lunedì 1 febbraio 2021

TENERE AL GUINZAGLIO L'ATTENZIONE



Lo scopo finale del cammino spirituale, nell'orizzonte universale, oltre l'idea particolare di religione, è riconoscere il divino che è in noi. Questa dimensione infinita ed eterna, identica in tutti, perché Una, nell'ultima realizzazione è riconosciuta essere la nostra vera identità. È scritto, detto e testimoniato nei millenni terrestri che lo svelamento avviene naturalmente quando è stabilizzato in noi il silenzio, in qualità e quantità. Questo significa rieducare la mente a pensare solo quando è necessario, sottoponendola alla sovranità della consapevolezza. Ordine che l'individuo ha perso, lasciando il dominio assoluto al pensiero e al pensare, senza alcun controllo. La disciplina che l'iniziato mantiene è rimanere all'interno nella presenza, pensando solo quando sia realmente necessario, senza comunque mai perdere la consapevolezza di essere il pensatore, e non i prodotti del pensiero. Come di contro avviene nell'io persona, che costruisce continuamente mondi illusori con la mente e li assume come reali. In questo processo verticale, verso la vetta della realizzazione, assume un'importanza fondamentale l'ATTENZIONE. Dove portiamo la nostra attenzione, lì ci troviamo anche noi, trasportati dal tappeto volante del pensiero. Di contro, per stabilizzare il silenzio, è necessario che la nostra attenzione rimanga sempre al centro, nella presenza, consapevoli del nostro essere. Questo è il motivo per cui le grandi tradizioni spirituali hanno informato sulla realtà illusoria del mondo-universo, perché impermanente e continuamente cangiante. È la comprensione della non realtà dell'intero universo che fa perdere l'interesse verso i suoi prodotti, che sono destinati, tutti, senza esclusioni, a inabissarsi nel nulla. Fin quando crederemo reale il mondo, saremo interessati ad esso e la nostra "attenzione" ci porterà sempre fuori, verso ciò che non è mai. Questa è l'alienazione, la "caduta" descritta nei miti. Lo scopo dello Spirito è riconoscersi eternità e beatitudine. Ciò significa ritrovare la propria divina centralità, in cui c'è solo vita e totalità, indipendente da tutto e da ciascuno. Da quel luogo, di gioia infinita e incausata, solo da quel luogo, è scritto, detto e testimoniato, è possibile fruire, liberi, dell'immensità dell'intero universo, coscienti della sua transitorietà. 

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