Sono chiunque tu voglia, ma solo Uno. Io Sono; e lo sei anche tu.
sabato 14 gennaio 2017
La Realtà
Che cos’è la realtà?
Siamo soliti accettare il mondo che conosciamo nel nostro stato di veglia come la realtà. Oppure abbiamo una concezione di essa secondo le varie forme di conoscenza come, ad esempio, quella scientifica, l’arte, la religione, la filosofia.
Ci soffermiamo, in questo contesto, sul significato di realtà nei termini della Metafisica tradizionale, espressione del fine ultimo della conoscenza, la quale afferma che “esiste un’unica Coscienza, ed Essa è la nostra reale Identità”.
Cos’è quindi la realtà? Che cosa si può considerare reale e, quindi, vero?
È reale solo ciò che è sempre presente, eterno, assoluto. La Realtà è permanente, non subisce alcun cambiamento, all’infinito. Essa non ha né nascita né morte, non ha una causa precedente a sé, è immotivata, cioè, la sua natura non ha un perché. La Realtà è semplicemente ciò che è. Non dipende da nessuna cosa e da nessuno, ma tutto dipende dalla Realtà.
Solo ciò che è reale in questi termini può essere riconosciuto come vero.
È evidente, a questo punto, che questo significato di realtà coincide con la figura di Dio e, in termini metafisici, non ci riferiamo al Dio creatore ma all’Identità di assoluto Essere nella sua infinita possibilità.
La filosofia indiana chiarisce molto bene questa diversificazione. Essa pone due espressioni a specificazione di questa apparente diversità interna a Dio stesso.
La coscienza dell’Essere, di Dio, è sempre la stessa, ma la possiamo vedere in ciò che è realmente, in quanto Assoluto, l’“Uno-uno”, o nella sua espressione creatrice, come “Uno molti”, cioè quell’Uno da cui inizia una sequenza indefinita di numeri (la creazione).
Gli indiani, appunto, esprimono l’Assoluto con l’espressione Brahman nirguna, e la funzione creatrice dello stesso con Brahman saguna.
Brahman è l’assoluto Essere. Le connotazioni che associamo ad Esso sono così composte:
“guna” ha il significato di “attributi”;
“Nir-” significa “senza”;
Sa-, invece, ha il significato di “con”.
Nirguna vuol dire quindi “senza attributi” e saguna “con attributi”.
Il Brahman nirguna, ossia Brahman-senza-attributi, è l’Assoluto. Il Brahman-con-attributi è il Principio primo creatore, dal quale nasce l’intera Manifestazione Universale, cioè la creazione su tutti i suoi livelli, dal fisico allo spirituale più raffinato.
Quando parliamo della Realtà, nei termini della Metafisica, ci riferiamo al Brahman nirguna, l’Essere supremo.
Se è reale, vero, solo ciò che ha le caratteristiche dell’Assoluto, come dobbiamo considerare Brahman saguna e l’intera sua proiezione, che prende forma nella Manifestazione Universale? Per essere più chiari, la realtà in cui viviamo, se non può essere considerata vera, che cos’è? Come risolve questo dilemma la Metafisica tradizionale?
Essa afferma che è “non reale” tutto quello che è presente e esistente nel tempo. Non possiamo considerare come vero, quindi, tutto ciò che è limitato dal tempo, che ha un inizio e una fine, che è transitorio.
Questo non significa che la realtà in cui viviamo, nella sua continua impermanenza, non stia avvenendo realmente. Essa è una realtà, sta accadendo, ma è una realtà relativa, perché spazio-temporale.
Ciò che è accaduto non è più presente. Siamo noi che manteniamo un fatto passato nella nostra memoria, è un processo mentale, non un fatto reale. La stessa cosa vale per il futuro. Esso, mentre facciamo un nostro progetto, non esiste ancora, in questo momento non è ancora presente.
Da questo punto di vista è reale solo il presente. La realtà viaggia in un continuo presente. Ciò che era, ora non c’è più; ma, quando è accaduto, è accaduto in un momento presente. Quello che ancora deve avvenire, quando accadrà, sarà anche in questo caso un momento presente che adesso ancora non esiste.
È chiaro che, anche in questo senso, parliamo di un presente spazio-temporale ossia un presente che è l’espressione di fatti, esperienze, forme. Se vogliamo individuare la Realtà nel fluire del tempo, la dobbiamo comprendere come la presenza assoluta dell’eternità, dell’Essere che è il fondamento stesso dello spazio e del tempo. Esso è il sostrato informale di ogni possibile rappresentazione.
