Maurits Cornelis Escher: "Concavo e Convesso"
L’Insegnamento tradizionale che, per sua natura, apre la via verso l’emancipazione delle coscienze nell’espressione più elevata dello spirito, inizia a presentare un sistema concettuale, così come avviene per qualsiasi altra forma di conoscenza del piano fenomenico. Questo non avviene perché il livello mentale sia quello appropriato alle necessità dello spirito, dimensione cui si rivolge una via iniziatica tradizionale, ma giacché il ricercatore, nei primi momenti del suo cammino è completamente identificato con la mente e i suoi pensieri. La Conoscenza, quindi, in realtà, inafferrabile con i soli limiti della mente, parla prima il linguaggio più adatto a chi ancora non abbia acquisito strumenti più raffinati di comprensione.
Di contro, una scuola iniziatica tradizionale utilizza lo strumento del “simbolo” come elemento di rottura della rigidità dei concetti, fondati su una logica meccanica che non può uscire dai parametri sui quali la mente opera. Il simbolo è un particolare “segno” linguistico non strutturato come il comune linguaggio. Quest’ultimo, che utilizziamo per comunicare, è fondato sull’unione del significante, supporto fisico del segno (l’insieme degli elementi fonetici e/o grafici) e il significato cui si riferisce, pur con tutte le sfumature che possano presentarsi. Per fare un esempio, la parola “cane”, in italiano, è un segno linguistico che ha, come significante, i quattro elementi fonetici e grafici “c-a-n-e” e come significato: un animale peloso a quattro zampe o il grilletto della pistola detto, appunto, “cane della pistola”. Potremmo approfondire in maniera molto articolata ciò che compete alla filosofia del linguaggio, ma, per ciò che interessa in questa riflessione, ci fermiamo a questo veloce accenno della linguistica generale, così come enunciata dal linguista Ferdinand de Saussure.
Quanto detto ci serva, quindi, per comprendere che il simbolo è strutturato in un modo diverso. Anch’esso ha un significante fatto di suoni e/o immagini, però il suo significato, ossia il contenuto cui quel particolare significante si riferisce, non è un semplice, rigido concetto, ma esso cambia in relazione al livello di comprensione del ricercatore, in base cioè alla consapevolezza acquisita nel suo lavoro iniziatico. Potremmo dire che il livello di svelamento in sé ottenuto dal ricercatore, apre più ampi spazi di significato del simbolo; e tale ottenimento favorisce i successivi sviluppi della consapevolezza.
Oltre a ciò, il lavoro sui simboli, sempre nell’ottica di alleggerire i rigidi confini logico-formali della mente, offre il raffinato impiego dell’analogia. Quest’ultima definisce il rapporto significativo tra più elementi del discorso o tra diversi fatti o oggetti, tanto da far dedurre un certo grado di somiglianza tra gli stessi. Penso di poter ben dire che la Qabalah ebraica, insegnamento esoterico nato all’interno della mistica ebraica, offra il più raffinato e potente sistema operativo sull’analogia, di là del contenuto metafisico che in essa si sviluppa, che ha, quest’ultimo, lo scopo di costruire un ponte tra l’assoluto Essere non duale, detto Ain Soft, e il mondo della manifestazione. Basti pensare che l’alfabeto ebraico, l’Alef Beit, è composto da un sistema di lettere che presenta, internamente alla singola lettera stessa, molteplici parti segniche. Il testo, in conseguenza di ciò, diventa una struttura complessa di significati che sviluppano una rete esponenziale di analogie le quali, partendo dal testo nella sua interezza e proseguendo tra i legami fra proposizioni e lettere, giunge fino agli elementi atomici della singola lettera.
Non è da tralasciare un’altra prerogativa del linguaggio simbolico. Il simbolo è il linguaggio dell’anima, ed evoca i contenuti subconsci depositati in ogni individuo. Questi ultimi possono essere di carattere personale, ossia elementi cristallizzati nel vissuto esperienziale di ciascuno, nella sua particolarità, o di natura universale, che è comune a tutta l’umanità. Che cosa significa evocare tali contenuti? Nel primo grande momento operativo, senza poter in questa sede approfondirne il tema, il ricercatore si trova a dover svuotare il subconscio di tali contenuti. Su un primo livello del lavoro spirituale, prima quindi di acquisire strumenti iniziatici più potenti e raffinati, il ricercatore può senz’altro utilizzare la forza evocativa del simbolo per entrare in contatto consapevole con tali contenuti, al fine di poter operare la loro soluzione.
In conclusione, in questa sintetica e non esauriente analisi dell’operazione sui simboli, possiamo comunque già affermare che il lavoro iniziatico, operato dagli apprendisti sul piano del simbolico, apre la rete neuronale a livelli sempre più espansi di comprensione.
Arriviamo ora al fulcro di questa riflessione. Come avviene anche per un diverso percorso spirituale, la via mistica, lunare, la preghiera è molto utile nel cammino, ma a un certo livello del percorso diventa un disturbo, così come sosteneva San Giovanni della Croce. Allo stesso modo, per ciò che riguarda la Via solare della Conoscenza, alla quale qui ci riferiamo, la comprensione concettuale, finanche sviluppata esotericamente, attraverso il simbolo e le sue analogie, è solo un utile e necessario momento iniziale.
Dopo aver afferrato l’essenza della Conoscenza con la mente, è necessario passare a strumenti più sofisticati. Ciò che si presenta subito dopo, per chi sia stato in grado di compiere il lavoro fin qui necessario, è l’intuizione. Il ricercatore deve, quindi, portare alla ragione le ali dell’intuizione, affinché possa elevarsi fino alle porte della realizzazione dell’Essere reale che è in sé. Il processo operativo necessario a tale compimento, che non si esaurisce con l’utilizzo dell’intuizione, non può essere comunque oggetto di una breve riflessione come la presente, ma il progetto di un reale lavoro iniziatico.
Molte volte, i ricercatori chiedono come si possa passare da una conoscenza filosofica, mentale, concettuale, a un reale riconoscimento della Realtà, momento in cui la Conoscenza diventa realmente efficace. Questo è il passaggio essenziale, senza il quale il filosofo non sarà mai il vero Amante della Conoscenza, ma un docente che può esprimere solo cultura spirituale.
Se questa riflessione è stata in grado di presentare con una certa chiarezza le necessità di una via spirituale tradizionale, anche se ci sono in questa breve trattazione molti “non detti”, sarà più chiaro come qualsiasi forma di scetticismo in merito non abbia alcun senso. Qualsiasi affermazione che voglia negare le possibilità che l’uomo ha di elevarsi al divino che è in lui, non ha alcuna possibilità di cogliere l’oggetto della sua critica, perché esso richiede un’esperienza diretta oltre la mente. Utilizzare il dubbio scettico come opposizione alle proprie umane possibilità spirituali sarebbe come voler cucire una seta raffinata con chiodi e martello o bere con forchetta e coltello.
L’accesso a tali esperienze, per tutti da sempre disponibile, è però possibile solo a chi presenti oggi in sé alcune essenziali qualificazioni, senza le quali è solo un inutile parlare.

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