domenica 8 gennaio 2017

SULL’ETICA ORIGINARIA E LA DANZA TRA IL BENE E IL MALE





Da millenni si dibatte sul significato del bene e del male e, soprattutto, sulle norme necessarie per vivere relazioni sane, rivolte alla felicità.

Tutti gli uomini vogliono essere felici…

Purtroppo, l’umanità, immersa nell’ignoranza e nell’inconsapevolezza, spesso ha confuso il concetto universale di felicità e l’ha svenduto per pochi denari, (a volte trenta), facendolo diventare “la mia personale felicità”, a tutti i costi, a discapito di chiunque ostacoli la sua particolare, privata ed egoica affermazione.

L’ignoranza, nella storia, ha “spesso” vinto.

Questo ha comportato un risultato nefasto sia per i deboli, che hanno subito le angherie di chi voleva affermare ad ogni costo i propri interessi, sia per questi ultimi, i quali non sapevano, e non sanno, che non può esistere felicità se questa non è condivisa, universale e per tutti.

Essendo il demonio, al momento, principe di questo mondo, per lo stesso è stato semplice suggerire agli uomini, che potevano continuare così, con perseveranza, nel terribile errore.

Nascono quindi molte forme relative dell'etica, dove tutto può essere il contrario di tutto.

In uno stato di relatività si può affermare anche un’etica nazista e, all’interno delle sue regole, urlare a gran voce che è giusto eliminare gli ebrei. Perché tutto è relativo. Ogni sistema si autogiustifica e trova il suo significato nell’idea che esso stesso ha prodotto.

Tutto questo è circolare e grottesco. Direi, che fa un po’ ridere…

È drammatico.

Per dirla tutta, sarebbe relativa anche un’etica che, per gli uomini di buon senso, si mostrasse giusta e universale se questa non fosse fondata su un Fondamento “originario”. Altrimenti, anch’essa, nel migliore dei casi, non potrebbe giustificare, verso qualsiasi altra forma, la sua verità.

Da ciò, sono nate millenarie guerre ideologiche che, a nome, spesso, di un Dio fasullo e antropomorfo, hanno cercato di affermare le proprie follie sulle altre.

“Dio lo vuole!”, “Dio è con noi!” e “bla, bla, bla!”. “Il nostro sistema è più giusto!”, “bla, bla, bla!”. “Questa è la forma politica, economica, sociale, bla, bla, più all’avanguardia!”. Ecc., ecc., ecc.

Come uscire da questa relatività? Qual è un “fondamento originario” su cui edificare un’etica universale, di là dal relativismo? Un’etica inattaccabile e inconfutabile, stabile ed eterna?

Il dilemma si scioglie se comprendiamo cosa sia un’etica originaria, l’unica e sola Etica originaria.

Questa è fondata sull’Essere, su ciò che realmente siamo. In poche parole è l’Etica che si costruisce sulla Realtà vera, immutabile, che ha il suo fondamento nella nostra Identità di pura consapevolezza e non su una realtà relativa e contingente, mutevole, legata alla storia particolare di ognuno, di un popolo intero, di una civiltà.

In noi è presente quel luogo divino, che si svela quando ogni forma particolare si è sciolta nel fuoco della consapevolezza. Quello che alla fine appare, come tramanda la Grande Tradizione universale, in tutte le sue forme, e come testimoniano tutti coloro che l'hanno realizzata, è una Coscienza unica, vera identità di tutti gli esseri, che è Dio; e proprio Quello siamo noi. Questa è la radice in cui sorge la comune Etica originaria. 

In conclusione, si pone una domanda fondamentale.

In quest’ottica, qual è il mezzo per comprendere cosa siano il bene e il male sul piano dell’unità universale?

Questo mezzo è la “consapevolezza”. Essa ci lancia verso l’Essere, in quella Realtà vera, quella più reale del re.

Possiamo, quindi, produrre una formula assoluta, in vero e in eterno; una proposizione che valga per tutti e per sempre. Qualcosa che fondi il bene e la felicità degli uomini sulla loro essenziale natura.

"Ciò che è diminuito dalla Consapevolezza è il male".

"Quello che è aumentato dalla Consapevolezza è il bene". 




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