Brahman nirguna è sempre presente, in ogni momento e in ogni luogo manifesto, è il telo di fondo su cui l’intera rappresentazione del mondo dei nomi e delle forme si disegna. Potremmo dire, in una prima riflessione, che Brahman nirguna è la tela bianca, Brahman saguna è il pittore e la Manifestazione Universale è il disegno nelle sue molteplici rappresentazioni. Questa metafora è accettabile in un primo livello della riflessione. Un successivo momento di comprensione ci porta a capire che i tre momenti espressi (tela, pittore e pittura) in realtà sono sempre l’Assoluto, che viene visto dai nostri occhi limitati dallo spazio-tempo come momenti diversi, pur essendo Unità nella sua infinita possibilità espressiva.
Un esempio classico ci fa cogliere meglio quanto sto scrivendo. Mi riferisco alla metafora delle onde e dell’oceano.
Un’onda, dal suo punto di vista particolare, si percepisce come qualcosa di separato. Intorno a sé vede una molteplicità di altre onde. Ci sono onde più basse di essa, oppure più alte, c’è un’onda che fa la risacca e un’altra che si rompe in una schiuma scrosciante, ecc. Questa molteplicità è però apparente, se ci spostiamo dal punto di vista dell’oceano, che esprime la coscienza dell’Essere assoluto, dell’Unità coscienziale. L’oceano è cosciente che tutto è sé stesso. L’onda percepisce solo la sua particolarità, a causa dell’ignoranza circa la sua vera identità di essere essa stessa semplicemente l’oceano. Per l’oceano, che esprime il punto di vista della Metafisica, c’è solo esso stesso. Tutto è oceano, che ci siano o non ci siano onde. Così come esiste solo l’Essere con o senza una manifestazione in atto.
Ciò vuol dire che nella natura dell’Essere unico, non duale, c’è l’infinita possibilità di essere semplicemente o di esprimersi in qualsiasi forma possibile, in eterno. Il suo apparire nelle onde molteplici della creazione può avvenire oppure no. In assenza di manifestazione rimane l’Essere nella sua pienezza. L’Essere, quindi, è sempre presente. L’Essere è… ed è prima che ci sia una manifestazione. È presente mentre è in atto una manifestazione e sarà sempre presente quando non ci sarà più questa manifestazione. Esso è in eterno.
Perché tutto questo ci riguarda? Cosa ci può interessare del fatto che esista un Essere assoluto che è sempre presente, incausato, immutabile, e proprio per questo è l’unico vero, e c’è poi la nostra realtà relativa che a noi sembra così reale e vera? In Cosa può esserci utile un’affermazione di relatività nei confronti della realtà come noi la percepiamo se poi dobbiamo quotidianamente occuparci di essa come se fosse vera?
Dal punto di vista della Realtà, della Verità, esiste quindi un’unica coscienza che è l’Essere. Proprio perché è vera una sola coscienza, quella coscienza è la nostra reale Identità. Anche noi, quindi, siamo quest’unica coscienza, ma ne abbiamo persa la consapevolezza.
In quanto esseri particolari, ignoranti circa la nostra assolutezza, viviamo identificati con una forma particolare in mezzo ad altre forme particolari. Questa identificazione fa sì che, momentaneamente, in apparenza, subiamo i limiti e le difficoltà del “veicolo” col quale ci stiamo identificando. Nel nostro caso, ci crediamo di essere un corpo e una mente, che formano la nostra idea di ego, e in essi racchiudiamo la nostra identità percepita. Ci crediamo un’onda e non ci rendiamo conto di essere, tutti quanti, l’oceano stesso. Questa identificazione ci presenta le esperienze particolari che viviamo tutti i giorni. È come un sogno o un film che vediamo sullo schermo, pensando di essere noi gli interpreti.
La via che porta al “risveglio” della nostra reale Identità è quel cammino di liberazione dalla sofferenza e dallo stato di necessità. E questo “risveglio” può essere compiuto solo disidentificandoci dalle forme particolari per poi riconoscerci nella nostra Non duale Unità.
Vi propongo alcune citazioni a chiarimento di quanto detto sul concetto metafisico di realtà.
