“Tu credi nella reincarnazione?”
“Io non credo a nulla, se per ‘credere’ intendi qualcosa che è accettato senza la possibilità di essere verificato. Oggi, ci sono molte prove empiriche che confermano la sua realtà. È un tema che puoi tu stesso approfondire. Sul piano della ricerca iniziatica, invece, la reincarnazione oltre ad essere un fenomeno tramandato universalmente, è la condizione fondamentale del lavoro. Questa affermazione richiederebbe troppo spazio per essere motivata. Dovrebbe, tuttavia, essere per te ovvia. Accenniamo solo al fatto che il senso della vita è ritrovare la nostra reale identità, l'Essere eterno in noi. E questa ricerca attraversa indefinite vite e dimensioni, fin quando non ricorderemo chi siamo realmente. Ciò significa che il nostro compito non è essere buoni o cattivi per collocarsi in un posto o in un altro per tutta l'eternità.”
“Sorge un'altra domanda. Conosco le prove sperimentali, in cui molti individui ricordano le esperienze di vita precedenti, e comprendo il senso dell'iniziazione. Tuttavia, se accettiamo la realtà reincarnazionista, per quale motivo dovremmo dimenticare le vite passate?”
“La risposta è già data in questa vita. Te la illustrerà una citazione di Jung (L'uomo e i suoi simboli):
<Per noi è normale e necessario dimenticare in questo modo, così che si possa far posto, nella mente conscia, alle idee e impressioni nuove. Se ciò non avvenisse, tutto quello che noi sperimentiamo resterebbe al di sopra della soglia della coscienza e la nostra mente cadrebbe preda di un intollerabile stato confusionale.>
La memoria di questa e di altre vite, comunque, non è persa, è solo nascosta alla tua mente conscia. E, oltre ad operare, sempre, sul piano subliminale, può anche riemergere in determinate condizioni.”
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