla frustrazione nefasta verso l'oggetto del desiderio, che sia stato il sesso, il benessere o qualsiasi altro ottenimento, generando così la crescita esponenziale di questa energia alienante e compensatoria insieme alla dipendenza psicologica verso qualsiasi oggetto del mondo.
Il vero ricercatore non si priva di nessuna esperienza o oggetto. Esso, alla luce della Conoscenza, comprende l'energia del desiderio e come questo sia causa della sofferenza e della dipendenza.
Il vero ricercatore, nel suo operare, svela in sé la pienezza eterna.
Il vero ricercatore, fruisce dell'intero universo, fisico o spirituale che sia; ma non si attacca a nulla, sa di non avere necessità, perché ogni forma è un suo prodotto...
Il vero ricercatore, in Verità:
"Vive nel mondo, senza essere del mondo".
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