(per questo, in pubblico, possiamo solo suscitare riflessioni, queste sì, e sollecitare l'urgenza della libertà)
Per quanto riguarda la via iniziatica, che porta alla più alta vetta della realizzazione, è necessario fare attenzione.
Ogni processo operativo, nella diversità iniziale e solo iniziale della pratica, comporta dei rischi.
Anche il più diretto e "innocuo", seppur estremamente glorioso, che non utilizza energie o potenze, ma la conoscenza della Realtà, richiede una particolare attenzione e serietà nella "riservatezza".
In quest'ultimo caso, iniziamo col comprendere, concettualmente, che l'intero Universo, dal fisico alle forme più elevate dello Spirito, è transitorio. È questa impermanenza che definisce l'illusorietà dell'intera Manifestazione Universale. Essa esiste realmente, non è un'illusione, un'allucinazione della mente, come potrebbero essere le corna di una lepre. Essendo tuttavia una realtà spazio-temporale, che ha un'inizio e una fine, non la possiamo considerare reale. La grande affermazione della Suprema Conoscenza è che in noi, in ogni forma manifesta, come nostra reale Identità, c'è un Essere eterno, che non è soggetto allo spazio e al tempo. Questo Essere, identico in tutti, pura consapevolezza e beatitudine senza fine, è la Fonte stessa di ogni forma: come per i vasi l'argilla. E tutti siamo "Quello".
Dove sta il rischio?
La necessità di apprendere l'illusorietà dell'Universo inizialmente col pensiero, di solito, non crea nessun problema. Questo se, e solo se, chi affronta questa conoscenza lo fa distrattamente e senza dare molto peso a quanto riceve. È la storia dei molti, che considerano queste affermazioni una filosofia come tante altre.
Per i ricercatori che vivono l'esperienza iniziatica di questo Eterno Sapere, la conoscenza concettuale già ha un impatto molto forte sul proprio modo di vedere la realtà. Potremmo dire che, in vero, si trasforma la nostra struttura neuronale. È una vera e propria iniziazione. È necessario quindi far seguire un lavoro interiore autentico, che porta a svelare, in più passaggi, quell'Essere infinito che noi tutti siamo.
Se questo non avviene, potrebbe sorgere il rischio di perdere la certezza della stabilità del mondo, senza però aver realizzato uno stato di consapevolezza che dona un'altra prospettiva, ossia: vedere che sotto l'apparenza dell'impermanenza, della sofferenza, della morte, della transitorietà di ogni esperienza desiderabile, c'è assoluta eterna bellezza, beatitudine e vita.
I veri ricercatori, tuttavia, che sono coloro che lasciano che i concetti trasformino la propria mente, sono gli stessi che, senza indugiare, si lanciano nel proprio mondo interiore e scoprono che tutto è eterna meraviglia, luce e colore.

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