mercoledì 19 luglio 2017

Riflessioni Metafisiche 14

In questa colorata mattina di luglio, in riva al mare, all'ombra di un fresco e verde pergolato, affrontiamo un tema leggero:
la morte.
Ma non nel senso comune, con la sua connotazione scura e depressiva, acquisita in molti secoli di storia, tra le lapidi e l'olezzo cimiteriale, dove anche i fiori, rimasti senza sepoltura, ricordano il morire.
In Verità, affermazione che non pretende alcuna condivisione (neanche su facebook), il dramma della morte, accompagnata dalla scia di sofferenza e pianto, è frutto della grande illusione...
La maggior parte degli individui, senza mai voler generalizzare, hanno paura di morire; e, di solito, non si accontentano delle spigazioni della religione. Il cattolicesimo ha dato una spiegazione abbastanza tranquillizzante dell'al di là. Basta comportarsi bene e dopo la morte ci sarà un luogo piacevole o beatifico,  a seconda dei meriti in vita, e ritroveremo tutti i nostri cari, almeno quelli buoni.
Anche in questo caso però, le persone sembrano non gradire...
In un'altra visione, quella reicarnazionista, le cose sono un po' più complicate. Serve una maturità più avanzata per annegare, si fa per dire, in un mondo sottile in cui siamo tutti fratelli o sorelle in attesa di un altro viaggio nella carne. Tralasciando le differenze tra le tradizioni, in questo mondo "post mortem" potremo trovare anche i nostri recenti parenti, ma anche quelli più indietro nel tempo; ammesso che non si siano giá reincarnati.
In questo tipo di spiegazione, serve più maturità e distacco da ciò che è transitorio, perché prenderemo atto che la nostra figlia nell'ultima vita poteva essere stato il capo ufficio o nostro padre, precedentemente, oppure potremmo scprire che la suocera attuale fu il nostro figlio prediletto di tre vite prima, ecc.
Ma non è finita, in questa visione non ci si riposa mai. Qui non c'è un paradiso eterno o un inferno eterno (e quest'ultima è una buona notizia). Di certo ci sono luoghi in cui ci troveremo, paradisiaci o infernali a seconda delle azioni compiute, e la permanenza potrebbe essere talmente lunga tanto da sembrare eterna. Ma non è così. Dopo l'esaurimento di quel credito o debito karmico si ricomincia la giostra: e allora giù altra reincarnazione. Alcuni proseguono lo stato infernale o paradisiaco in un altro corpo, in un pianeta che corrisponda al nostro stato karmico attuale.
Comunque, senza proseguire ad elencare le visioni dell'al di là, le persone,  di solito, non vogliono morire.
Esse sono attaccate a quello che hanno in quel momento e pensano che lo stato di cui fanno esperienza, ora, sia l'unico certo è rassicurante.
Subiscono, quindi, gli effetti dell'attaccamento.
Non importa se dopo ci sarà qualcosa di bello o una crescita in qualsiasi forma possibile. L'individualità vuole proprio quel corpo, quella famiglia, quel lavoro, quel ruolo particolare, ecc. ecc.
Questo attaccamento,  molte volte, rapisce pure chi non vive la migliore delle situazioni. Anche chi soffre, preferirebbe migliorare qui e non in altri posti strani, sottili e fantasmatici.
Bene...
Quando il nostro livello di sopportazione avrà raggiunto un limite estremo, quando cioè qualsiasi formula escatologica o qualsiasi stato di vita mostrerà la sua inefficacia circa la felicità, ci metteremo in cammino verso una soluzione finale e,  in assoluto, soddisfacente.
In quel momento, coscienti o no, in qualsiasi stato esistenziale, ci troveremo di fronte alla porta della Metafisica, La Suprema Conoscenza Non Duale dell'Essere.
Quel portale prezioso e velato dal mistero è l'accesso alla "Casa del Padre".
Ed Essa è la nostra reale, eterna, gloriosa Identità.
Qui, ora e sempre.

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