Dal testo “Tat Tvam Asi” – “Tu Sei Quello”, Raphael, Ed. Associazione Ecoculturale Parmenides.
“La Realtà dev’essere costante, identica a sé stessa, autodimostrabile, indivisibile, infinita, fuori del tempo-spazio e causalità”.
“Una realtà che oggi percepiamo e domani non percepiamo più non possiamo considerala Realtà assoluta”.
“La costante (la Realtà) è ciò che permane, è ciò che è, perché se dovesse avere una pur minima interruzione, un cangiamento o un divenire, allora non sarebbe costante (reale/vera) [parentesi nostre].
“Una Realtà è tale se non dipende da altre realtà. Se reputiamo valido questo enunciato, possiamo, con la spada del discernimento, rifiutare tutto ciò che non gli corrisponde”.
Max Planck (premio Nobel per la fisica), dal suo libro “Autobiografia scientifica”.
“… per me la ricerca di qualcosa di assoluto è lo scopo più nobile e più degno della scienza”.
“Tutto ciò che è relativo presuppone qualcosa di assoluto e ha un significato solo quando viene confrontato con qualche cosa di assoluto”.
Ramana Maharshi
“Lo stato sempre presente è lo stato naturale (reale)”. [parentesi nostre].
“Lo stato in cui la consapevolezza è stabile, anche quando si percepiscono oggetti, è chiamato lo stato naturale”.
“La mente che riposa nel Sé è nel suo stato naturale, ma le nostre menti dimorano invece negli oggetti esterni”.
“Nello stato naturale, attraverso il silenzio della mente libera da tutte le tendenze, il conoscitore conosce sé stesso in quanto tale, senza più dubbi”.
“L’errata identificazione con il corpo sorge perché siamo andati alla deriva deviando dal nostro stato naturale. Ma ora ci viene insegnato di abbandonare tutte le false idee, a ritornare alla sorgente e rimanere nel nostro stato naturale”.
“La Pace è la tua natura. L’oblio non coinvolge mai il Sé (l’assoluto in noi, la nostra identità reale, nella piena consapevolezza di ciò che siamo realmente). Ora il Sé è confuso con il non sé, e per questo parli di oblio del Sé, di mancanza di pace, e così via”. [parentesi nostre].
“L’oblio della vera natura è la vera morte, il suo ricordo è la vera nascita. … Allora hai la vita eterna. Come sorge il desiderio della vita eterna? Perché l’attuale stato è intollerabile. Perché? Perché non è la tua vera natura”.
“La felicità non si ottiene. La tua natura è felicità. La beatitudine non è l’acquisizione di qualcosa di nuovo. Tutto ciò che si deve fare è rimuovere l’infelicità”.
Poonja: “Il Vuoto che Danza”. Ed. Psiche 2.
“Io sono l’oceano, e ogni forma visibile
è un’onda che danza in me: questa è la conoscenza.
Quando le onde si alzano, l’oceano non perde nulla;
e quando le onde ricadono, l’oceano non guadagna nulla.
Come le onde giocano, così l’oceano gioca.
Io sono oceano, Io sono acqua, Io sono onda;
non c’è mai separazione tra acqua, oceano e onda!
Non ci sono diversità né turbamenti,
e nessuno che venga turbato.
Far emergere un ‘io’, o qualunque altro pensiero,
è far emergere un’onda.
L’acqua rimane acqua.
Lascia quindi che ogni cosa sia, poiché è il tuo stesso Sé.
Come il fiume sfocia nell’oceano,
dissolvi te stesso in ciò che sei:
felicità, beatitudine, Essere, universo.
Qui c’è solo consapevolezza.
Qui solo il Sé è.”
Domanda:
Da quello che intuisco, lo stato della Realtà, del Vero, dell’Essere non rappresentano un concetto filosofico fine a sé stesso, ma sono un reale stato della nostra coscienza, cioè qualcosa che possiamo vivere realmente. La domanda però è: “chi dice che tutto questo sia vero?” Perché dovremmo credere alla possibilità dell’uomo di essere il reale Assoluto, una coscienza unica di tutti gli esseri?
Risposta:
La Suprema Conoscenza Non Duale dell’Essere insegna che la Realtà è la nostra Identità reale, e proprio perché essa è il nostro stato reale, vero, naturale, è ciò che più di ogni altra esperienza possiamo vivere in noi.
