Chi affronta una via iniziatica tradizionale, spesso, si trova di fronte alla scelta di assumere come vere, in assoluto, le affermazioni della tradizione. L'iniziato non aderisce ad un dogma, ossia un’affermazione inverificabile, ma solo alle proposizioni che portino con sé un processo operativo; il quale, se messo in atto, consente a ciascuno di verificare personalmente quelle proposizioni stesse. L'iniziato, tuttavia, deve essere consapevole di quanto sia tentato dal prendere come vere le molte affermazioni della conoscenza tradizionale, solo perché sono da sempre tramandate e testimoniate da coloro che sostengono di averle verificate nel proprio lavoro. La stessa testimonianza, nondimeno, deve essere accolta con relatività. Non perché si debba mettere in dubbio colui che sostiene di aver verificato in sé la tradizione, ma perché esso stesso non può andare oltre la propria esperienza, della quale non è possibile tracciare un confine certo ed assoluto. Facciamo un esempio. Il fine ultimo della conoscenza, detto non dualismo, sostiene che la ricerca termina con la realizzazione di una coscienza una, identica in tutti, fuori dallo spazio, dal tempo, dal legame di causa ed effetto, e al di là delle forme, quindi, eterna, fondamento stesso della manifestazione. I ricercatori accettano questo come realtà, anche se da verificare. Nel momento stesso in cui ciò sia verificato da un ricercatore, divenendo esso stesso testimone, come potrebbe certificare che quello sia il finale della ricerca e che quello stato realizzativo sia eterno? Ovvero permanente e irreversibile? Qualsiasi realizzazione, per quanto sublime essa sia, non può uscire dal momento presente della sua esperienza e non può affermare qualcosa oltre l'esperienza stessa. Come si può affermare, quindi, che quello stato sia eterno e finale? Da questo punto di vista, un ricercatore può assumere un metodo da seguire con fiducia. E deve essere cosciente di avere tre riferimenti fondamentali che indicano la verità del suo cammino. Questi sono il concetto di libertà, consapevolezza e quello di gioia incausata, ossia autonoma e inattaccabile dagli eventi. Se ogni giorno facciamo esperienza dell'aumentare di questi tre segnavia, stiamo viaggiando nella giusta direzione. Qualsiasi altra affermazione conduce verso una deriva dogmatica e inverificabile. Per questo, possiamo affermare che “Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere”.

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