Definire e comprendere il concetto di "realtà" è un'operazione assai complessa.
Cos'è reale?
Per l'individuo, ogni sua esperienza è reale: "Sento caldo, freddo, ho paura, sono felice, sogno, creo, vedo, giudico, analizzo", ecc. La definiamo esperienza soggettiva.
Quando la stessa esperienza è condivisa con più individualità siamo indotti a pensare che si tratti di un'esperienza oggettiva, che riguarda la realtà concreta, ossia, che "è" al di là dello sperimentatore particolare. Tuttavia, anche in questo caso, la pluralità non può essere il fondamento del significato di realtà. L'esperienza condivisibile tra più soggetti confermerebbe, ad esempio, solo che gli esseri umani hanno le stesse possibilità di comprensione del mondo, sia sul piano percettivo, sia su quello logico della razionalità.
La domanda è: il soggetto ha la possibilità di svelare la realtà, in sé, oltre i suoi limiti individuali?
Per arrivare alla realtà, al di là quindi di chiunque possa farne esperienza, è necessario essere la realtà stessa, disidentificandosi dalla propria espressione soggettiva. Questa, che sembra una possibilità fantasiosa, in verità, è il fine ultimo della Suprema Conoscenza Spirituale. Gli alchimisti la chiamano "Grande Opera", i cabalisti Ain Sof, nel Vedanta Advaita è la realizzazione del Braman Nirguna, sono i Grandi Misteri dell'occidente, ecc.
Alcuni uomini pensano che questo sia possibile, altri affermano di averlo realizzato, la tradizione universale, nelle sue molteplici forme tramanda il processo operativo per compiere questa suprema realizzazione: è lo svelamento finale del motto classico "nosce te ipsum" (conosci te stesso).
È scritto e detto che il risultato di questo svelamento sia pura consapevolezza, eterna esistenza e gioia senza fine.
La Via è tracciata…
Si può percorrere oppure restare.
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