Con gioia e commozione ho visto mia figlia, che sembrava dormiente sui mesi di blocco dell'insegnamento, emozionata ed entusiasta di iniziare la prima media.
Nel vedere questa vitalità lanciata verso il futuro, è nato in me il sapore della tristezza. Ho assaggiato la dissonanza tra l'idea del futuro che hanno i nostri figli e ciò di cui sono cosciente io. Molti mi giudicano un pessimista; di contro, rispondo di essere solo più realista del re. Perché, ora, il loro futuro, non si è mai avverato. La speranza è l'ultima a morire, cambiando questo presente, riapriremo il loro avvenire.
Non so'… Tutto è possibile, ma, al momento, non vedo nulla di luminoso.
Quindi, sconfortato, ho letto nella mia mente il fallimento della nostra generazione.
Cosa abbiamo lasciato ai nostri figli?
Un pianeta ridotto a spazzatura, una democrazia illusoria, una libertà immaginaria schiacciata sul piacere inconsistente, del momento, che galleggia sulle fondamenta del "mercato". Ci siamo fatti manipolare, ci hanno convinti che noi, popolo, siamo la causa di ogni male. Abbiamo permesso ai cosiddetti "poteri forti" di uccidere la cultura, la vera libertà, il benessere, le costituzioni nazionali. Abbiamo concesso a pochi uomini di decidere tutto per noi, a loro beneficio. Ci siamo accontentati di sbavare, quasi tutti i giorni, davanti a poveri figli arricchiti che tirano calci al pallone, e abbiamo barattato la visione, gli ideali, la Storia, con quattro culi rifatti e plastificati.
Povera gioventù… In un mondo che ha globalizzato la povertà e omologato, spianato, la potenza creativa dei nuovi nati. La "lotta di classe", che avrebbe dovuto trasformare l'umanità delle tirannie e del manganello in un mondo evoluto, si è arenata nella dittatura invisibile e subdola della grande finanza dei pochi. E ci siamo fatti raggirare talmente bene, che riusciamo anche a "linciare" gli stessi che cercano di indicare i veri colpevoli di questo disastro. Abbiamo accettato che iniziasse la progettata terza deportazione di schiavi da quel meraviglioso continente africano, lasciando in pasto le sue regioni e le ricchezze allo "straniero", credendo che sia un fatto umanitario. Ci siamo venduti la salute a chi guadagna sui nostri mali. Potremmo fare un elenco interminabile di offese all'umanità…
Se di colpa dobbiamo parlare, però, senza dubbio siamo colpevoli di aver permesso tutto questo, di aver lasciato il mondo in mano a pochi, indegni uomini. I quali ci hanno detto che la povertà del terzo mondo sia colpa nostra. Omettendo di dire che, in realtà, le ricchezze che poche famiglie posseggono basterebbero a produrre benessere ed emancipazione per l'intero sistema solare.
Come disse uno degli uomini più ricchi del mondo, il novantenne Warren Buffet: "È in corso una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e stiamo vincendo".
Cosa abbiamo lasciato a questi figli?
Contraddicendo il succitato, non stiamo perdendo la guerra. Questa, caro Warren, non ti illudere, è solo una battaglia; la guerra è un'altra cosa. Tuttavia, per cambiare la sorte di questi amati figli, l'umanità deve svegliarsi dal sonno della coscienza.
Ad oggi, la nostra eredità, simbolo dei non volto e del bavaglio, è una bella mascherina colorata; poi, una cartella senza libri e… "dai, amore di mamma e di papà. Oggi, tutti a scuola!"
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