Di Bruce Pennington. In questo dipinto è rappresentato "Il Vegliardo degli antichi giorni", che parla agli atlantidei, prima della distruzione.
Quando entriamo nell'ambito della conoscenza esoterica, pur essendo rivolti alla propria realizzazione spirituale, ossia all'Essere Eterno, immutabile in noi, incontriamo inevitabilmente anche la fonte di un'informazione orizzontale (che riguarda il mondo, la forma che sempre cambia, il tempo, le relazioni). Da ciò apprendiamo come la storia conosciuta sia da riformulare nei suoi fondamenti.
È necessario quindi prendere in seria considerazione il fatto che la nostra civiltà sia l'ultima di altre comparse sul pianeta terra, molto più evolute nella scienza di quella attuale, che si sono auto distrutte per la mancanza di una adeguata, corrispondente crescita etica e spirituale.
In realtà, è ciò che ci avviciniamo a ripetere, per l'ennesima volta, ora.
Una dimensione superiore all'umanità, ogni volta che accadde l'evento finale, si premurò di porre al sicuro la saggezza, comunque presente, e i suoi testimoni.
I quali tramandarono la conoscenza alla civiltà successiva.
Uno di questi, reduce dalla fine della civiltà atlantidea, avvenuta circa 12000 anni A.C., testimoniò la conoscenza iniziatica nel bacino del mediterraneo, nell'antico Egitto. Una frase emblematica che pronunciò fu:
"È vero, è vero senza errore, è certo e verissimo.
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò
che è in basso, per fare il miracolo di una cosa sola."
Era considerato il dio egiziano Thot, conosciuto poi in grecia col nome del mitico Ermete Trismegisto, il "tre volte grandissimo", al quale venne attribuita la paternità delle conoscenze ermetiche degli autori successivi in età ellenistica.

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