Quando ci disidentifichiamo dalle forme particolari e ci riconosciamo l’Essere, l’oceano, quello stato è il punto d’arrivo di tutti gli esseri, di tutte le onde sparse nell’indefinito cosmo, quello che tradizionalmente è detto “Manifestazione Universale”.
Quando parliamo di Identità reale, stato descritto molto sinteticamente dal mantra indiano “Tat Tvam Asi” – “Tu Sei Quello”, affermiamo qualcosa che vale per lei, per me e per ogni ente particolare nella Manifestazione Universale. È la verità di tutti. Tutti siamo Quello, l’Assoluto. E lo stato dell’Essere, come si evince anche dalle citazioni presentate, non è un perdersi nel nulla oscuro, in piena assenza di consapevolezza di esistere. Questa è l’espressione dell’errore del nichilismo.
Lo stato dell’Essere, della Realtà, è piena esistenza assoluta e consapevolezza di esistere.
Dalla prospettiva del risveglio alla Verità, come testimonia la Tradizione, ci rendiamo conto di quanto siamo stati annebbiati come enti particolari. Nel momento dell’autoriconoscimento di essere la Realtà, comprendiamo di aver sognato nello stato di identificazione. In realtà, ci rendiamo conto di essere sempre stati l’Essere. Un po’ come accade quando ci svegliamo dal nostro sogno notturno e ci accorgiamo, ogni giorno, di aver sognato momentaneamente.
Immagini Ulisse che, dopo molti affanni e peregrinazioni nel mediterraneo, approda ad Itaca. Mi conceda ora una piccola modifica dell’epica omerica. Quindi, Ulisse torna ad Itaca, a casa sua. Si trova davanti al suo castello. E cosa fa. Emozionato, apre lentamente il portone, entra nelle mura, accede alla sua dimora. Lì c’è un camino acceso con un uomo di fronte, il quale, sereno, si riscalda sorseggiando una bevanda calda.
Ulisse, sfinito, si avvicina sempre più per vedere chi sia quell’uomo… E, ad un tratto, sente ritornare tutte le sue forze, la gioia riempie di colpo il suo cuore. In quel momento scopre di non essersi mai mosso dalla sua Reggia. Era proprio lui seduto di fronte al camino, nulla era mai accaduto, e nulla mai accadrà.
Questa è la storia di ognuno di noi, questo è il nostro momentaneo sogno esistenziale.
Ma lei mi chiedeva: perché credere a tutto questo?
Ci sono vari motivi per farlo.
Se mi concede una battuta iniziale, si può fare perché non costa nulla e nel cammino si accorgerà di essere sempre più libero e gioioso.
Proseguendo con la risposta, può considerare che questa Verità è stata affermata da tutte le grandi tradizioni nella storia, anche se è andata un po’ nel dimenticatoio. Gli uomini e le donne di molte culture ne hanno parlato e lo hanno fatto nello stesso modo.
La Realtà, nella sua assolutezza, è stata realizzata da sempre e ancora oggi è realizzata.
Devo essere sincero con lei. Può anche convincersi di queste prove ascoltate oppure no. Consideri, però, che lo stato coscienziale in cui avviene il riconoscimento di queste affermazioni si evidenzia quando ci sono determinate qualificazioni nell’aspirante, nel ricercatore. Le qualificazioni saranno una trattazione separata perché fondamentali per la comprensione dell’insegnamento metafisico. Le basti per ora sapere che un ricercatore qualificato a questa conoscenza non ha alcun dubbio circa la beltà delle affermazioni della stessa. La sua continua esperienza nella comprensione, darà poi sempre più valore a questa risonanza iniziale. E di questo, pur non avendo ancora realizzato la Conoscenza Suprema, le posso dare io stesso un’estesa testimonianza.
Il “dubbio scettico” è comunque frutto dell’identificazione con la mente discorsiva.
Nel silenzio non c’è più alcun dubbio, c’è pura comprensione.
In merito a ciò, le indico un articolo che ho scritto qualche tempo fa, dal titolo “Oltre la Fede, al di là del Dubbio”.
http://cavalierieidon.blogspot.com/2016/01/di-la-dalla-fede-oltre-il-dubbio.html?spref=bl
È una riflessione che riguarda la sua domanda. Penso che le potrà essere d’aiuto.
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CONOSCENZA
Danilo Semprini, di formazione filosofica, da molti anni studia e pratica la via iniziatica tradizionale, nell'orizzonte della sua universalità.
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