Il fine ultimo della ricerca iniziatica è lo svelamento della coscienza divina occultata nella propria interiorità.
Essa è nascosta sotto il movimento dei pensieri. Non tutti i pensieri, ma solo quelli involontari, formulati senza la consapevolezza di essere il pensatore.
Essere il pensatore non significa comprendere che sei tu che stai pensando. Questo è ovvio. Tutti si rendono conto, sul piano razionale, che stanno pensando.
Lo stato del pensatore deve essere scisso, ovvero presente e cosciente, dal prodotto del pensare.
Il pensatore consapevole è separato da tutti i suoi prodotti; e non c'è pensiero che avvenga senza il suo sovrano consenso. Quando il ricercatore stabilizza questo stato di dominio della propria mente, sorge l'ordine dal caos dell'interiorità. Egli pensa solo quando è utile o necessario, e il tempo restante, potendo dominare il movimento dei propri pensieri, vive nel silenzio: consapevole, aderente e sempre calibrato nella realtà in cui vive.
Da questo ordine consolidato, come sole che sorge ad oriente, esplode la luce della vera divina identità; e l'Opera è realizzata.
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